Motivazione intrinseca ed estrinseca.

Da parecchi anni esistono dei software gratuiti, in particolare quegli “open source”, cioè a sorgente aperta, che vengono sviluppati da comunità di appassionati, senza compensi monetari. Infatti il codice sorgente di questi programmi è pienamente scaricabile, tutto gratuitamente, per adattarli alle proprie esigenze.

Una volta, a tavola, un conoscente mi domandò: “ma, se non vengono pagati allora perché lo fanno? Che senso ha farlo gratis?”.

Capito?

Che senso ha farlo gratis?”

I programmatori di open source si metteranno a ridere leggendo queste cose, perché non lo fanno per denaro ma per passione, per aderenza ad una filosofia di vita concepita in modo differente.



Molte persone (come quel mio conoscente) non concepiscono il lavoro come passione, o che una persona, per distrarsi dalla giornata lavorativa possa mettersi al computer e passare un paio di ore in un'altra attività fortemente impegnativa dal punto di vista mentale.

In realtà il programmatore non lavora per niente, ma lavora per una grossissima retribuzione: la propria personale ed intima soddisfazione, in totale autonomia, dimostrando la sua enorme competenza, a se stesso e agli altri, relazionandosi con una comunità di suoi pari con cui condivide le proprie passioni e i propri obiettivi e valori, da cui si sente accettato.



Ho appena descritto una persona che vive nella più profonda auto-motivazione o motivazione intrinseca.




Senza scendere nel tecnico, la motivazione scatta quando la persona prova una forte passione e coinvolgimento, che diventa appagante in sé, al di là di ogni compenso.

L'attività stessa è il suo premio!

Da ciò deriva, ovviamente, che se riesce a fare ciò che le piace è fortemente agevolata e motivata.

C'è anche un'altra conclusione logica.

Impegnarsi in grandi obiettivi, difficili da realizzare, porta con se in automatico un grosso carico motivazionale.

Insomma, se fai solo cose semplici, la motivazione non nasce.

Ci vogliono situazioni proibitive, sfidanti, per muovere veramente le persone e portarle ad alti livelli produttivi.



La questione che sembra banale non lo è più tanto se si pensa che tutte le società di questo mondo cercano individui altamente motivati, ma invece si trovano a che fare con persone già in parte demotivate dalla vita, che spesso non amano ciò che si propongono di fare e si vedono sbattuti fuori nei colloqui, senza sapere neanche il perché ( molti anni fa è successo anche a me e ce ne è voluta perché comprendessi la situazione).

Le società vogliono passione, non solo competenza.

Vogliono persone che si sentano profondamente realizzate in ciò che fanno. Solo così potranno conseguire grandi risultati.

Per questo motivo gli studi motivazionali si sono sviluppati moltissimo negli ultimi cinquantanni, cercando di replicare le condizioni ottimali all'interno della ditta, in modo che ogni componente possa sentirsi motivato alla grande, così come si motiva uno sportivo olimpionico.



Grandi studiosi del campo sono stati due psicologi: Edward Deci e Richard Ryan che hanno studiato per lunghi anni la motivazione umana in ogni aspetto.

...

Facendo un riassunto molto breve, potremmo dire che esistono essenzialmente due tipi di motivazioni:

  1. quella intrinseca e
  2. quella estrinseca.

La motivazione intrinseca è il Santo Graal della crescita personale.

Praticamente la persona possiede già nel suo interno tutte le risorse necessarie per poter affrontare e superare qualunque problema.

Ogni grande sportivo possiede questa forza interiore, che gli permette di raggiungere le prestazioni di punta, superando anche il suo potenziale.

Per potenziale intendiamo la prestazione eccellente che lo sportivo riesce a dare quando tutto è in condizioni ottimale, sia dal punto di vista mentale che fisico.



Tre sono le caratteristiche della motivazione intrinseca:

  1. competenza
  2. relazionalità
  3. autonomia

Sono tre bisogni psicologici a cui ogni essere umano sente di aver diritto e che, se trovano piena soddisfazione, portano una persona a risultati notevoli.



Competenza: è il bisogno che spinge una persona a migliorarsi, a studiare in continuazione, non subendo lo studio come imposizione, ma godendolo dall'interno come vorace apprendimento. La nostra capacità di apprendimento è una delle caratteristiche più importanti che possiamo avere e coltivare, per rimanere sempre aggiornati e reattivi alle sfide di ogni giorno.

Se all'interno di un Team ogni componente può dimostrare la propria competenza senza che venga messa in discussione allora si sentirà fortemente motivato, per dimostrarla agli altri ma anche a se stesso, trovando piacere nell'apprendimento continuo. Diventa come un ragazzino goloso di dolci in una pasticceria, dove il dolciumi sono nozioni e concetti nuovi.

Anche la cultura può essere vista come qualcosa di “goloso e invitante”, se si entra nella giusta ottica.



Relazionalità: riguarda i rapporti sociali, cioè la relazioni fra pari, fra persone che condividono una passione, ad esempio sportivi oppure programmatori che si scambiano commenti e dritte sulle ultime novità.

Questo bisogno nasconde una necessità più profonda: quella di sentirsi accettati, da se stessi e dagli altri.



Autonomia: non va letta come indipendenza assoluta, ma nell'ottica della mancanza di pressioni esterne.

Una persona si sentirà profondamente motivata se potrà esprimere i suoi interessi in un ambiente non ostacolante, in cui poter far valere la propria volontà, senza eccessive costrizioni esterne. L'essere umano deve poter agire liberamente, avvalendosi del suo libero arbitrio.

Ciò porta all'autodeterminazione e all'auto-organizzazione.

A questo punto pensate veramente che l'argomento sia così semplice?

Quanti bravi professionisti possono dire di lavorare in queste condizioni?

Quanti possono dire di conoscere l'autodeterminazione e l'auto-organizzazione?

Pochi, veramente pochi.

Infatti nella maggior parte degli uffici (e non solo), vigono norme severe che tramite scadenze stringenti, continue valutazioni della performance e regole burocratiche rendono la vita impossibile ai lavoratori, demotivandoli sempre di più.

...



La motivazione estrinseca è quella motivazione che trova appiglio solo in cose esterne alla persona.

La maggior parte dei lavori funziona così, con il bastone e la carota, con gli incentivi e i premi, con le gare interne fra varie sezioni. Tutti trucchi che si spera possano portare la motivazione esterna a livelli paragonabili a quella interna.

È questo il nocciolo di certi studi: come posso trasformare un lavoratore qualunque in un super professionista altamente motivato?



Nella scala della motivazione ( il continuum dell'autodeterminazione, di Deci e Ryan, 2000) la cosa che più si avvicina è la motivazione esterna integrata. In tale motivazione il risultato è ancora separabile dall'attività, ma l'individuo riesce ad esprimere nel Team la propria competenza (cioè non ha il capo che gli urla in testa tutto il giorno che è un cretino), ha una certa autonomia (cioè non è spiato per otto ore al giorno e continuamente pressato da scadenze inutili e verifiche estenuanti) e tramite una buona relazionalità può scoprire un ambiente pieno di persone capaci, che hanno vari obiettivi interessanti e sentirsi partecipe degli obiettivi della società (invece di trovare il solito clima scolastico, pieno di burloni, scansafatiche e furbacchioni).

Ecco perché le grandi società cercano di far coincidere gli interessi e le filosofie proprie con quelle dei dipendenti.

Se obiettivi e valori sono comuni allora si potrà realizzare meglio quella piena intesa fra dipendenti e manager, con l'accettazione di se stessi e degli altri.

...

Facciamo un esempio breve di motivazione estrinseca integrata:
io faccio una dieta, è una faticata terribile ma alla fine il risultato si vede e sono ampiamente soddisfatto. Il risultato è staccato dal percorso.

La dieta dura poco, perché la motivazione in realtà è esterna e dovrà essere continuamente rinnovata tramite varie tecniche di focalizzazione oppure di ancoraggio (PNL) etc...

Esempio di motivazione intrinseca:

io faccio la dieta e godo del cambiamento del regime alimentare. Ho imparato a mangiare in modo differente, meno grasso, più verdure e legumi (buoni i legumi, gnam...), più frutta (buona la frutta, gnam....) e cerco di evitare i cibi grassi che ormai mi disgustano (che schifo...bleah...).

La mia soddisfazione è già nel percorso e non nel finale.

Io non ingrasso più. Il cambiamento è stabile e posso trasmettere il mio entusiasmo agli altri.



Il coaching in azienda cerca proprio di fare questo: prendere un certo numero di persone demotivate e trasformarle in un gruppo coeso, con degli obiettivi chiari e comuni, con il giusto mix di autonomia, relazionalità e competenza, similari a quelle dei grandi campioni.

Cosa sarebbe il mondo del lavoro se queste cose fossero apprese?

Forse ci sarebbe qualche lavoratore più felice perché saprebbe che può esistere anche un modo di lavorare che asseconda le proprie passioni, non solo basato sulla credenza che ci vogliano sacrificio o grandi dosi di volontà.



…....ma la volontà serve veramente?

Questo argomento sarà magari al centro di un altro post.



PS.

Cari manager, ma voi lavorate veramente sulla motivazione in azienda o siete rimasti ancora al bastone e alla carota?



Amedeo Formisano



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