La sindrome da impotenza appresa: come 2+2=5!

Come nasce la demotivazione? Dove affonda le sue radici?
Perché la maggior parte delle persone appena si trova di fronte a qualche problema tende a perdere fiducia e si demotiva rapidamente?
Gli aspetti in gioco sono veramente tanti, ma uno in particolare lo potremmo chiamare la regola del 2+2=5.
Per capire tale problema ci possono soccorrere gli studi psicologici condotti da Martin Seligman (grande psicologo ed esperto di impotenza appresa) e quelli operati nell'ambito della PNL.

Immaginiamo la mente di un assicuratore all'opera, che deve fare ogni giorno un certo numero di telefonate a freddo, cioè deve contattare persone che assolutamente non conosce e che non lo hanno contattato preventivamente. Magari ha attinto i nomi da un elenco di neo-genitori che hanno avuto in città un figlio. Il compito dell'assicuratore è offrire a queste persone l'opportunità di un'assicurazione sulla vita.
Il problema essenziale è che magari queste persone non avevano neanche lontanamente considerato tale ipotesi e quindi la telefonata arriva letteralmente a freddo, senza che sia stata avvertita tale esigenza.
Vendere in queste condizioni è durissimo e ben lo sa chi ha lavorato in un Call center, dove ogni anno milioni di telefonate arrivano a casa di chiunque, spesso importunando le persone nella propria intimità familiare.
In questo contesto il numero di rifiuti è elevatissimo e le risposte letteralmente sgarbate sono numerose.
Chi si sente contattato a casa spesso vede, anche giustamente, lesa la propria sfera privata.
La mente dell'assicuratore tipo come reagirà a tutto questo nel tempo?
Si deprimerà, come è ovvio che sia e alla fine cederà alla pressione, demotivandosi.
In America per risolvere tale questione hanno speso milioni di dollari per cercare una soluzione al dilemma. Anche Martin Seligman, autore del bestseller “Imparare l'ottimismo” (Giunti editore, 2013) parla di tale problema e di come fu contattato da una grossa società assicuratrice per tentare di studiare e risolvere il dilemma.

Alla base di tutto cosa si nasconde?
Un semplice problema di impotenza appresa.
Essa consiste nella capacità, purtroppo, di apprendere comportamenti che alla fine ci spingono verso una mancanza accentuata di alternative e speranze che producono uno stato depressivo.
In pratica se capisci che dopo tremila telefonate l'assicurazione non la vendi bene, oppure la vendi ma con grandissima fatica, una parte del cervello si blocca e dice: ok è meglio lasciar perdere perché non funziona!
Cade la speranza che possa migliorare la situazione.
La stessa cosa sta accadendo nel mondo del lavoro.
Chi è alla costante ricerca dopo un po' cade nella demotivazione, perché sente che ogni sforzo si dimostra inutile, per cui smette di darsi da fare e si deprime.
Apprende di essere impotente nella ricerca del lavoro.
Il meccanismo è semplice, quasi ovvio, ma la maggior parte delle persone non si rende conto che sta cadendo in un gioco perverso, in cui bastano solo pochi eventi negativi per costruire, nella mente, una situazione di negatività permanente.
Molti giovani (e non solo loro) vengono bombardati ogni giorno dai telegiornali che riportano solo i fallimenti, le svendite delle nostre aziende, di come lo “Spread si alza e il Pil si abbassa”, inducendo un senso di depressione e inutilità nella mente delle persone.
Sarebbe come giudicare il mondo da dentro un'ospedale: sembrerebbe tutto malato.
Oppure è come se tentassimo di capire come funziona il mondo stando in un commissariato: tutto ci sembrerebbe criminale!
È chiaro perché scatta la demotivazione. Se tutto viene presentato solo come nero e negativo che senso avrebbe migliorare?

Senza cadere nell'analisi economica di questa brutta crisi che stiamo oggettivamente attraversando, adesso siamo vittime anche della sindrome da impotenza appresa. Ma appresa da dove? Dai mass media, dalla politica che sembra non saper dare risposte efficaci, dal mondo del lavoro che sembra rendere inutile ogni sforzo.
Le persone si abbattono e non reagiscono più!

Che i problemi economici ci siano è una realtà sotto gli occhi di tutti, ma quello su cui voglio soffermarmi in questo post è sul nostro atteggiamento mentale, che spesso si aggancia non alla realtà, ma alla visione della realtà, cosa ben differente.
Sulla realtà economica forse possiamo poco (lascio quest'argomento a chi è più preparato di me) ma dal punto di vista mentale possiamo fare molto.

Alla mente umana non è necessario un numero elevato di eventi per demotivarsi, purtroppo ne bastano pochi, per cui ogni cosa diventa rapidamente priva di speranza e cade nelle tre P, cioè diventa Permanente, Pervasiva e Personale, inquinando la vita di ciascuno.
Bastano due persone che ci rifiutano sentimentalmente per mettere in discussione l'autostima.
Bastano due vendite andate a male per instillare l'idea perversa di aver perso il “tocco giusto”.
Ecco che allora tutto diventa 2+2=5, cioè cadiamo in uno dei modellatori universali della mappa personale: le generalizzazioni.

Ma ricordiamoci che la mappa non è il territorio!
(è la frase “cult” della PNL)

Le generalizzazioni sono un veleno che ci demotiva rapidamente e che dobbiamo sempre cercare di combattere.
Se un colloquio è andato male non significa che andranno sempre male anche quelli futuri. Se un partner ci rifiuta non significa che sia colpa nostra e che debba sempre accadere.
...
In realtà il meccanismo di generalizzazione è stato inventato dalla natura per permettere al cervello di compiere scelte in modo veloce, anche se poco accurato.
Ad esempio, compriamo un sacchetto di noccioline e ne scopriamo un paio guaste, oppure con qualche piccola imperfezione. Da questo episodio capiamo che dobbiamo scartare tutto i pacchetto perché magari c'è qualcosa che non va, magari è vero e logico.
Ma applicare questa tipologia di problem solving a ogni cosa non è consigliabile, soprattutto quando si ha a che fare con gli esseri umani.
Se una persona, un collaboratore sbaglia un'operazione, non significa che sia incapace in tutto. Eppure, continuamente nel mondo del lavoro, una parte viene confusa per il tutto e persone validissime vengono ghettizzate a vita per un singolo errore.
Come? Con un singolo velenoso giudizio: è un incompetente!
Ma il ragionamento che ha condotto a tale “sentenza” (che rende tutto Permanente, Pervasivo e Personale) non si basa sul buon senso ma solo su di un meccanismo di generalizzazione, che sembra logico, ma che in realtà porta a conclusioni sbagliate (ecco il 2+2=5).

Che possiamo fare allora?
Ogni volta che siamo di fronte ad un problema che non riusciamo a risolvere possiamo renderci conto che stiamo cadendo in una menzogna cognitiva. Siamo davanti alle tre maledette P che ci spingono a demotivarci, a fare 2+2=5.
Noi crediamo ai pensieri demotivanti e alle nostre credenze solo perché vengono da noi stessi.
L'unica vera arma è lavorare sullo “stile esplicativo”, come afferma Seligman.

Noi stiamo male solo perché parliamo male a noi stessi.

Ci diciamo con grande efficacia le cose sbagliate.
La generalizzazione continua è un sistema di problem solving che funziona per le piccole cose, con le noccioline, non con le persone. Quindi diffidate di ogni tipo di generalizzazione. Imparate a valutare gli eventi di volta in volta, senza pregiudizi.
Se due colloqui non sono andati bene forse ho commesso degli errori, ma posso imparare ad evitarli.
Se due persone mi hanno rifiutato come partner forse era anche colpa loro o della situazione che si era creata. Mi impegnerò per capire cosa non è andato per il verso giusto e poi cercherò di far meglio la prossima volta.

Ogni volta che il cosiddetto “realismo” è all'opera dovete sempre domandarvi: ma sono all'opera le tre P oppure la situazione è reale?

E cosa può fare il povero assicuratore che si sente frustrato da migliaia di rifiuti?
Selgman propose in America un questionario, che è presente nel suo libro, per misurare lo stile esplicativo (ottimismo) delle persone. È un primo mezzo semplice per capire se effettivamente si ha una visione positiva di se stessi e della vita oppure si nasconde una visione scorretta tutta improntata sulle tre P. Alla fine del volume ci sono esercizi molto semplici che chiunque può fare per migliorare il proprio atteggiamento mentale e avviare un corretto dialogo con se stessi.
Il libro è sicuramente molto interessante ma vi consiglio di fare due cose: fare il test sull'ottimismo contenuto nel terzo capitolo intitolato: Spiegare le avversità, poi saltare alla terza parte del libro che spiega le tecniche necessarie a conseguire un impostazione mentale corretta, anche nel lavoro.

I nostri stati emotivi sono legati a ciò che ci diciamo.
Così come siamo maestri nel demotivarci così possiamo diventare maestri nel saper affrontare le cose, con una mente rinnovata e positiva.
Solo così possiamo migliorare la nostra Autostima e migliora la nostra emotività.

Le soluzioni giuste risiedono dentro di noi, basta solo imparare a scoprirle, con un poco di buona volontà e fiducia.
Perché è possibile e perché molte persone in tutto il mondo hanno risolto con tali metodi i loro problemi.
E se ci riescono gli altri lo possiamo fare anche noi!


Amedeo Formisano