Riscopri la tua natura profonda

Carlo mi scrive e mi domanda come può integrare meglio le sue competenze di vendita per raggiungere meglio i propri obiettivi di lavoro.
Ho seguito un corso di PNL per la vendita e vorrei seguire anche un corso per il linguaggio corporeo e uno di public speaking. Cosa mi consigli?”
Certamente esistono corsi che preparano i professionisti al meglio, anche per memorizzare cataloghi di prodotti o liste da presentare ai clienti.
Internet è piena di corsi del genere, alcuni anche molto validi.
Ma la domanda che vorrei fare a Carlo (e che pongo anche a tutti i miei lettori del blog) è questa:
ma sei veramente sicuro che tutto ciò rappresenti la tua vera natura?
Perché dalla mail che mi manda traspare un'ansia di raggiungere faticosamente e rapidamente una crescita personale forzata, basata sulla tecnica, sullo sforzo di volontà, sulla voglia anche legittima di successo. Ma Carlo, al livello profondo, si identifica veramente nel proprio lavoro?
Oppure lo sta vivendo con ansia?
Il lavoro di Carlo lo rappresenta nel profondo o è qualcosa che si sovrappone alla sua psiche, soffocandola?
Molte persone non percepiscono il livello di ansia che si trova dietro molta crescita personale vissuta con superficialità.
Spesso, anche il professionista migliore, si trincera dietro uno schermo di tecnicismi, alla ricerca di soluzioni impossibili, senza chiedersi se la strada intrapresa sia quella che veramente vuole la propria natura.
Siamo un poco tutti vittime dell'idea che “valiamo solo per quel che produciamo”, quindi gli obiettivi da raggiungere vengono ricoperti di significati che non hanno.
Nascondono, in alcuni casi, un'insicurezza, una volontà di affermazione come rivalsa rispetto alla vita e agli altri, non una sana necessità tecnica.
La parola “tecnica” è un concetto micidiale.
Ormai pensiamo di poter risolvere tutto tramite l'opportuna tecnica.
È come voler risolvere tutto con le medicine.
Significa demandare la soluzione ad un qualcos'altro che è fuori di noi, esterno e perciò apparentemente affidabile, piuttosto di accettare che la soluzione possibile possa trovarsi dentro di noi, nel profondo.
Significa non credere in noi stessi e non voler accettare la propria poca autostima.
Quindi cerchiamo forzatamente di farci valere in una professione che magari odiamo, o che ci fa sentire continuamente inadeguati, cercando l'ultima tecnica alla moda o il trucco che possa portarci ai risultati che altri ci hanno messo in testa.
Cerchiamo di conformarci disperatamente ad un'immagine che spesso non è nostra.
Carlo, qual'è la tua vera natura profonda?
Questa è la domanda da porsi.
La nostra vera natura è qualcosa che scaturisce nel tempo e naturalmente se accettiamo di ascoltare veramente cosa ci dice il nostro corpo o la nostra anima profonda.
C'è una parte sconosciuta in noi che ci manda continuamente dei segnali, che si concretizzano in tensione, ansia, attacchi di panico, nel peggiore dei casi. Con Paolofabrizio De Luca ci confrontiamo continuamente con questi temi durante i nostri corsi.
Professionisti di tutte le età fanno lavori che sembrano anche di successo. Sembrano avere tutto, una bella famiglia, una carriera promettente. Tutto sembra congelato in una immagine di perfezione.
Poi arriva l'ansia e tutto si rompe, l'immagine fittizia, costruita in anni di sforzo e tecnica, si incrina, perché l'anima ci chiama a ben altro.
Tutta la letteratura psicologica è piena di casi del genere.
Se tutto è perfetto allora cosa è successo?
Carlo dovrebbe domandarsi se dietro tutta questa voglia di tecnica (legittima, sia chiaro) non si nasconde anche una profonda inquietudine, una tensione irrisolta, un'ansia che gli vuole portare un messaggio.
Carlo nella sua lettera sembra molto sicuro di sé, delle sue motivazioni, di cosa lo spinge.
Personalmente so per esperienza che più ci sentiamo “graniticamente” sicuri di qualcosa più cadiamo nell'errore.
Non per niente il vero saggio è colui che sa di non sapere.
Invece la mente giudicante è sempre piena di definizioni e le definizioni sono trappole per il cervello. Ci limitano la visuale senza offrirci una strada efficace.
Quando Raffaele Morelli dice:
Io non sono qui, non sono questo” ci sta ricordando che la nostra reale natura ci è sconosciuta, che l'immagine fittizia che abbiamo di noi stessi è un'illusione, che la nostra identità profonda vorrebbe parlarci, ma rimane inascoltata.
Siamo presi da una voglia mal compresa di “razionalità” che trascura la vera logica delle cose.
Il nostro inconscio è troppo profondo per poter essere compreso e imbrigliato.
Allora cosa possiamo fare in concreto?
Dico sinceramente a Carlo (e a tutti i miei lettori) che la psicologia (e anche la filosofia) ha già compreso da molto tempo che più cerchiamo il controllo e meno ne avremo.
Più cerchiamo il controllo della nostra vita e meno ne avremo.
La pianificazione deve nascere spontanea, giorno per giorno in base alle necessità che si presentano, per cui se Carlo avrà la necessità di dover parlare in pubblico allora troverà utile qualche libro o qualche corso, ma se lo fa solo per essere il “numero uno”, allora sarà meglio domandarsi:
perché devo essere proprio il numero uno?
Il numero due o tre non è accettabile?
Perché devo?
Albert Ellis era sempre alla ricerca delle “doverizzazioni” nei suoi pazienti, perché erano la trappola che calava sulla psiche.
Quando il “dovere” si affaccia nei nostri ragionamenti allora la nostra visione si allontana dal vero, dalla nostra natura profonda.
Se fai il corso di linguaggio corporeo e scopri che tua moglie ti tradisce, allora cosa fai?
È questo il punto, a cui la tecnica da sola non sa rispondere.
Se non si è lavorati su se stessi e non si sanno affrontare i propri stati emotivi allora la situazione può diventare pericolosa.
È per questo che prima del corso ognuno dovrebbe fare un piccolo esame di coscienza e domandarsi: perché lo voglio seguire?
  • Per sentirmi più sicuro?
  • Voglio più potere?
  • Non mi fido del prossimo?
  • Mi sento intimamente inadeguato?
  • Sento che l'insicurezza sta prendendo piede e voglio controllare la mia vita?
Ecco che dietro queste domande si nasconde la vera essenza di molti studi:
la ricerca di potere al posto di una sana autostima.
Mettersi in discussione è difficile, alcuni attivano delle resistenze profonde perché non possono accettare di essere bisognosi di aiuto, di iniziare un percorso di rinnovamento profondo, che tenga conto di ciò che l'ansia sta mandando come messaggio.
Ma la nostra interiorità la sa lunga e quando è pronta essa finalmente avverte in maniera naturale il proprio percorso da fare.
Anche le decisioni più difficili trovano le soluzioni in un batter di ciglio, perché sono state maturate nel profondo, per mesi o anni.
È questa la radice della motivazione che porta al cambiamento, non inteso come imposizione esterna ma come trasformazione che viene dall'interno.
È una strada che vale la pena di percorre, così Carlo (e chiunque la voglia percorrere) saprà subito quali sono le scelte giuste che portano il vero equilibrio interiore (e anche i maggiori benefici per il lavoro).
Lasciamo fare all'ansia il suo lavoro ed essa ci porterà buone notizie.
A patto che accettiamo di lavorare onestamente su noi stessi, sulla nostra emotività, sulle nostre paure, sulla nostra Autostima.
Il bruco si trasforma in farfalla con naturalezza, seguendo la propria natura, senza che gli venga imposto nulla dall'esterno.

Amedeo Formisano


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