Come capire se un obiettivo o un progetto è realizzabile

Da molte parti si legge spesso che la cosa più importante per un Team di lavoro sia fissare obiettivi chiari e ben ponderati.
Ma questo cosa significa in pratica?
Significa che gli obiettivi che noi ci poniamo nel mondo del lavoro e della vita devono essere realizzabili.






Gli obiettivi devono essere realizzabili!

Ma cosa rende un obiettivo realizzabile?
Alcuni motivatori parlano del giusto linguaggio da adottare sugli obiettivi, per motivarsi con espressioni positive, con tecniche di PNL, scrivendo su di un pezzo di carta dove si vuole arrivare, magari utilizzando “termini emozionali”.

MI SPIACE MA QUESTE SONO GRANDI SCIOCCHEZZE!

Non portano da nessuna parte perché fanno partire le persone con il piede sbagliato. Nel mondo reale serve ben altro.
Nel caso delle imprese commerciali è bene sapere se esiste un mercato florido che possa recepire il nuovo progetto/obiettivo. È un passaggio fondamentale perché avviare una nuova impresa senza che esista un mercato a cui rivolgersi è tempo perso e porta solo al fallimento!

Ritornando strettamente al discorso sugli obiettivi, la prima cosa da fare è vedere se l'obiettivo è realmente “fattibile”.
Nel mondo dell'architettura si parla di “studio di fattibilità”, cioè si crea un documento che studia la fattibilità di un programma o di un progetto, dal punto di vista tecnico ed economico.
Nella creazione degli obiettivi lavorativi dovremmo avere sempre il buon senso di creare uno studio di fattibilità minimo per sapere se la nostra idea sia realizzabile o meno (se ha un mercato).
Sembra una cosa ovvia eppure molte persone non riescono a capire l'importanza di tale studio e si lanciano in modo spericolato e dilettantesco in ogni operazione, prendendo “mazzate” atroci e demotivandosi da soli perché avviano lotte contro i mulini a vento.
Ebbene sì, dietro quasi tutti i fallimenti c'è uno sbaglio valutativo iniziale.
Questo però deve confortarci perché significa che se l'errore dipende da noi anche la soluzione può dipendere da noi.

Se l'errore dipende da noi significa che
anche la soluzione dipende da noi.

Per capire se un progetto è fattibile ci servono alcune considerazioni:
  1. conoscere il senso del limite;
  2. approfondito studio;
  3. utilizzare sempre un poco di buon senso;
  4. diffidare degli stati emotivi eccessivi (eccessivo entusiasmo o eccessivo abbattimento);
  5. l'impegno deve essere sempre correlato alla possibilità di raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti.
  6. capacità di adattamento;
  7. se qualcuno ha già realizzato un obiettivo significa che esiste già una soluzione.

Cerchiamo di capire nel dettaglio come:
  1. conoscere il senso del limite= È chiaro che nella vita non possiamo fare realmente tutto. Qualche esperto di motivazione per vendere un libro in più potrebbe sicuramente affermare che chiunque abbia abbastanza motivazione potrà realizzare ogni obiettivo prefissato, ma purtroppo non è così. La natura ha offerto molto a ciascuno di noi ma è chiaro che esistano dei talenti innati che agevolano alcune persone più di altre nel compimento di alcuni obiettivi. Ci sono “geni” che fin da piccoli suonano ad orecchio il pianoforte oppure hanno capacità mentali o atletiche straordinarie. Eppure anche queste persone se non si applicano con costanza e non si impegnano a fondo nella loro passione o disciplina inaridiscono precocemente.
    È sempre necessario applicarsi a fondo nelle cose per ottenere grandi risultati, non basta solo il talento. Questo naturalmente conforta me e ogni comune mortale che si voglia cimentare in una impresa difficile.
    Se ci sentiamo negati per la matematica o per le lingue nulla ci vieta veramente di acquisire delle conoscenze sufficienti per fare bene i conti o parlare in modo soddisfacente il cinese.
    In questo senso le teorie motivazionali hanno ragione.
    Molti obiettivi che sembrano irrealizzabili invece sono perfettamente raggiungibili da chiunque abbia la vera volontà di raggiungere i risultati sperati.
    Ma per farlo serve una vera “super-motivazione” (una cosa che nasce solo a livello profondo nell'inconscio) e la conoscenza dei propri limiti. Se una persona con una certa età decide di gareggiare in un evento sportivo particolare allora dovrà capire prima i propri limiti fisici e poi come superali.
    Attenzione: se una persona ha problemi di autostima la visione dei propri limiti potrebbe essere deformata. Potrebbe vedere limiti inesistenti o illudersi di non averne.
    Questo è molto pericoloso.
    Se manca un corretto senso di efficacia e stima di sé allora la sfida da affrontare potrebbe essere vista come una occasione di grande rivalsa, la grande affermazione di sé in qualcosa di esterno, quando la stima di sé può venire solo dall'interno.
    Non esistono medaglie d'oro che possano togliere o mettere la fiducia in noi stessi. Che sia chiaro.
    Conoscere i propri limiti significa anche che se dobbiamo avviare un'impresa internazionale allora forse sarebbe il caso di avere un interprete oppure di imparare una lingua straniera, ma se sottovalutiamo i tempi corretti di apprendimento allora possiamo incorrere in notevoli disagi, che spezzano i progetti infondati e creano demotivazione ed illusione, tutte cose che si ripercuotono sull'autostima.
    È la sindrome di John Henry, un'eroe popolare americano, un operaio di colore che decise di sfidare nello scavo di una galleria una trivella a vapore, utilizzando solo una trivella a mano. Infatti, dice la leggenda che il proprietario di una ferrovia acquistò una macchina a vapore per risparmiare tempo e denaro per trivellare le gallerie. Il gigante buono Henry decise di sfidare in una competizione la macchina per conservare il proprio posto di lavoro e quello degli altri compagni. Incredibilmente la gara fu vinta da Henry che morì per lo sforzo eccessivo. Accadde perché non aveva ben chiaro il senso del limite ma anche perché sottovalutò la potenza della trivella a vapore, cioè non si era ben informato. Questo ci porta al prossimo argomento:
  2. Approfondito studio= per capire quali sono i nostri limiti e i problemi insiti nel nostro progetto dobbiamo compiere sempre un'approfondito studio. Sempre!
    Eppure questa è una delle fasi che manca in quasi tutti i progetti non professionali.
    Un vero professionista sa di non essere perfetto ne indistruttibile, non ha la sindrome di John Henry, non ha problemi di autostima e non cerca di crearsela cercando conferme all'esterno della propria coscienza. Studia il problema in modo approfondito, cercando di scomporlo in tanti micro-problemi superabili a tappe.
    Francesco Galanzino
    Un esempio classico può essere la storia di Francesco Galanzino, un imprenditore che per passione sportiva decise di fare un cosa semplice semplice: Four Deserts, quattro gare di corsa in solitaria attraversando a piedi i deserti più letali del mondo ( Atacama in Cile, Gobi in Cina, Sahara in Africa e Antartide). Come riuscì a superare tutto questo? Studiando attentamente la fattibilità delle proprie imprese.
    Per andare in Antartide lesse tutti i libri che parlavano del Polo Sud, contattò Roberto Guidoni esperto di sport in condizioni estreme (fra le tante ha compiuto una corsa di “1765” km in Alaska) e sperimentò tutta l'attrezzatura in una cella frigorifera a -35°,
    cioè si documentò, chiese consiglio ad un vero esperto e sperimentò la propria resistenza in prima persona.
    (informazioni tratte dal prezioso libro di Pietro Trabucchi “Resisto dunque sono”).
    Solo così capì quali erano i reali problemi della sfida, i suoi limiti e come superarli. Come vedete una mente pratica sa come trovare le soluzioni invece di creare continui ostacoli o impedimenti inesistenti. Così migliora il proprio senso di efficacia, si abbassa lo stress e aumenta l'autostima.
    Ricordate sempre che nel caso degli obiettivi lavorativi sulle nuove imprese è sempre bene fare un'approfondita analisi di mercato per sapere se ci sono condizioni di guadagno cospicuo, come abbiamo già detto.
  3. Utilizzare sempre un poco di buon senso= Uno degli strumenti più importanti è sempre un poco di buon senso, è bene ribadirlo in continuazione, e il buon senso ci porta alla prossima regola...
  4. Diffidare degli stati emotivi eccessivi (eccessivo entusiasmo o eccessivo abbattimento)= Quando parte un'impresa il livello di emotività è sempre alto, tutto è bello e fattibile, anche le cose più astruse. Ma con il tempo il livello di adrenalina si affievolisce e così anche la nostra capacità di gestire la motivazione.
    Bisogna imparare a diffidare dei facili entusiasmi così come dei facili abbattimenti perché rappresentano i due estremi della nostra mancanza di controllo e di efficacia (leggi anche la Gestione degli stati emotivi).
  5. l'impegno deve essere sempre correlato alla possibilità di raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti= Spesso si cade in tentazione di esagerare nel voler raggiungere un obiettivo, mettendo in campo troppe risorse, non commisurate agli obiettivi, perché la spinta dello stress ci porta a dubitare della strada intrapresa e quindi ci sentiamo obbligati a dare il meglio, sempre di più, in un parossismo a volte deleterio. Come sempre la virtù sta nel mezzo.
  6. Capacità di adattamento= Dobbiamo sempre avere presente che la realtà può essere differente da quella immaginata. Allora interviene la nostra capacità di adattamento, di seguire la corrente invece che di opporvisi, la nostra capacità di saper sfruttare ogni situazione favorevole anche quando gli altri intorno sembrano cadere nel panico. Se impariamo a vedere una situazione in modo abbastanza distaccato, come se capitasse ad un altro ma non a noi, allora possiamo capire come funziona e come risolvere il problema.
    Questo ci porterà ad avere una visione“aperta sul mondo e sui nostri obiettivi”.
    La nostra capacità di adattamento è innata e dobbiamo solo rispolverarla perché è uno degli strumenti più potenti nell'evoluzione umana.
  7. Se qualcuno ha già realizzato un obiettivo significa che esiste già una soluzione= È una questione di praticità: se un obiettivo è stato già raggiunto non ci resta che studiare il processo che ha condotto quello sportivo alla meta, quell'imprenditore al successo, quello scrittore alla fama e così via...

Abbiamo analizzato quali sono i pericoli e quali i metodi giusti per capire se una sfida è superabile, se un obiettivo è realizzabile, nello sport e nel lavoro.
Abbiamo capito che si può fare qualcosa di reale che ci permette di raggiungere un certo “controllo”.
Questi sono i pochi e semplici passaggi che vi forniranno il vero controllo su vostri obiettivi.

Se qualcuno in passato vi ha rimproverato dicendovi: “hai fallito perché non credevi veramente in quello che facevi” questo qualcuno ha sbagliato alla grande!
Non basta credere nelle proprie idee ma bisogna confrontarsi con la realtà, che è sempre qualcosa di diverso da ciò che ci passa per la testa.
Solo con il confronto con la “realtà” possiamo assumere una vera consapevolezza e affrontare i nostri obiettivi con la massima efficacia.
Se siamo efficaci sappiamo di poterci fidare di noi stessi, cioè cresce l'autostima. È tutto collegato strettamente.
Quando avremo studiato veramente bene la fattibilità di un obiettivo (o progetto, di qualunque cosa si tratti) i risultati arriveranno veramente e saranno proprio loro, i risultati stessi, a motivarci più della PNL, delle passeggiate sulla carbonella, dei corsi motivazionali.

Ora non resta che darsi da fare.

Amedeo F.

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