Dentro di noi c'è un'oasi invulnerabile.

Vorrei condividere con voi due brevi intuizioni che possono essere molto utili per migliorare l'immagine che ognuno di noi porta dentro se stesso.
Quando faccio il corso sull'Autostima spiego la struttura dell'inconscio e parlo brevemente dell'inconscio collettivo, questa grande intuizione di Jung che svelò una parte fondamentale della nostra psiche.
In esso è nascosta una parte comune a tutta l'umanità.
L'inconscio collettivo è un enorme serbatoio dove si sono riversate le esperienze umane per generazioni e generazioni. È come un essere antichissimo, anche forse di milioni di anni, che raccoglie le esperienze umane, le emozioni inconsce e le mette a disposizione di ognuno di noi.
Fin dagli albori l'uomo ha camminato sulla terra, quindi è stato soggetto al freddo, alla pioggia, al sole, alla paura, al coraggio. Tutto questo ha lasciato un segno nella nostra coscienza che emerge sotto forma di simboli.
Il neonato quindi non è una “tabula rasa” ma porta in se qualcosa che lo accomuna a tutta l'umanità.
Questi simboli, che sono gli “archetipi”, sono comuni a tutte le civiltà e tutti i tempi.
Gli archetipi più comuni possono essere il concetto della “madre terra”, il concetto di “divinità”, la “figura paterna” che è collegata anche alla figura divina, il“saggio”, solo per citarne alcuni.
Gli archetipi sono moltissimi e costituiscono una riserva interiore fondamentale per l'essere umano.
Per Jung il culmine della psicoanalisi dovrebbe essere il processo che porta a scoprire e integrare gli archetipi per passare dall'Io al Sé (individuazione).
Facciamo un esempio molto semplice.
Se per caso una persona sviluppa un'avversione verso la figura paterna, questa si manifesta a partire dall'inconscio personale, che è influenzabile da vari fattori interni ed esterni. Ma se riesce a superare tale difficoltà personale allora potrà aprirsi all'archetipo del Padre, una figura che emerge dall'inconscio collettivo, che è sempre positiva, luminosa, piena di fiducia e che porta alla vita (come ci ricorda Pierre Daco, nel suo bel libro Che cos'è la psicanalisi, ed. Rizzoli 2007). Quindi l'archetipo ci offre una figura positiva e illuminante, che può essere ben diversa dall'esperienza individuale.

Ora veniamo alla considerazione più eccitante e interessante:
Daco ci svela che l'inconscio collettivo non può essere mai malato.
Infatti, esso è impersonale e “cosmico” e abbraccia tutta l'umanità.
Questo implica due concetti che secondo me possono aiutarci nella vita:
  1. dentro ognuno di noi esiste una zona incorruttibile che non può essere contaminata e che possiede infinite soluzioni (l'inconscio collettivo)
  2. siamo tutti collegati con l'umanità e quindi non siamo soli.

Spesso nella vita frastornante che viviamo tutti i giorni ci sentiamo sempre sotto attacco e vulnerabili, avvertendo anche una forte solitudine.
In parte è colpa di una società che ha distrutto il senso comunitario e ha prediletto un individualismo esasperato. In più c'è una una caduta di valori che contribuisce ad aumentare il relativismo che ci priva di punti di riferimento.
Ma, in questo marasma sociale, mi piace pensare che dentro di noi esiste un'oasi felice, oggettivamente incorruttibile e invulnerabile, esente da ogni malattia, un serbatoio immenso che può fornire una serie salvifica di immagini profonde che tutta l'umanità condivide.
Ecco che il senso di solitudine si allenta, si trasforma, perché non siamo più soli ma siamo veramente parte di un tutt'uno più complesso, come dice anche lo Zen (concetti che la mistica indiana ha compreso da millenni).

James Hillman, nel suo bellissimo libro che si intitola “Il codice dell'anima” (ed. Adelphi, 2009.) parla di “ghianda”, un qualcosa che si prende cura di noi.
Anche la ghianda parte dalla nostra interiorità e dai tre abissi che ognuno reca in sé.
Se riuscissimo a comprendere che dentro di noi ci sono veramente le soluzioni per risolvere i nostri problemi, emotivi e non, come cambierebbe la nostra vita?
Come sarebbe lavorare ogni giorno sapendo che una parte di noi è invulnerabile e un'altra cova le soluzioni e si prende addirittura cura di noi?
Penso che l'immagine di noi stessi sarebbe differente, più colma di speranza, più aperta e fiduciosa.
Per approfondire queste teorie vi consiglio caldamente questi libri di Daco e Hillman.

Ricordate che l'immagine che la società e la nostra mente hanno creato è finta, ma nella nostra anima si nasconde la vera immagine, quella che conosce tutto e può portarci alla serenità.

Amedeo Formisano

Post correlati: