Il vero segreto del genio: saper creare i “collegamenti”

Un consiglio agli studenti, di ogni ordine e grado: cercate sempre di pensare che la cultura è una cosa unica, con riferimenti che vengono da varie discipline, ma che convergono in un unica entità che è il pensiero umano.

In realtà le varie discipline sono una differenziazione necessaria, che devono alla fine convergere verso una visione più ampia della vita, non come cosa spezzettata, fatta di cose completamente separate fra loro, ma come una esperienza totalizzante da vivere e sperimentare ogni giorno.



Una delle caratteristiche del genio puro è quella di saper trovare le scorciatoie mentali per giungere da A a C saltando B e D.

Ma come è possibile mai riuscire a fare una cosa del genere?

Insomma, noi non siamo geni, o per lo meno non ce ne siamo mai accorti, quindi come potremmo mai scoprire un metodo potente che ci possa condurre ad una buona intelligenza, anche se non puramente geniale?

La risposta c'è: bisogna imparare a fare collegamenti fra argomenti anche molto distanti fra loro, fra varie discipline.

Il metodo è semplice eppure complicatissimo.

Se leggiamo le biografie dei grandi ci accorgiamo che tutti, ma veramente tutti, hanno la capacità di attingere idee e incrociare ragionamenti utilizzando conoscenze diverse fuse assieme.

Se guardiamo la nascita della Pnl noi abbiamo un chiaro quadro della cosa.

Bandler e Grinder non hanno partorito questa tecnica da zero, ma sono partiti da vari studi che poi sono confluiti in quella che noi chiamiamo la Pnl codice classico.

Grinder era un linguista e portò tutta l'esperienza della “Grammatica Trasformazionale” sulla lingua “naturale”, creata in precedenza da Noam Chomsky.

Così nella Pnl confluirono varie discipline, dalle teorie della Gestalt di Fritz Perls e Virginia Satir (terapista familiare), fino all'ipnosi di Milton Erickson, il tutto fuso e amalgamato nella Grammatica Trasformazionale, creando il Metamodello.

Il segreto sta nel non limitare mai la visione solo all'ambito proprio di studio, ma spaziare fra vari canali del sapere, mossi dalla curiosità e dalle proprie capacità di apprendimento.

È chiaro che in questo metodo di lavoro sono fondamentali due caratteristiche:

  1. capacità di apprendimento elevata
  2. curiosità insaziabile per tutto ciò che ci circonda, dalla storia alla filosofia, dall'arte alle scienze applicate.

Una persona che era bravissima in questo gioco era Leonardo, uomo rinascimentale per eccellenza, con una cultura omnicomprensiva. Eppure nel cinquecento erano in tanti a possedere una cultura vastissima, con la capacità di spaziare da una disciplina all'altra in modo straordinario.

Invece è tipico dell'era moderna la super-specializzazione, in cui ogni tecnico si chiude nel proprio sapere, senza avere contatti con altri ambiti.

Alla lunga questo modo di essere impoverisce le persone trasformandole in automi ottusi, quando per un laureato sarebbe utile conoscere più cose, avere una cultura più vasta, che non si limiti solo all'ambito prettamente tecnico in cui si è formato.

Di questo si lamentava anche il grande scrittore Michael Crichton, quando parlava dell'ottusità dei medici americani. Crichton si laureò in medicina e rimase colpito dal fatto che i suoi colleghi non sapevano nulla di letteratura o non leggessero altro che riviste specializzate.

Un appiattimento totale.

È chiaro che un tale atteggiamento non favorisce il problem solving.



Un critico d'arte che ha fatto della propria capacità di collegamento il fulcro della sua oratoria è Philippe Daverio, che analizza l'opera d'arte non solo sulle sue caratteristiche intrinseche, ma ama inquadrarle nel contesto storico, per capire meglio perché quell'opera d'arte sia nata e sia divenuta famosa.
Per avere un'idea di come Philippe Daverio crea legami fra cose differenti guardate questo video con Corrado Augias, altro super campione di collegamenti.




La scuola e poi l'università dovrebbero insegnare all'alunno come costruire interrelazioni fra i vari argomenti, spostando la lezione dal nozionismo al ragionamento, cercando quella “universalità” che un laureato dovrebbe sempre avere.




Amedeo Formisano



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