Best Team: quando il talento è difficile da gestire

Quando si crea un Team di lavoro si pensa che la persona capace, il professionista straordinario, il talentuoso per eccellenza, possa avere quella marcia in più per portare a casa gli obiettivi più rapidamente degli altri. Questo naturalmente è vero.
Eppure il suo arrivo in un Team non viene vissuto solitamente bene, anzi.....

Il talentuoso viene visto come un nemico!

In un gruppo consolidato spesso vigono leggi non scritte che permettono al Team di avere un certo equilibrio.
Magari nell'ufficio tutti i componenti non si impegnano come dovrebbero, tendono a sfuggire alle proprie responsabilità, cercano continuamente di trovare scappatoie per rimandare un certo tipo di lavoro, si prendono licenze eccessive sugli orari di lavoro etc...
Ma l'arrivo del fuori classe tende a rompere gli equilibri che si sono instaurati nel tempo, rimettendo tutto in discussione e ponendo in evidenza tutte le magagne del gruppo!
La persona capace diventa subito un incomodo, un potenziale nemico che può cercare di scalare la vetta da solo, ottenendo tutti i risultati che altri, faticosamente cercano di portare a casa da anni, magari con la maldicenza e la furbizia, ma non con la professionalità.
La sua produttività potrebbe essere imbarazzante per gli altri.

Il talento fa paura e la nostra società
non gestisce bene i talenti straordinari.

Anche al livello manageriale il talentuoso costituisce un problema: si sa che è utile, a volte indispensabile, ma non lo si vuole ammettere. Perché dovrebbe essere pagato meglio, perché avrebbe diritto a un maggior riconoscimento e soprattutto metterebbe in evidenza anche la possibile mediocrità del dirigente con scarsa autostima.
Insomma il talentuoso serve ma non piace a nessuno. Lo si vede continuamente anche nello sport.
Il grande “cavallo di razza” è indisciplinato, vuole sempre averla vinta e non risulta addomesticabile a pieno. Basta vedere i problemi suscitati da Balotelli e Cassano per farsi un'idea di come sia difficile gestire un numero uno del calcio.
Eppure dobbiamo ammettere che il talento deve essere riconosciuto e premiato. Che senso avrebbe migliorarsi in continuazione e cercare di imparare il più possibile tutte le finezze di un lavoro se poi queste qualità non venissero riconosciute?
Tutti i Team hanno bisogno di un fuoriclasse che possa fornire l'esempio e bisogna saperlo sfruttare.
Ma come?
Prima di tutto accettando l'idea che la persona di talento, in qualunque ramo lavorativo si applichi, prima o poi ha il diritto di emergere e di trovare la sua piena soddisfazione.
Se fosse altrimenti nessun manager potrebbe permettersi di chiedere maggior impegno ai propri collaboratori.

L'impegno va sempre riconosciuto.

Il manager deve assolutamente mostrare una maturità interiore e un'autostima ferrea, perché se così non fosse allora l'invidia e la mediocrità prenderebbero il sopravvento, minando il Team alle radici.

Il Team manager deve poter coltivare i talenti
e non esserne invidioso.

Deve poter riconoscere anche i propri limiti e capire che tutti possono contribuire al successo di un progetto, ognuno con le proprie specificità e competenze.
Deve anche capire “empaticamente” in che modo il talentuoso può essere accolto dagli altri membri del Team, se con senso di sfida e diffidenza oppure con curiosità.
Spesso la figura Senior che si occupa dell'apprendistato del nuovo assunto potrebbe essere uno dei maggiori ostacoli all'inserimento effettivo nel gruppo (leggi anche: Best Team: l'apprendistato del nuovo assunto).

Il talentuoso tende alla leadership e questa è
una tendenza naturale e inevitabile.

Cercando di frenare tale tendenza si incorrerebbe solo in tutta una serie di controversie e recriminazioni che indebolirebbero in futuro il gruppo.
Attenzione: nel tempo il talento o emerge al comando di una parte del Team o tende a cercare spazi propri all'esterno del Team stesso, spesso in antagonismo.
Insomma o gli si da spazio o diventa un nemico.
Fra le due cose è meglio sempre dare spazio e soddisfazione, facendolo emergere ma non a scapito degli altri.

Il problema dei talentuosi spesso è la propria incapacità di legare bene con gli altri talenti. Mentre i mediocri (il termine è orribile perché comporta quasi un giudizio irreversibile) tendono naturalmente a creare un'intesa basata sul reciproco aiuto, i talentuosi spesso entrano in antagonismo sfrenato fra loro.

I “bravi” non riescono ad entrare in sintonia con i propri simili.

Sembra strano ma è proprio così. Tendono a veder nell'altro talentuoso un rivale, un ostacolo, non una possibilità di sviluppo ed entrano in antagonismo.
Naturalmente questa non è una regola aurea perché ci sono anche tante persone capaci che creano rapporti lavorativi meravigliosi con i propri collaboratori.
Eppure spesso chi possiede grandi capacità al livello tecnico e naturale presenta una debolezza sul piano umano imbarazzante.
Il grande Michelangelo non era certo un esempio di collaborazione pacifica, anzi era un attacca brighe e un egocentrico, sempre alla ricerca della perfezione da raggiungere in esclusiva solitudine.
Fu il primo esempio di artista rinascimentale alla ricerca di un protagonismo assoluto nelle proprie opere.
Nella Pietà incise sulla fascia del vestito della Vergine Maria il proprio nome, in modo che non si potesse confondere l'attribuzione dell'opera e in seguito arrivò addirittura a licenziare pian piano tutti i suoi collaboratori mentre stava realizzando la Cappella Sistina.
Solo lui doveva esserne l'artefice e nessun altro, quando normalmente un'opera era sempre il frutto di un lavoro di squadra.

Grande genio e grande caratteraccio spesso vanno a braccetto.

(Piccola nota: a quanto pare Leonardo non soffriva di questi egocentrismi e riusciva ad avere collaboratori che lo attorniassero e aiutassero nella preparazione dei propri progetti, tutto elegantemente vestito e profumato, sotto lo sguardo schifato del rude Michelangelo che invece viveva in modo scarno e brutale, che mal sopportava l'aura da “Dandy” di Leonardo).

Ma nel lavoro di tutti i giorni purtroppo (o meno male) non ci troviamo a che fare con geni come Michelangelo ma dobbiamo comunque venire a patti con persone capaci.
In pratica cosa fare?
  1. Se il Team è in via di costruzione e il talento è in erba bisogna dargli il giusto spazio ma facendogli capire chiaramente che non può fare o avere tutto ciò che vuole, insomma deve capire che non è un “ragazzino” indisciplinato e che anche gli altri hanno diritto alla sua considerazione e il suo rispetto. Nei colleghi bisogna monitorare l'insorgenza di eventuali gelosie e rappresaglie, ma se il gruppo funziona sulla meritocrazia vera questo non dovrebbe succedere. Non “dovrebbe” ma purtroppo succede quasi sempre, perciò bisogna imparare a non illudersi e guardare ai difetti altrui ( e propri) come una realtà di cui tener conto. Sempre!
  2. Se il Team è una entità già consolidata bisogna far capire al nuovo arrivato che parte dei giochi sono già stati fatti, che i posti migliori sono già occupati e che non può pretendere da un giorno all'altro di salire in graduatoria nel gruppo. Deve anche capire che la possibilità di avanzamento esiste ed è reale se si impegna con umiltà e costanza, nel rispetto altrui.
  3. Se i talentuosi sono più di uno una piccola rivalità fra loro potrebbe essere anche positiva purché non sfoci in guerra aperta. È un gioco da fare con estrema attenzione e va monitorato attentamente.
Solo così si potrà costruire un Team produttivo, dove il cavallo di razza è solo una parte, anche se importante, del gruppo.
Attenzione, il motto “tutti sono necessari, nessuno è indispensabile”vale per singoli e aziende. Anche il talentuoso potrebbe dire: “ok, cerco un'altra azienda migliore”, portando tutto il suo know-how altrove!

Gestire un Team è indubbiamente difficile, bisogna evitare di circondarsi di persone servili e bisogna accogliere le persone capaci e talentuose, anche se questo significa gestire caratteri difficili e spesso non pienamente cooperativi.
Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare!” diceva John Belushi in Animal House, ma se il Team manager non ha qualche talento fra i suoi membri allora come riuscirà a giocare, nei periodi di magra e di difficoltà?

Solo l'esperienza del Team manager saldo e preparato può gestire un Team equilibrato e produttivo, che sappia dare il giusto valore ad ogni membro.


Amedeo F.

Post correlati: