Cosa mi serve per passare all'azione? Aspettative vs.“Potenzialità!”

Questo post è rivolto a tutti coloro che stanno per avventurarsi in un nuovo progetto, un'impresa, una cosiddetta “Startup”.

Spesso prima di partire ci troviamo difronte ad un fossato veramente difficile da superare: la paura.
Fra noi e lo start c'è tutta una serie di remore che ci sembrano più o meno razionali, ma che in realtà fanno parte della sfera emotiva.
I pericoli sono insiti in ogni nuova avventura ma la paura non sempre ci aiuta a scovarli e a risolverli.
L'ignoto ci pone in allarme, ma è normale che sia così.
Cercare di controbattere con la pura razionalità può aiutarci, ma solo fino ad un certo punto.
Anche quando la razionalità ci dice che tutto il necessario è stato compiuto la parte emotiva si pone in allarme.
Prima o poi dobbiamo deciderci al salto e dobbiamo sentirci pronti dentro, nello stomaco, non al livello solamente razionale.
È l'inconscio che deve essere pronto, non solo la mente.
Ricordate il discorso sul binomio dolore/piacere, le due forze che ci guidano inconsapevolmente nelle nostre scelte.
Ci muoviamo da una situazione stagnante quando la sofferenza della permanenza è divenuta intollerabile. Allora qualcosa scatta nel cervello e ci decidiamo al cambiamento, ad intraprendere una nuova avventura, un nuovo amore, un nuovo lavoro.
Cosa possiamo fare per trovare le forze per far scattare la Supermotivazione, cioè quella profonda e che deriva da una maturazione lenta e inarrestabile?
Possiamo cominciare a porci delle domande “sbloccanti”, cioè delle domande che possano innescare la scintilla che cova nella paglia:

  1. cosa deve succedere perché io possa partire?
  2. cosa deve succedere perché io possa cominciare a godermi la vita?
  3. cosa deve succedere perché io possa accettarmi ed accettare gli altri?
La prima domanda ha a che vedere con il lavoro, ma si può applicare anche al privato.
In realtà la domanda è unica:

Cosa deve succedere perché io passi all'azione?

Questa è la vera domanda che dovete porvi in continuazione.
Spesso si rimanda una scelta cercando scuse, prendendo troppo tempo, ma l'inconscio lo sa, lo avverte prima di noi e capisce anche che ci stiamo prendendo per i fondelli da soli e l'autostima si abbassa.
Infatti il senso di efficacia, che è uno degli elementi base dell'autostima, si fonda anche su queste considerazioni:
io so di poter contare su me stesso al 100%!
l'inconscio non si fa fregare. Potete convincere voi stessi al livello superficiale, i vostri amici o parenti, ma l'inconscio conosce la verità e verrà a trovarvi con un senso di inadeguatezza diffusa.
L'unica cosa da fare è quella di essere onesti con se stessi e dirsi:
cosa deve succedere veramente perché io possa partire nella mia impresa? Cosa deve succedere veramente perché io possa essere felice?
Prendiamo proprio l'argomento della felicità.
Alcuni sono ipercritici, con se stessi e con gli altri. Se vanno al bar e prendono un caffè cominceranno a disquisire sulla qualità della tostatura, sulla macchina espresso, sul tipo di zucchero, insomma hanno da ridire su tutto.
Una persona così riuscirà a bere un caffè decente in vita sua ed essere felice?
La risposta è NO!
Un caffè decente non lo troverà da nessuna parte, perché le sue richieste di perfezione sono troppo alte, perché si dovrebbero allineare troppi fattori e il caffè perfetto non esiste.

Le aspettative sono troppo alte!

È questo il problema. Pretendono troppo dalla vita e da se stessi eppure questa “iper-criticità” non li porta verso il lavoro desiderato, verso l'amore che sentono di meritare etc..
Io non capisco niente di caffè, perciò quando lo bevo, a casa di qualcuno o lo consumo al bar per me è sempre buono!
È una mia decisione. Ho deciso che una cosa bella e piccola come un caffè possa essere sempre buono, perché ho deciso che le cose per cui vale combattere nella vita sono ben altre!
Dovete sviluppare una scaletta delle priorità per cui valga la pena mettersi in gioco e impegnarsi.

Invece molte persone sprecano il tempo su battaglie inutili, su piccole discussioni che avvelenano la loro vita e quella dei loro cari senza però riuscire a trovare la forza di impegnarsi in qualcosa su cui valga veramente la pena di avviare una discussione.
...
Un'altra cosa che blocca l'azione è spesso il fatto che ci sentiamo “costretti” all'azione e non “ispirati al cambiamento”.
Deriva dal fatto che si affronta la vita come se fosse una trappola, un qualcosa in cui noi siamo caduti e che è difficile risolvere.
Ma la vita non è una “cosa”, un nome, un oggetto!
È un “processo” in corso, che noi possiamo sempre cambiare, su cui abbiamo sempre la possibilità di intervenire.
Perché ci saranno sempre eventi interni che potremo gestire.
Quelli esterni, come i pensieri altrui, sono fuori dalla nostra portata (anche se non sempre è vero, visto che i nostri atteggiamenti possono realmente influenzare le persone che incontriamo).
Gli eventi interni, come le paure, i dubbi, sono invece ampiamente alla nostra portata.

Se un problema è dentro di me
allora posso fare realmente qualcosa!

Se invece è totalmente esterno, perché me ne dovrei preoccupare?
...

Cosa deve succedere perché io possa accettarmi? Devo diventare famoso e ricco? Devo avere le donne più belle del pianeta? Devo essere apprezzato da tutti? Devo essere figo come Raul Bova?
Se questi sono i vostri standard da raggiungere allora forse c'è all'opera una mancanza di autostima che mina la vostra vita.
Per partire con quel lavoro vorrei essere sicuro del successo totale del progetto?
Ebbene non è possibile! In ogni lavoro esiste una componente di rischio che è inevitabile. Il manager assennato lo sa e capisce che l'imprenditore è proprio chi si assume il rischio d'impresa sulle spalle, senza fare troppe storie.
Se non riuscite ad accettare questa componente di rischio allora significa che potete lavorare solo alle dipendenze di qualcuno, ma non siete pronti a gestire in prima persona un business.

Potremmo anche visualizzare il problema in un altro modo, più grafico.
Immaginate di dover centrare con una freccia un bersaglio molto piccolo, grande quanto una moneta, posto a cinquanta metri da voi.
Le probabilità che ci riusciate sono molto poche. Il rischio di fallimento è intrinsecamente alto.
Questa è proprio la posizione mentale di chi vuole la perfezione a tutti i costi, vuole il caffè perfetto al bar, di chi si pone troppe domande per partire.
Ha una visione ristretta del problema che lo porta a concentrarsi su di un obiettivo irragionevole, distante, che sicuramente è fuori portata.
Adesso immaginate di gareggiare scoccando una freccia verso un bersaglio di tre metri di diametro!
Centrarlo diventa possibile con la giusta applicazione.
Non si tratta di vincere facile, come dice un famoso spot, ma si tratta di allargare la propria visione, i propri obiettivi, in modo da comprendere anche ciò che è fuori dalle proprie aspettative.
Insomma si tratta di passare dalle aspettative illusorie alle “Potenzialità” che una situazione porta in sé.
La aspettative esagerate portano illusione, stress, spesso partono da una progettazione sbagliata degli obiettivi. Nascono da una voglia di controllo assoluto, proprio quando questo controllo manca.
Invece le Potenzialità nascono da una visione allargata, fiduciosa, che lascia spazio all'imprevisto, come elemento trainante e non come pericolo incombente.
Se impariamo a dare spazio nella vita alle potenzialità nostre, di un progetto, di una amicizia, di un amore, allora impareremo ad avere belle sorprese, positive.
Evitando di chiudere la mente sui nostri pensieri (che saranno sempre limitanti) impareremo a trovare nelle possibilità future quelle soluzioni che adesso ci mancano e che non riusciamo neanche ad immaginare.
Questo non è un “pensiero positivo” o un “ottimismo facile”.
È una “ristrutturazione cognitiva”, che ha solide basi scientifiche perché prepara un atteggiamento mentale che l'inconscio può gestire bene.
Nell'inconscio già ci sono tutte le risposte, basta cercarle.
Il giusto atteggiamento mentale può favorire scientificamente l'emergere dal profondo di risposte incredibili, al di là della nostra attuale immaginazione.
È già successo in passato con uomini famosi e succede continuamente a persona che hanno imparato ad attingere dal proprio profondo alle risorse nascoste che ognuno porta dentro di sé.
Leggete le storie contenute nel post: Il Potere dell'inconscio.

Riepilogo:

  1. L'ignoto fa sempre paura, ma è normale che sia così.
  2. È l'inconscio che deve essere pronto partire, non solo la mente.
  3. Dobbiamo porci la domanda: Cosa deve succedere perché io passi all'azione?
  4. Le mie aspettative sono troppo alte ?(bersaglio piccolo)
  5. C'è spazio nella mia vita per le Potenzialità o solo per la caccia agli errori?
Coraggio, cominciate a partire ORA verso il futuro che vi attende, così scoprirete che il fossato da superare è meno profondo di quello che vi immaginate e che il pericolo maggiore ve lo state per lasciare alle spalle:
il pericolo dell'inattività!


Amedeo Formisano


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