L'ansia di correre sempre...

Uno dei problemi maggiori del mondo moderno è la corsa continua che avvertiamo nelle nostre giornate lavorative e non.

Ci sentiamo come criceti sulla ruota che gira, presi nella folle corsa al successo che gli inglesi chiamano “rat race” (la corsa al successo).

Il guaio è che corriamo anche per le cose normali, per la comune sopravvivenza, altro che corsa al successo!

Pensiamo di correre per dei motivi validi... per ragioni reali... e non è così!



Noi non corriamo per ragioni reali!



È la verità più difficile da digerire e che ci sembra incredibile, eppure è proprio così.



Per capire questo semplice concetto vi parlerò di un regista molto conosciuto, Woody Allen, il complessato nevrotico più famoso di Hollywood, che in decine di film ci ha fatto divertire con le proprie fobie, perché rispecchiano le nostre.

Il grande Woody, in un suo bel libro di interviste (Woody Allen, Conversazioni con me stesso e tutto il resto, ed. Bompiani 2010) rivela particolari molto interessanti sulla sua vita lavorativa e parla del montaggio del film “Prendi i soldi e scappa” (come vedete anche il titolo allude al tema del post).

Per il montaggio definitivo si fece aiutare da un montatore professionista di nome Ralph Rosemblum, con cui monterà in seguito altri bellissimi film (Il dittatore dello stato libero di Bananas e Il dormiglione).

Ralph riuscì a salvare il film perché mancava di unità, con episodi staccati che non si legavano bene insieme.

Allen imparò moltissimo da Rosemblum eppure c'era una cosa che lo urtava fortemente: Ralph a mezzogiorno staccava e faceva pranzo!

Penserete “beh...che c'è di male”?

Il problema è che non sapete cosa sia un regista mentre monta il suo film.

La maggior parte dei registi arriva al montaggio quasi con la bava alla bocca. È nel montaggio che nasce il film realmente, non prima.

Si pianifica il tutto spesso per anni e anni. Richard Donner (la serie di Arma Letale) per fare un film ci metteva più o meno due anni, mentre il grande Stanley Kubrick (2001 Odissea nello spazio, Shinning, Arancia meccanica) impiegava quasi sette anni per realizzare tutti i passaggi, dallo script alle riprese.

Un film appena girato si presenta in un caos formidabile, fatto di rulli e rulli di girato in pellicola (una volta) o di interi hard disk pieni di spezzoni digitali (ora). È solo nel montaggio che gli anni di duro lavoro cominciano a prendere forma e a diventare un vero film, con una trama definita e una veste coerente e presentabile. È la prova del fuoco, in cui si capisce se tutto il lavoro svolto regge oppure è destinato al fallimento.

Dai primi montaggi poi si passa ai test di proiezione con il primo pubblico per vedere se c'è da correggere qualcosa. Insomma un lavoro veramente duro.

Naturalmente il regista arriva pieno di tensione al momento del montaggio, carico di aspettative sue e del produttore che non vede l'ora di capire in che modo ha investito i propri soldi.

Ecco perché alcuni registi si chiudono per settimane in sala di montaggio, quasi senza dormire, montando e rimontando tutto a ritmo frenetico, annullando pranzo e cena, sopprimendo le ore di sonno, portando il montatore quasi al parossismo.

Invece Ralph, da vero professionista qual'era, non cadeva nel tranello.

A mezzogiorno andava a pranzo, interrompendo quello che stava facendo, perché la vita è importante, la salute è fondamentale e quindi ogni cosa deve essere nel suo giusto posto.

Allen questa cosa proprio non la mandava giù. Voleva qualcuno con cui lavorare a qualunque ora, anche di sabato o domenica. Invece Ralph esordiva dicendo “Pazienza, finiremo il film un'ora più tardi. Lo consegneremo il 14 marzo alle due anziché all'una.” Il tutto accompagnato da una bella risata allegra.

E Woody Allen, come dicono a Roma “rosicava”!

Chi era nel torto e chi nella ragione? Ma naturalmente aveva ragione il montatore!

Era un professionista e sapeva che il lavoro va fatto in modo tranquillo ed efficace, non in modo affrettato.



Quello che è fondamentale è l'efficacia, non la fretta!



La fretta fa commettere solo errori stupidi, che nel parossismo del momento ci rallentano soltanto.

Ralph lo sapeva e Woody no.

In seguito Allen cercò una giovane montatrice più malleabile che potesse mettere sotto la sferza, per costringerla a rispettare i suoi tempi.

Così forse vinse la battaglia del cinema ma perse la guerra della vita, assecondando ancora di più i suoi ragionamenti sbagliati (forse rendendo nevrotica anche la nuova montatrice).

Cercare l'efficacia è un po' il tema di un bel libro di Richard Koch che si intitola “È facile usare il 100% del tuo cervello se sai come farlo” (ed. Newton & Compton, 2013), dove spiega che ci affaccendiamo inutilmente sprecando l'80% del tempo che ci porta solo il 20% di risultati.

Invece il mondo si basa sul 20% di impegno efficace che porta l'80% di risultati.

Bastano solo poche scelte oculate a cambiare profondamente il lavoro e a permetter grandi risultati.

È come se ognuno di noi sapesse veramente cosa fare, al livello inconscio, la poi non lo fa. Invece sono solo poche cose che creano gettito, come pochi clienti scelti creano il benessere di un'impresa, non tutti i clienti.

Koch spiega questi concetti in molti libri e ci fa comprendere come la nostra vita sia una corsa di criceti solo perché noi abbiamo deciso che debba essere così.

È una nostra scelta, non un destino terribile.



Queste cose le possiamo comprendere anche noi al livello cerebrale.

Lo sappiamo tutti che la fretta non porta da nessuna parte.

Eppure tutti ci sentiamo costretti comunque a seguirla.

Perché?

Perché semplicemente la lezione non la sentiamo dentro.

Siamo sempre preoccupati per cose realmente inesistenti.

A ben guardare la persona stressata è impegnata in ragionamenti continui (ruminazione) che la portano a concentrarsi continuamente su mille obiettivi, che sembrano tutti reali.

Ma, se si gratta veramente la superficie, ci si rende conto che sono obiettivi di poco conto, inessenziali, che ci assorbono tutto il tempo senza produrre risultati.

Se ci concentrassimo veramente solamente sulle cose indispensabili allora lavoreremmo meno della metà con risultati straordinari.

Esempio: mi arrivano tremila mail e non so se rispondere a tutti. Cosa fare?

Non rispondere! È semplice.

Semplicemente non puoi rispondere a tutti e allora non lo fare, ma cerca di capire solo quali sono i mittenti più importanti per te e il tuo lavoro e cerca solo le prime dieci più significative per il tuo business o la tua vita.

Invece il professionista solitamente si impalla e non sa cosa fare.

Passa la mattinata al computer a spulciare la lista delle mail, cosa che lo distrae da i suoi veri obiettivi. Invece, se cominciasse la giornata pensando a quali sono le cose realmente efficaci per il suo business, non dovrebbe neanche fare una lista delle priorità perché farebbe solo quelle indispensabili e delegherebbe tutti il resto, mail comprese.

Chi sa gestire veramente la sua mente, guardando solo all'essenziale, riesce ad avere tutto il tempo necessario per tornare a casa a pranzare e vivere una vita degna di essere vissuta.

...

È l'ansia che ci parla, al di là delle presunte ragioni che la mente razionale ci porta, ingannandoci in continuazione.

Arriva senza che ci sia un vera ragione e ci porta un messaggio dell'anima, che ci segnala una trasformazione in atto.

L'anima vuole crescere e perciò si ribella ad una vita standardizzata.

I pensieri nascono in modo automatico e incontrollabile e ci sembrano veri solo perché vengono da noi.

Ma questo ormai lo sa bene sia la psicologia classica che la filosofia Zen.

Se cerchiamo il perché dell'ansia non facciamo altro che rafforzarla.

Quando preparo i miei corsi con Paolofabrizio De Luca spesso emerge proprio questo, l'ansia non si combatte ma va accolta, come un messaggio che ci arriva dal profondo e che ci porta a maturare la nostra pianta interiore.

L'Autostima nasce da sé, al massimo ha bisogno di un poco

di amore e del terreno giusto in cui crescere .

Il terreno giusto siamo proprio noi.



È il pensiero che genera gli stati emotivi e gli alimenta, non i problemi.

È una realtà profonda che con il tempo e la giusta guida può essere intrapresa da chiunque.

Io non voglio fornire consigli terapeutici, non è il mio compito, ma posso fornirvi qualche lettura per aprire la mente su questa realtà profonda dell'animo umano.

La filosofia Zen è ben rappresentata da un libretto semplice semplice da leggere: Dice lo Zen, di Tsai Chih Chung, ed, Feltrinelli 2013.

È un piccolo libro a fumetti che spiega il mondo Zen con estrema semplicità, per tutti.

É a fumetti? Ma come può essere mai che un fumetto sia una cosa culturale?

Vi dico che i fumetti, quelli fatti bene, possono aprire la mente quanto un bel romanzo e questo libro è proprio da collezione.

Presenta storielle Zen corredate di commento, che permettono al neofita di capire il significato profondo di certe storie che altrimenti sembrerebbero inaccessibili.

Può essere l'inizio di una passione, come quella che ho io per questi argomenti, che vi porterà su di una strada nuova, una comprensione più vasta, in un mondo al di là delle ragione della testa ma che sa ascoltare le ragioni dell'anima.

Leggere le storie Zen ci permette di avere un punto di vista nuovo da cui guardare la vita tutti i giorni. È una mentalità che va vissuta, prima di capirla. La si comprende appieno solo vivendola.

Ecco perché non cerco di spiegarvi tutto, perché solo con la pratica vissuta in prima persona si capiscono certe cose, un po' come quando nella terapia di gruppo condotta da Paolofabrizio De Luca si raggiungono temi profondi aggirando la mente e lavorando sulla corporeità, sulle emozioni.



Un regista assennato sa anche delegare.

Fa fare un pre-montaggio del film dal suo montatore di fiducia e se ne va in vacanza a godersi la vita. Poi, al rientro, si gode il pre-montaggio, notando subito le potenzialità e i difetti del girato, con la massima calma e distacco.

Lavorare nel metodo 80/20 significa questo.



Amedeo Formisano


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