Il fiume della consapevolezza che porta al benessere

Quando ci troviamo davanti a delle difficoltà, dal treno in ritardo fino ai problemi familiari e lavorativi, attribuiamo immancabilmente la colpa dei nostri stati emotivi agli eventi che li hanno causati.
Il capo mi ha guardato male? Sono preoccupato per quello!
Così passiamo il tempo a giudicarci, sentendoci male per i giudizi che emettiamo continuamente su noi stessi e sugli altri.
Siamo così presi dai nostri stati emotivi che siamo pronti a scattare come una molla difronte a chiunque. Ci comportiamo come bombe pronte a scoppiare e guai a chi si trova nei paraggi.
Soprattutto ci fa“incazzare” chi ci chiede di stare calmi.
Chi si trova in uno stato alterato non può assumere immediatamente una condizione di equilibrio, ma può immediatamente dire a se stesso:
Fermati e pensa!
Fermati e pensa!
Fermati e pensa!
Perché ricordate che noi abbiamo SEMPRE il potere di smontare la situazione pericolosa in noi e di trovare la giusta via.
Bisogna spostare immediatamente l'attenzione su di un comando interno chiaro, che ci faccia riflettere, piuttosto che orientarsi verso una calma presunta che non può immediatamente arrivare.

Appena l'onda emotiva passa possiamo cominciare a razionalizzare meglio e allora ci accorgiamo che gli eventi non nascono senza ragione.
Spesso siamo coinvolti in una situazione che si è venuta a creare da sé.
Non abbiamo colpa.
Magari il capo non sta guardando male voi in particolare, ma sta guardando male chiunque, quel giorno lì.
Avrà dormito male, oppure avrà avuto un contrattempo. Le ragione possono essere molte e sono TUTTE al di furori della nostra possibilità di analisi.
Se avessimo la possibilità di rivedere la scena al rallentatore, magari da un punto di vista esterno, come in un film, ci accorgeremo che è la situazione che detta legge, non noi.
Sono quelle che possiamo definire “situazioni esterne”
...
Abbiamo già dimostrato che esistono meccanismi chiari e precisi che possono generare lo scontro fra due persone. É la cosiddetta formula G (Le trappole della comunicazione: i “Giochi”: parte 1), che spiega in modo quasi matematico perché una semplice richiesta di confronto o di aiuto si possa trasformare in uno scontro acceso.
È una situazione che vede i due protagonisti “incolpevoli” cadere in un “tornaconto” che li rende tutti e due sconfitti emotivamente.

Anche al livello emotivo possiamo parlare di “situazioni interne”, per cui lo Stress si scatena come reazione automatica davanti ad uno stimolo.
Il capo mi guarda male, io confronto tale sensazione con altre che sono memorizzate nel mio sistema limbico del cervello (la parte dove sono memorizzate le esperienze fortemente emotive). Tale segnale manda un messaggio di reazione spropositato, come se un giaguaro mi stesse per saltare addosso e mi fa cadere vittima del “combatti o fuggi”, un meccanismo cerebrale di sopravvivenza che esclude di fatto il cervello raziocinante.
Io credo di pensare, ma sono vittima di un rapimento emotivo, in cui la parte razionale si è volatilizzata.

E con questo?
La maggior parte di ciò che ci succede dipende da “situazioni esterne ed interne” che sono al di là della nostra possibilità di razionalizzazione.
Sono eventi che possiamo naturalmente comprendere solo se ne accettiamo la natura, senza fissarci sulla causa contingente.
Significa ampliare lo sguardo passando dal giudizio alla consapevolezza che siamo parte di una serie di meccanismi di cui possiamo essere solo osservatori.
Questo non significa che non abbiamo alcun controllo sulle cose che ci succedono o che non possiamo dominare i nostri istinti, anzi è il contrario.
Significa che l'osservare con sguardo nuovo ciò che ci succede dentro e fuori ci fornisce finalmente quegli strumenti che cercavamo da tempo.
La possibilità dell'equilibrio emotivo.

Molta crescita personale secondo me esagera quando enfatizza troppo sul tasto del potere e della volontà (se vuoi veramente qualcosa la otterrai perché volere è potere e così via dicendo).
È una enfatizzazione eccessiva della smania di controllo, proprio quella cosa di cui ogni persona sana dovrebbe fare a meno.

Più voglio il “controllo” di tutto meno ne avrò!
È una regola da cui non si scappa.
Si può giungere alla soluzione, (convivere con l'Ansia positiva e un certo stato di Stress accettabile) senza dover utilizzare per forza il “controllo”.
Noi occidentali abbiamo la smania del controllo e ci dimentichiamo che dovrebbe essere importante solo il benessere emotivo.
...
Imparare a guardare il flusso degli avvenimenti, delle emozioni, ci può aiutare ad affrontare in modo sereno e fattivo la vita in ogni suo aspetto.
Immaginate un grande fiume che scorre, con i suoi flutti turbolenti. In alcuni tratti ci sono delle rocce emergenti, aguzze e pericolose. I tronchi che vi sbattono sopra, portati dall'acqua, vanno in mille pezzi.
Quelli che assecondano la corrente arrivano alla foce, interi e incolumi.
Il fiume è una rappresentazione dei nostri stati emotivi profondi.
Dall'inconscio ci arrivano migliaia di pensieri al giorno, fra i più disparati.
Pensieri alti e bassi, nobili e meschini. È il flusso dell'inconscio che non si può né si deve spegnere. È importante che nella nostra giornata ci sia la parte razionale del nostro Io che si alterna con la parte caotica dell'inconscio, che emerge nella rilassatezza del sonno.
La natura ha già equilibrato saggiamente queste due componenti assegnando sedici ore alla razionalità conscia e otto ore alla realtà inconscia. Ma ci devono essere tutte e due.
Il fiume delle emozioni è qualcosa che naturalmente trova il suo sfogo.
O lo accettiamo con la parte conscia o esso troverà il modo di rompere gli argini e farsi largo nella vita sotto forma di Ansia e di Stress.

Accettare il fiume significa fare il primo passo
verso la consapevolezza.

Ma se tutto dipende da “situazioni esterne ed interne” di cui non abbiamo colpa, allora siamo dei burattini senza possibilità di intervento?
No, non siamo burattini.
C'è sempre il libero arbitrio.
Possiamo sempre decidere di affrontare lo sguardo del nostro capo senza sentirci vittime.
Accettare i nostri stati emotivi non significa decidere di rimanere schiavi degli impulsi più sordidi.
Possiamo decidere di migliorare veramente la nostra vita assumendoci la responsabilità dei nostri stati emotivi, accettando lo sguardo verso le nostre emozioni, senza giudizi.
Insomma, ognuno di noi può decidere se essere vittima o protagonista della propria vita accettando il fatto che gli eventi che ci accadono sono solo alibi.
Il nostro stato mentale dipende esclusivamente da noi.
Ma allora se ho l'Ansia è colpa mia?
Non esiste colpa nell'Ansia perché è un messaggio del profondo, una benedizione quasi. È una parte dell'inconscio che vuole emergere. Quindi non c'è colpa.
Chi si rende conto della propria Ansia, e accetta il messaggio che porta, comincia un vero percorso di crescita che lo porterà alla realizzazione piena di se stesso.
La sofferenza ha un significato profondo, perché ci fa evolvere.
C'è chi dalla sofferenza ne esce incattivito (perché è inconsapevole delle situazioni esterne e interne) e chi ne esce rafforzato, migliore.
In questo consiste il libero arbitrio, perciò domandiamoci:
passerò il resto della mia vita rimuginando sui miei problemi oppure accetterò di cambiare punto di vista?

Amedeo Formisano

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