Fa' ciò che ami e ti dirò chi sei..... parte 1

Nel mondo della crescita personale si esprime solitamente un concetto che acquista varie forme ma che poi nella sostanza è sempre lo stesso:

amare il proprio lavoro è indispensabile!”

La frase può essere scritta in varie forme e declinazioni ma il succo è sempre questo.

Queste frasi contengono una componete di banalizzazione notevole, che conducono le persone su piste false, su strade sbagliate che non portano a nulla.

Anche su molti blog si leggono tali concetti senza che si riesca a darne una spiegazione concreta.

Studiamo bene nel dettaglio il problema.

La frase “amare il proprio lavoro è indispensabile” non dice il perché.

Le persone leggendola possono attribuirvi tutti i significati che vogliono, riempendola di motivazioni proprie. Ma siamo sicuri che siano giuste?

Ogni frase scritta ha una componente letterale e una psicologica.

Quella letterale, di questa frase, è incompleta appunto perché non fornisce i “perché”.

Allora subentra quella psicologica che dice all'incirca così:

amare il proprio lavoro è indispensabile perché porta:

guadagno,

felicità,

successo,

stabilità economica,

un stipendio fisso,

entrate certe,

prestigio

potere etc..

Come potete notare ci sono molte ripetizioni. È chiaro che una stabilità economica implica, famiglia, entrate certe e tutto il resto.

Forse possiamo restringere la cerchia a due significati effettivi:

felicità e successo.

Già abbiamo detto che felicità e successo sono due termini ambigui, pieni si significati anche fuorvianti.

Cerchiamo allora di specificare meglio.

Per felicità forse sarebbe meglio intendere un benessere emotivo, uno stato di relativa calma e rilassatezza, priva della solita tensione che associamo al mondo del lavoro.

Per successo forse sarebbe meglio intendere il raggiungimento del benessere che permetta di soddisfare tutte le esigenze basilari e che ci lasci vivere senza troppa ansia gli eventi che la vita ci offre tutti i giorni.

In sostanza noi stiamo parlando quindi di due definizioni, felicità e successo che dovrebbero condurre ad un unico stato:

il benessere fisico ed emotivo.

Il successo spesso viene inteso come fama, ricchezza, riconoscimenti, sesso facile, potere, che sono tutte componenti che si realizzano in modo quasi casuale e che non rientrano direttamente nella nostra sfera di intervento.

Infatti, in ogni progetto di lavoro esistono sempre tanti fattori imprevisti che non ci rendono veramente padroni della situazione al cento per cento.

Coloro che vi dicono se ti impegni ce la fai!vi stanno dicendo delle sciocchezze perché semplificano troppo la questione!

Un professionista riesce nel proprio lavoro se sa sviluppare un metodo di lavoro efficiente, se “apprende” in continuazione rimanendo aggiornato, se riesce a canalizzare in modo positivo il proprio stress e quello degli altri, se ha le idee chiare sul proprio business e sulle esigenze del mercato.

Insomma deve essere preparato!

Allora avrà successo!

Se siete degli ingegneri e vi occupate di calcoli strutturali non potete lamentarvi se poi vi obbligano a studiare i software di calcolo strutturale. Dovreste studiarli con piacere.

Lo stesso per gli architetti, ma alcuni si lamentano ancora perché devono usare il computer.

Ragionare così non è possibile.

Alcuni aspettano di avere un lavoro per decidersi a fare un corso, senza rendersi conto che un lavoro non lo troveranno se continuano a rimanere impreparati.

È come un serpente che si morde la coda.

L'apprendimento non garantisce il successo di un singolo progetto al 100%, ma garantisce nel tempo una carriera solida e stabile, fondata su valori chiari e forti.



Ecco perché i soliti discorsi sull'amare il proprio lavoro, se non vengono indirizzati nel modo giusto, possono creare un “pensiero positivo” assurdo, solo illusioni senza costrutto.

Nella mente di chi legge queste frasi si crea questa similitudine:



amare il proprio lavoro= successo



ma già abbiamo dimostrato che il simbolo = non si può applicare.

Le certezze assolute non esistono su questa terra, altrimenti si parla di Fede, ma non di intelletto razionale (anche se la Fede è importante e sarebbe bene coltivarla, ma questo rientra nella sfera più intima personale).

Abbiamo anche spiegato perché la parola successo è vaga e poco utile.

Quindi sarebbe meglio ristrutturare tutta la frase in modo più costruttivo in questo modo:



la competenza efficacia



dove la freccia “” significa “induce”.

La competenza induce all'efficacia, alla reale possibilità di realizzare il progetto.

Vedete come questa frase riesca a dirci in modo più fattivo come realizzare qualcosa di possibile.

Perché in fondo è ciò che vorremmo da un lavoro che ci piace.

Spostando l'attenzione “dall'amare...”, che è una prerogativa base, all'acquisizione della “competenza” riusciamo a dare un vero contributo alla questione.

Ci assumiamo la responsabilità della nostra crescita e capiamo che è possibile intervenire in modo fattivo nella vita e nel lavoro.

L'interesse o l'amore non bastano per raggiungere i propri obiettivi, ci vuole anche e soprattutto un metodo che si acquisisce con lo studio e l'apprendimento continuo.

Se se si continua a ribadire solamente che “l'amare il proprio lavoro è indispensabile” si commette una grave banalizzazione.

Si da per scontato che le persone abbiamo recepito i contenuti giusti, ma invece non è così.



La crescita personale deve scendere nel dettaglio e indurre le persone al ragionamento, a far capire bene tutti i termini della questione, senza troppe generalizzazioni.

C'è ancora tanta confusione su termini generici come “felicità e successo” e sarebbe bene approfondire questo due significati senza lasciarli nel limbo dell'indefinito.

Ecco perché il termine successo è stato sostituito con “efficacia”, che è qualcosa di più misurabile, fattibile.

Se mi assegno un compito e riesco a portarlo a termine, secondo delle scadenze chiare e riscontri oggettivi, allora avrò dimostrato la mia efficacia, anche se non implica il raggiungimento di quel successo che per noi sembra così importante (soldi, belle macchine, etc..).

Passando dalla frase

  1. amare il proprio lavoro= successo
    a
  2. la competenza→(induce) efficacia

possiamo riportare il ragionamento su basi solide e costruttive, su basi che tutti possono comprendere.

Ecco perché il mio consiglio è questo: quando sentite qualcuno che vi dice frasi generiche e non vi spiega bene il contenuto ponetevi sempre molte domande. Cercate di capire tutte le possibili implicazioni.

Solo così si esce dal mondo della banalizzazione e si entra in un mondo di pensiero costruttivo, in cui voi siete veramente protagonisti della vostra mente e della vostra vita.

Nel prossimo post farò altri esempi concreti per capire meglio la questione.





Amedeo Formisano