La mente rivolta agli “errori” è una mente che affonda

Stare sempre immersi nelle nostre debolezze significa vivere con uno sguardo ristretto, concentrato solo sul proprio piccolo mondo, senza accorgersi di nient'altro.
Immaginatevi di essere su di una barchetta piccola piccola che affonda perché si è aperta una falla. Cercate di tamponarla, di capire quando e come si aperta (sopratutto per colpa di chi), ma subito una nuova falla si apre, appena avete tappato quella precedente. Intanto la barchetta continua ad affondare e mentre vi date da fare come matti per tamponare la nuova falla altre ne compaiono, in gran numero.
L'affondamento è inevitabile e siete preda dell'angoscia. Tutto il vostro mondo affonda e vi sembra di non poter fare assolutamente nulla.
Ma nel colmo della disperazione alzate gli occhi e vi accorgete che la vostra barchetta è ancorata al molo del porto!
Basterebbe un piccolo passo, appena un saltino, per essere al sicuro.

A volte la situazione in cui si trova la maggior parte delle persone è quella di stare proprio nella barchetta che affonda, senza rendersi conto che le falle e l'acqua ci distraggono dal vedere le soluzioni a portata di mano.
Se, invece di concentrarci solo sui nostri problemi, riuscissimo ad individuare un modello da seguire allora potremmo avere il nostro porto sicuro, invece di passare anni a tappare falle che è inutile considerare.
Ecco che l'immagine nel monaco Zen, del vecchio saggio, ci viene in soccorso, non come modello da imitare in tutto ma come faro a cui tendere sempre, anche nei momenti belli.
Lo sguardo si apre soprattutto quando lo applichiamo nei momenti di serenità e di gioia, non solo quando cerchiamo salvezza nei momenti difficili.
La meta luminosa, il modello di riferimento, ci può accompagnare per tutto il nostro percorso di vita e aiutarci in ogni frangente, positivo o negativo.
Chi accetta di uscire dalla barca che affonda e di porre il piede sulla terra ferma accetta anche il cammino che c'è da fare per inoltrarsi verso un nuovo equilibrio, ogni giorno.
Non è un esercizio o una terapia continua, ma una nuova consapevolezza che spinge avanti, senza l'Io razionale e volitivo, in modo naturale.
Non c'è bersaglio da centrare perché il percorso stesso è la meta.
Anche il concetto di successo e insuccesso dipendono strettamente dal nostro punto di vista.
Non esiste la vittoria oggettiva, questo lo sa bene chi studia la storia Napoleonica, dove le vittorie spesso erano decretate a tavolino con un sapiente conteggio dei sopravvissuti o con la giusta campagna di “marketing”, come fu per la campagna d'Egitto di Napoleone (fu un disastro ma riuscì a rientrare da eroe in patria, avviando gli studi moderni sulle antichità egizie).
Quando il nostro bersaglio è troppo piccolo (oppure la nostra barca) l'insuccesso spesso è inevitabile.
Dipende solo da come noi consideriamo le cose.
È bene fare qualche precisazione sugli “errori”.
Gli errori servono.
Senza gli errori non esiste evoluzione, quindi sono preziosi.
Ma è bene ricordare che:
  • l'essere umano è imperfetto,
  • gli errori vanno analizzati e per questo sono lezione di vita,
  • non dobbiamo trasformarli in ruminazione, “rimuginazione” continua.
È proprio quando il cervello non riesce a staccarsi dal pensiero frequente e ossessivo sugli errori commessi che la visione si restringe e la mente si blocca e affonda.
La mente fissa sul passato è una mente impantanata nel fango.
...
Praticamente cosa dovremmo fare?
Per salire sul molo sicuro possiamo interrompere la mente giudicante.

Interrompere la mente giudicante!

Tutti quei giudizi creati negli anni, su noi stessi e gli altri, non servono a nulla. Sono solo zavorra.
Noi non siamo vittime della nostra vita. È inutile rimuginare sempre sul passato e sul “come poteva essere”.
Rimanere concentrati sugli errori commessi non ci porterà un centimetro verso l'equilibrio interno.
Se concentriamo invece l'attenzione sulla nostra vita emotiva scopriremo che esistono situazioni interne, meccanismi spesso automatici, che ci imprigionano in una realtà che non ci appartiene.
Non è una strada immediata e ci vuole applicazione, giorno dopo giorno, ma nella vita ogni grosso obiettivo richiede una certa applicazione. Anche le cose divertenti (come andare in bicicletta o giocare ad un videogame) necessitano di allenamento.
Applicazione non significa sacrificio o sforzo continuo.
Il bambino piccolo gioca tutta la giornata, vi imprime numerose energie, ma non pensa che sia un sacrificio, anzi...

Solo spostando il focus su di un modello più alto da seguire
troveremo la strada giusta senza sforzo.

Ricordate che il nostro nemico è la ricerca della perfezione, del controllo assoluto.
Spesso chi è preda del perfezionismo utilizza la parola “fallimento”.
Anche la pasta scotta diventa occasione di “fallimento” e figuraccia enorme.
Attenzione alle parole che usiamo. In esse c'è il nostro equilibrio.
Per gli antichi la parola era sacra, “generatrice di potere”.
Dovrebbe esserlo anche per noi.


Amedeo Formisano

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