Lascia correre. È inutile forzare le cose

Spesso la peggior sciocchezza che possiamo commettere è proprio quella di forzare le situazioni.
Facciamo un esempio. Una moglie ha l'impressione che il marito non sia abbastanza aperto con lei. Non riesce mai a capire che cosa gli passa veramente per la testa. Non crede che la stia tradendo, solamente non riesce ad inquadrare a pieno il pensiero del marito. Ha l'impressione che qualcosa le sfugga. Così comincia ad indagare, a fare domande, a controllare il cellulare del marito e i suoi messaggini. Il marito avverte tale situazione e comincia una strategia difensiva e, invece di aprirsi, ovviamente si chiude di più in se stesso, perché si sente spiato. In breve si attua la cosa che più la moglie teme in assoluto: il marito comincia a stare sulla difensiva, a nascondere qualcosa!
È come la storia del contadino che credeva che il figlio del vicino gli avesse rubato l'ascia. Lo guardava con insistenza, lo spiava accuratamente.
Il ragazzo si muoveva come un ladro di asce, parlava come un ladro di asce, tutto ciò che faceva era sospetto. Poi il giorno dopo il contadino sospettoso ritrovò la propria ascia sepolta nel proprio campo e il figlio del vicino smise di parlare e camminare come un ladro di asce.
Il marito è realmente sfuggente oppure è stata la moglie a creare il problema con la propria insistenza?
Questo è un classico esempio di cosa significa creare un problema lì dove non esiste.
La soluzione tentata per scoprire la verità è essa stessa il problema.
Durante la giornata possiamo avere sbalzi di umore che sono naturali. Possiamo alternare momenti di fragilità a momenti in cui ci sentiamo maggiormente sicuri. Gli stati emotivi sono sempre labili e questa è una realtà di cui tener conto. Purtroppo quando non si ha una corretta visione della propria emotività non si percepiscono questi alti e bassi come qualcosa di normale e si cerca irrimediabilmente la ragione in una causa esterna precisa. Allora ogni comportamento di chi ci sta accanto può divenire sospetto, senza che ci siano prove concrete.
Il problema viene creato proprio quando cominciamo a forzare le situazioni.
Il marito non si confida abbastanza? Allora è meglio fare di più, spingere verso una soluzione che diventa essa stessa il motivo di contrasto.
La verità è che siamo vittime tutti quanti di una certa mentalità del buon senso, in cui, se non otteniamo qualcosa subito, allora dobbiamo fare necessariamente di più.
Così il genitore che vuole il meglio per i propri figli diventa martellante e oppressivo, cercando di applicare la regola del “più di prima”, ma per quanto faccia il figlio diventa sempre più ingestibile.
Il “più di prima” è una variante della “volontà intesa come sforzo”, non applicata solo a se stessi ma anche alle situazioni di vita in cui ci imbattiamo ogni giorno.
Può capitare nei momenti più disparati della giornata, anche quando l'emotività è stabile.

Forzare le cose non è mai una buona scelta, anche quando si tratta di realizzare una vendita. Infatti l'errore tipico del venditore inesperto è quello di cercare di vendere forzatamente il proprio prodotto, proprio alla persona che ha manifestato apertamente il proprio disinteresse.
Ma siccome il “grande venditore” crede che la sua bravura stia nel saper vendere scarpe ai delfini allora continuerà insistentemente la sua azione, credendo che il possibile cliente possa comprare per logorio.
Naturalmente non è così e si troverà molto spesso un muro davanti, una persona che da indifferente diviene addirittura ostile.
Un venditore siffatto non continua la sua attività, perché crea egli stesso la resistenza che incontra.
Anche una brava maestra può ritenere di dover forzare la mano con qualche bimbo che in classe non riesce a tener il passo dovuto con i compagni, ma più preme e meno risultati vede, generando frustrazione continua in se stessa e nel bimbo, che viene visto come “problematico” quando il problema non è detto che esista.

Ogni volta che noi cerchiamo di forzare le situazioni otteniamo proprio l'effetto opposto a quello che vorremmo.
Lo psicologo Paul Watzlawick studiò a lungo questi fenomeni e si rese conto che quando ci troviamo davanti a qualche presunto problema spesso esso è creato dalla tentata soluzione, non dalla realtà dei fatti.
Cadiamo del dualismo, nella contrapposizione degli opposti, come quando i parenti e gli amici di una persona, che attraversa un periodo difficile, cercano di tirarla su di morale forzosamente.
Ma i due opposti si toccano, si neutralizzano senza produrre risultato.
Infatti non può esistere l'allegria forzata, perché essa è un fenomeno assolutamente spontaneo.
Sarebbe come dire “sii spontaneo!”, che è una richiesta assurda.
Ma questo è proprio ciò che succede quando cerchiamo di forzare le cose nella nostra vita.
È come se ci imponessimo la spontaneità continuamente, ottenendo tutt'altro.
Allora cosa possiamo fare?
Possiamo imparare a lasciar correre le cose senza voler sempre intervenire, lasciando fluire gli avvenimenti, imparando ad osservare la realtà, nella consapevolezza che tutto ciò che vediamo e comprendiamo è filtrato tramite la nostra esperienza limitata e la nostra emotività labile.
Il nostro punto di vista si può ampliare solo quando impariamo ad osservare noi stessi, i nostri sentimenti, le nostre emozioni, come se guardassimo un film, in cui ci sono anche gli altri che interagiscono con noi. Con il tempo tale visione ci fa capire molte cose, cioè quando veramente intervenire e chiedere spiegazioni al marito, o come educare al meglio i figli.
I problemi sorgono quando cerchiamo di creare barriere, quando tentiamo di dare forma al fiume della vita. Ma il fiume è incontenibile e ogni opera di ingegneria atta a modificarlo è una violenza nel paesaggio.
Non si tratta di fatalismo, ma di “problem solving” nel senso più puro, cercando di evitare atteggiamenti estremi, perché gli opposti si toccano e non generano soluzioni.
La filosofia orientale lo ha compreso da millenni, superando il dualismo e l'ansia di classificare tutto come bello o brutto, giusto o sbagliato, bianco o nero.
Questo discorso, che sembra astratto e lontano dai problemi quotidiani, con il tempo, darà i suoi frutti, come li da il taoismo da più di tremila anni.
Verrà il momento in cui davanti ad un presunto problema saremo tentati di reagire rincarando la dose, cadendo nella tentazione del “più di prima”, più sforzo, più impegno.
Allora potrà essere di aiuto imparare a non forzare le situazioni e lasciare che prendano la loro piega, intervenendo solo quando è veramente indispensabile.

Le soluzioni arrivano spesso da sole e, come nel tiro con l'arco Zen, la freccia si lancia da sola e da sola raggiunge il bersaglio.

Amedeo Formisano

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