Ansia e Stress: il potere distruttivo dell'ingerenza

Un classico segnale di forte Ansia e stress è rivelato dall'ingerenza:
una necessità continua di intervento nella vita delle persone vicine, intromettendosi in fatti che non dovrebbero assolutamente interessare.

Avete mai visto Desperate Housewives, le cosiddette casalinghe disperate?
Bene, le quattro protagoniste sono affette in varie forme da una sindrome acuta di stress.
Meno male che non tutte le casalinghe del mondo sono così.
Ricordiamoci che è un telefilm, pieno di esagerazioni e colpi di scena atti a divertire il pubblico, ma che possiede un notevole livello psicologico e ci permette di riconoscere momenti di Ansia e stress che accomunano veramente tutti, uomini e donne. Altro che casalinghe disperate.
Ci sono manager che sono molto peggio!
Soprattutto due delle protagoniste rivelano una necessità imbarazzante di intervento e controllo sulle vite degli altri:
Susan Mayer e Bree Van de Kamp, rispettivamente l'illustratrice di libri per bambini e la cuoca e perfetta donna di casa, che diventerà creatrice di libri per cucina e imprenditrice di successo.
A modo loro, e con risultati a volte molto divertenti, devono imporre la propria volontà agli altri, sentono la necessità incontrollabile di intervenire nelle vite dei figli e delle amiche.
Ognuno di noi ha sperimentato in prima persona, prima o poi, tali situazioni.
La persona ingerente pensa di fare del bene, sente dentro di sé un forte dovere morale, che letteralmente le “impone” il passaggio all'azione.
Non scordiamo che spesso i motivi che portano allo stress non sono fasulli. Ci sono delle situazioni che oggettivamente possono richiedere la nostra attenzione ed intervento. Lo stress è uno strumento mentale che incita all'azione per la sopravvivenza.
Il problema è che questi segnali spesso vengono travisati e ingigantiti dal sistema limbico e dall'amigdala, due strutture del cervello, che possono trasmettere un segnale di pericolo estremo anche in situazioni in cui non esiste. Esse mandano alla corteccia cerebrale segnali di pericolo estremi, come se fossimo inseguiti dai leoni e quindi in noi scatta una condizione di allarme prossima al “combatti o fuggi”.
Ecco perché una semplice telefonata o discussione, un evento importante ma non catastrofico, diventano occasioni di battaglia e ingerenza.
Passiamo allo stato “Conan il barbaro” in due secondi, senza che la parte razionale possa intervenire.
Il nostro pensiero cosciente incespica in un meccanismo perverso che tende a prendere il predominio, così la testa parte con il pilota automatico.
Ma la cosa peggiore è che crediamo di pensare!
Crediamo veramente che le decisioni che ci spingono all'azione siano reali, motivate e oggettive. Ma non è così.
Sotto la spinta dello stress la nostra capacità di valutare gli eventi è fortemente compromessa e tutte le decisioni prese nell'impulsività non sempre danno i risultati sperati, anzi.
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In un episodio della quinta stagione di Desperate Housewives Susan cercava a tutti i costi di far entrare in una prestigiosa scuola il suo bambino.
Ma, siccome la retta era molto alta, chiese aiuto all'ex marito, Mike Delfino di professione idraulico, che voleva aiutarla, ma non riusciva a racimolare i soldi necessari. Poi Susan notò al collo della nuova compagna di Mike una bella collana di perle, apparentemente costose.
La mente di Susan ne fu sconvolta.
Pensò (o credette di pensare) che il suo ex le avesse mentito.
Il ragionamento sinteticamente era questo: il padre di mio figlio mi ha mentito e sperpera soldi con la propria amante, distruggendo la vita futura dei nostro figlio. Ingiustizia e catastrofe! Tutto ciò richiede vendetta!
Praticamente avviò un pensiero 2+2=5.
Senza rendersene conto si proiettò in casa della compagna del suo ex, arraffando la collana di perle, come se fosse sua, riappropriandosi del presunto “mal tolto”.
Pensate che sia una esagerazione televisiva?
Quante volte ci imbarchiamo in azioni di cui poi vergogniamo amaramente? Che peso avrà tutto questo sulla nostra Autostima?
Purtroppo nella vita reale succede anche di peggio e i telegiornali ce lo rivelano ogni giorno.
...
Altre persone sono malate di interventismo sociale, che nulla ha a che vedere con l'ambientalismo o lotta contro la vivisezione (due cause giuste).
L'interventismo di cui parlo è quello che si nota nelle sedute di condominio, in cui spesso scatta la “crociata” per le fioriere, gli animali domestici, le servitù di passaggio e i terrazzi. Tutte cose che solo marginalmente interessano i condomini. Ma puntualmente emerge in seduta una persona che impone la propria marcia per la libertà, per i diritti (forse i suoi, ma non è detto), per affermare le proprie idee senza che queste vengano richieste.
Sono i “passionari”, coloro che vivono una vita straziante, piena di cause perse e di crociate che il “mondo cattivo” non vuole comprendere.
Quanto stress si nasconde in queste persone?
Moltissimo, ma non ne hanno coscienza.
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L'altra amica di Susan Mayer, Bree Van de Kamp, è affetta da una volontà di controllo “totale”, sulla propria vita e su quella dei propri cari.
Tutto “deve” assolutamente essere perfetto, inquadrato e inserito in un ordine ferreo, il proprio ordine!
Naturalmente le cose non vanno MAI come lei vorrebbe.
I familiari diffidano di lei, le amiche a volte la criticano aspramente, il primo marito ci ha lasciato le penne e i figli hanno preso apertamente le distanze, cercando una via di scampo alla routine giornaliera “perfetta” in cui erano incasellati.
Apparentemente la vita di Bree è perfetta, impeccabile, una casa pulitissima e piena di buon gusto, ma assolutamente priva di felicità.
Bree questo l'avverte e non se ne fa una ragione.
Avverte se stessa come “sbagliata”, a volte “cattiva”.
È piena di giudizi sferzanti sugli altri perché è impietosa soprattutto con se stessa!
Bree direbbe a se stessa che è “una donna che non si ama”.

Quando ci diciamo cose del genere stiamo cadendo nella palude stagnante dei giudizi, della ruminazione continua, dell'autocommiserazione.

Ripeterci che “dovremmo amarci di più” non ci serve a nulla.
Sono proprio parole killer come “dovere” che ci danneggiano tantissimo.
È assurdo pensare che tutto il mondo debba essere assolutamente come noi vogliamo che sia!
Le cose vanno come devono andare, al di là di cosa noi pensiamo.
Se imparassimo a rispettare la corrente delle vita e delle emozioni allora potremmo realmente capire cosa fare.
Il problema è questo:
manca la consapevolezza dei nostri stati emotivi.
Le persone si fanno travolgere dall'onda senza conoscerne la natura.

Anche il quadro più bello è pieno di imperfezioni se visto da vicino.
L'essere umano va osservato in lontananza, proprio come un quadro. Anche noi stessi ci dovremmo osservare ad una certa distanza, in prospettiva, senza guardare le macchie o i difetti che inevitabilmente ci saranno.
Ogni cosa ha qualche difetto. Perché noi dovremmo esserne esenti?

Ascoltare la propria emotività significa accettarla senza giudizio, spegnendo la mente giudicante e razionale che ci spinge a valutazioni inappropriate.
Il cosiddetto pensiero razionale sapete cosa fa?
  • Crede di sapere chi e cosa siete
  • giudica
  • rimugina
ma non vi porta un centimetro verso la consapevolezza.

Quando Ansia e lo stress ci vengono a trovare cerchiamo di guardarli per quello che sono: meccanismi e segnali portatori di un messaggio di salvezza.
Caro stress, qual'è il messaggio che mi porti?
Cara Ansia, qual'è il messaggio che mi porti?
Concentriamoci su questo e la pressione tenderà a sparire.

Susan Mayer e Bree Van de Kamp sono personaggi di fantasia, ma noi no e non possiamo permetterci di continuare a comportarci come se lo fossimo.
Solo cambiando il punto di vista potremo aprire la mente ad altre intelligenze che abbiamo sacrificato sull'altare del raziocinio.
Non c'è colpa in noi o fuori di noi, c'è solo l'ignoranza dei nostri stati emotivi.

Amedeo Formisano

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