Autostima: i tipi “giudicanti”

Spesso l'Autostima riceve attacchi anche dall'esterno sotto forma di giudizi altrui.
Vorrei precisare che l'Autostima, così come tutta la Gestione Emotiva, dipendono da noi e dalla nostra capacità di affrontare le avversità tramite una corretta visione delle cose.
Ma questa corretta visione può essere messa in crisi proprio dalla continua vicinanza a persone che potremmo definire “giudicanti”, cioè sempre critiche su se stesse e su gli altri, sempre piene di risentimenti latenti e giudizi contro tutto e tutti. È chiaro che queste persone hanno una visione particolarmente pessimistica della vita, vista come “entità” crudele e immutabile, come qualcosa che cade dall'alto.
Invece la vita è un processo in cui possiamo sempre intervenire, un qualcosa di aperto ai cambiamenti.
Lo stile pessimistico dei “giudicanti” li porta ad una visione centrata esclusivamente sulle negatività, in cui ogni evento viene visto come permanente, pervasivo e personale (le tre P di Martin Seligman), una visione in cui ogni evento negativo diventa una colpa personale, permanente e che si diffonde su ogni aspetto della vita dell'individuo.
Ogni accadimento viene visto come una conferma della visione pessimistica e si trasforma in evento tragico, privo di speranza.
Facciamo qualche esempio, una madre che accusa il figlio di essere un buono a nulla perché perde in continuazione le cose, una moglie o un marito che ironizzano in continuazione sulla capacità di guida del partner, un capoufficio che critica in continuazione (anche in modo pesante e offensivo) i propri collaboratori sminuendone sempre l'operato.
Nella vita ognuno di noi ha trovato almeno una volta qualche persona che ,volente o nolente, ci ha demoralizzati con il suo modo di pensare nichilista, per cui il nostro lavoro o le nostre scelte sembravano sempre in qualche misura inadeguate, inattendibili, facendoci sentire perennemente incapaci.
Anche la persona psichicamente più forte a contatto con queste persone può vedere indebolirsi la propria Autostima.
Ma allora cosa possiamo fare per difenderci da questi attacchi?
Dobbiamo imparare ad essere più razionali con le critiche che ci vengono mosse, senza accettarle per oro colato.
Per un analisi corretta dei consigli e delle critiche leggi anche “Best Team: analizzare i consigli costruttivi con la PNL “.
Con un minimo di attenzione possiamo cominciare ad osservare attentamente il tipo di linguaggio che la persona che ci critica adopera durante la giornata.
Spesso è un linguaggio eternamente giudicante, sempre critico su tutto e tutti a 360 gradi, che non è concentrato solo su di noi.
La loro critica è continua, sulla televisione, sulla cronaca, sui giornali, su tutti gli avvenimenti, in cui si nascondono sempre situazioni losche di cui diffidare. I loro commenti spesso sono acidi con tutti, non solo con voi.
Una critica dovrebbe essere sempre specifica, relativamente al problema in questione e mai diventare un giudizio personale. Se un lavoro non viene compiuto bene si dovrebbe criticare solo ed esclusivamente la modalità di esecuzione di quel compito, non tutta la persona.
Se sbagliamo una telefonata di lavoro è solo quella telefonata che va messa in discussione, non la capacità stessa di affrontare un cliente. Invece spesso il capo o i colleghi prendono la singola telefonata o il singolo evento e lo proiettano come una incapacità generalizzata sul lavoro.
Cominciano gli odiosi discorsi: ma forse questo lavoro non è fatto per te, io non ti ci vedo, perché non cerchi qualcosa di più fattibile....
Queste critiche velenose e distruttive ci depotenziano perché assumono il carattere subdolo del realismo e assecondano i nostri timori più profondi.
È questa l'arma più subdola del “giudicante”, sembra appigliarsi al buon senso e al realismo, trasformando i propri giudizi gratuiti in qualcosa apparentemente di motivato e oggettivo.

Un giudizio che sia permanente pervasivo e personale è sempre una menzogna, ricordatevelo!

Non ascoltatelo mai. Non permettete che queste persone vi depotenzino sul lavoro e nella vita distruggendo una corretta visione di voi stessi.
Le critiche per essere valide devono essere sempre:
  1. temporanee
  2. specifiche
  3. esterne
temporanee e specifiche significa che devono essere legate temporalmente e qualitativamente solo all'episodio in questione, esterne cioè devono essere legate agli eventi che portano ad una certa causa, non devono essere legate alla persona come qualcosa di immutabile.
Se il capo o un familiare comincia ad appellarvi con il nominativo di incapace, inaffidabile, pigro, o addirittura scende nell'ingiuria (definendovi sfigato o cretino) la vostra mente si deve porre in allarme rifiutando decisamente tali definizioni personali.
Spesso tali appellativi si agganciano alle nostre credenze profonde che abbiamo maturato in tanti anni e questo peggiora le cose perché la vocina interna sembra dire: hai visto? Lo sapevo anche io di essere inadatto a quel compito, sono proprio un inetto!
Queste critiche provengono da una scorretta impostazione mentale e sembrano vere solo perché provengono da noi.

Le nostre credenze più distruttive sembrano vere solo perché provengono da noi, ma non è così.

Sono le nostre credenze le vere menzogne che ci diciamo ingiustificatamente addosso e non dobbiamo creder loro.

Impariamo a guardare con grande sospetto chi ci critica in continuazione.
È anche una questione di buon senso. Possiamo sbagliare una volta ma non è detto che dovremo sbagliare sempre!
Chi ci critica spesso è abituato a criticare il mondo intero, in continuazione, vivendo in un inferno mentale che ha creato da solo, con una serie di ragionamenti sbagliati.
Perciò è bene ascoltare attentamente il suo modo di parlare, i suoi ragionamenti apparentemente pieni di realismo, ma quasi sempre demotivanti e privi di speranza.
Spesso permettiamo a persone di questo genere di demoralizzarci come se possedessero un innato buon senso. Ma è falso.
Chi è pieno di giudizi e credenze limitanti le afferma con convinzione, ad alta voce. Per questo la sua parola sembra più incisiva.

Chi urla le proprie idee in modo perentorio sembra sempre convincente, ma non lo è.
...
Mi ricordo che una volta sul lavoro conoscevo un collega che aggiungeva sempre la parola “assolutamente” ai suoi discorsi, come rafforzativo.
Sei sicuro di questo? E lui rispondeva “assolutamente”!
Era perentorio e sicuro, pieno di giudizi e solo per questo fatto sembrava un super esperto, sembrava saperla lunga su tutto.
Un giorno gli tesi una trappola.
Gli fu chiesto di scegliere delle cuffiette stereo con microfono per fare una teleconferenza su Skype. Le doveva scegliere da un catalogo on-line per farle acquistare all'ufficio.
La sua scelta fu su di una cuffietta in particolare, che aveva un certo costo.
Gli chiesi perché avesse scelto proprio quella in particolare.
Lui mi rispose che era la migliore.
Ne sei sicuro? Gli chiesi e lui rispose come al solito “assolutamente”. Ma poi quando scesi nello specifico delle caratteristiche tecniche non seppe più che dire, non le aveva comprese. In realtà non ci capiva nulla di più di quanto ne capissero gli altri, me compreso. Ma i suoi consigli e giudizi sembravano convincenti, in modo assoluto, proprio perché parlava in modo perentorio, apparentemente sicuro.
...
Ricapitolando:
  1. il “giudicante” è sempre perentorio e sicuro di sé, ma in fondo non lo è.
  2. Esprime giudizi permanenti, pervasivi e personali (quindi falsi).
  3. Sembra sempre pieno di buon senso e di realismo, ma spesso non sa di cosa parla ed è lontano dal buon senso e dal realismo vero.
  4. Le nostre paure e fragilità si aggrappano ai giudicanti con particolare facilità proprio perché sembrano confermare i pregiudizi che abbiamo maturato su noi stessi.
Impariamo ad ascoltare con capacità critica i giudizi che ci feriscono, cercando sempre di ricordare che nessuno si può arrogare il diritto di dirci cosa possiamo o non possiamo fare nella vita, se siamo portati o non siamo portati per un certo lavoro.
Solo noi possiamo decidere quale strada sia giusta per noi.
Il buon senso non si regge mai sulle sulle critiche indiscriminate ma sulla ricerca della giuste soluzioni.
Isolate queste persone giudicanti e se possibile allontanate amicizie simili, non date spago al capo che vi umilia e controbattete in modo chiaro alle critiche dei vostri colleghi, che non si possono azzardare a sparare giudizi su di voi.
Una sana discussione razionale è sempre meglio che essere perennemente vittime dei giudizi altrui.
Sono perché qualcuno ci urla i propri giudizi contro non significa che abbia ragione.
Fatevi valere sia sul lavoro che in famiglia. In modo pacifico ma fatelo.
Ne va della vostra Autostima.

Amedeo Formisano

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