Best Team: il Problem Solving applicato alla ricerca dei soci/collaboratori



Non ci sposa con chiunque!
Che vuol dire questa strana affermazione?
Spesso nel mondo degli affari si conoscono varie persone, che sembrano motivate e orientate verso gli stessi nostri obiettivi (sembrano....).
Allora si comincia a pianificare un progetto insieme, pieno di speranze e sogni, ma dopo poco tempo iniziano ad emergere le magagne, i contrasti, le divergenze che crescono sempre più, fino a diventare incolmabili.
Sembrava un matrimonio perfetto e invece...
Cosa sarà successo?
È un come quando si corteggia una donna bellissima. Con il tempo ci si accorge dei difetti e che altre cose sono importanti, non solo l'aspetto, così pian piano la perfezione sfuma.....
Anche nel lavoro la mente si mette all'opera è comincia a porsi centinaia di domande, partendo dalle solite frasi che dicono: “ma succedono tutte a me? Certi tipi strani li trovo tutti io? Ma siamo circondati solo da mediocrità?” e così via, proiettando le nostre responsabilità su fattori esterni per salvaguardare la nostra autostima.
In realtà la cosa è molto semplice: la persona a cui ci siamo uniti del santo vincolo del “business” non era la persona adatta e una vocina interna già lo sapeva da tempo.
Il nostro inconscio sa tutto e non lo fate fesso. Qualcosa di incredibilmente sapiente già aveva afferrato questa profonda verità ma il nostro io non la poteva accettare.
Quando siamo in momenti di grande difficoltà la nostra mente si aggrappa alla prima soluzione che passa, senza discernimento, impedendo alla parte cosciente di fare il proprio mestiere e lanciandosi in collaborazioni nefaste che portano solo disistima e rancore.
Il peso di tali scelte è enorme e porta gravi ripercussioni sia in ambito lavorativo che in ambito mentale.
Bisogna capire che la scelta di un socio, di un collaboratore è una delle cose più complesse che esista.
Non possiamo affidarci al primo che passa, anche se la tentazione di scegliere il meno peggio è alta.
Come per un matrimonio dovremmo vagliare attentamente tutte le caratteristiche del collaboratore, valutandone non solo i pregi ma soprattutto i lati oscuri, le debolezze.
Sono proprio le debolezze che a volte hanno più importanza.
È fondamentale dividere i compiti fra i soci in base alle effettive capacità, tenendo ben presente quali sono i limiti delle persone.
Facciamo un esempio: se il mio socio/collaboratore non possiede una grande creatività, perché ama le strutture burocratiche, la pianificazione cavillosa, ha una mente ordinata che non concepisce nulla al di fuori della sua piccola visione e che male si relaziona con gli altri, questa persona forse non sarà adatta alla presentazione di prodotti o di servizi, in cui il presentatore deve essere fantasioso e istrionico, con una capacità empatica molto forte. Forse questa persona così chiusa ma precisa potrebbe funzionare meglio nella parte organizzativa, di bilancio.
Insomma ci mette i soldi ma non è detto che possa far bella figura in pubblico!
Eppure, molto spesso, queste considerazioni ovvie vengono saltate e cerchiamo nel socio/collaboratore caratteristiche lavorative che questa persona non avrà mai.
Ciò crea acredine e aspettative sbagliate.
...

Vi è mai capitato di chiedere ad un estraneo consiglio e quello, dopo aver sentito la vostra storia, spacca il capello e vi mostra tutti i difetti, uno ad uno, con spietata evidenza, facendovi notare ciò che una parte del vostro cervello in fondo già sapeva? Dopo non avreste voluto sprofondare nel cemento per nascondere la vergogna?
Ma come avrà fatto questo estraneo a capire tutto? Che sia più intelligente di noi? Allora ci demotiviamo, ci sentiamo inferiori e così via …..fino all'autocommiserazione e al disprezzo di noi stessi.
La soluzione invece è semplice.
L'estraneo possiede due caratteristiche che voi al momento non avete:
  1. non è emotivamente coinvolto
  2. ha una prospettiva differente che gli consente di vedere meglio, dall'esterno, le cose.
Ecco perché le sue valutazioni sono azzeccate!
Non ha super-poteri o tecniche mentali particolari, ha solo una prospettiva migliore.


Da questa semplice costatazione possiamo trarre utili tecniche per capire i nostri limiti e superarli.

Le nostre scelte saranno “forti” e valide quando:

  1. Saremo emotivamente distaccati.
  2. Avremo una prospettiva differente.
  3. Daremo al “tempo” la possibilità di fare emergere la verità sulle persone e sulle cose.
  4. Elimineremo le idee preconcette sui collaboratori.
  5. Osserveremo come la persona da valutare si rivolge ai sottoposti.

Studiamole nel dettaglio:
  1. Saremo emotivamente distaccati.= Quando le cose vanno male la nostra emotività ne risente. Dentro di noi abbiamo tutti gli strumenti per far emergere le soluzioni ma spesso ignoriamo le voci che ci vengono dall'interno. Per ascoltare il nostro inconscio dobbiamo imparare ad ascoltare il nostro corpo e le resistenze che mette in atto. Se una persona ci sembra affidabile e ci buttiamo a capofitto fra le sue braccia ma lo stomaco si ribella e ci porta nausea improvvisa allora significa che qualcosa non va (la nausea è solo un piccolo esempio). I segnali del corpo rivelano ciò che si nasconde nel profondo, quella parte del cervello che la sa lunga e non si fa truffare dall'intelletto.
    Invece di dedicarci a complessi sistemi meditativi per ottenere il “distacco” vi dico che spesso basta essere consapevoli della propria emotività, sapere che è presente e che è cosa sana e va accolta senza giudizi. Questa sola consapevolezza comincia a produrre il necessario distacco. Ma per essere più distaccati dobbiamo prendere coscienza della nostra emotività, dei nostri limiti ed accettarci.
    La persona tutta razionalità, priva di emotività, è finta. Mr Spock non esiste! Ma per ottenere il distacco serve anche il tempo (punto 3, che tra breve affronteremo).
  2. Avremo una prospettiva differente= Quando abbiamo qualche dubbio dovremmo avere l'umiltà di cercare consiglio da una persona esterna a noi e ai nostri obiettivi. L'aiuto di un “coach”, o anche solo di una persona incontrata per caso, potrà essere utile. Cosa dovrà fare questa persona? Ascoltarci e basta! Parlando e descrivendo ciò che avete in progetto di fare (e di chi state scegliendo per collaboratore) la vostra stessa mente comincerà ad aprirsi, da sola, verso la verità e le soluzioni migliori.
    Molta terapia in fondo consiste, nella parte iniziale, nell'ascolto silenzioso. È utile anche la scrittura, cioè prendete un bel quaderno e descrivete minuziosamente tutta la situazione, come se parlaste ad una persona reale. Poi chiudete il quaderno e riponetelo in un cassetto. Riaprite gli appunti dopo qualche giorno, fate passare del tempo perché il tempo è un amico.....
  3. Daremo al “tempo” la possibilità di fare emergere la verità sulle persone e sulle cose= Il tempo è una grande risorsa, che pone distanza fra noi e le nostre idee e permette di guardarle con una diversa prospettiva (il distacco emotivo, eccoci finalmente). Quando siamo precipitosi non diamo al nostro cervello il tempo di estraniarsi dagli stati emotivi che influenzano la coscienza. Invece, quando ci prendiamo i tempi giusti, gli stati emotivi cambiano, si evolvono, perché non sono stabili, ma mutano in continuazione. Così facendo noi facciamo affidamento proprio sulla labilità degli stati emotivi e un punto debole diviene un punto di forza incredibile. Prendendo tempo le soluzioni tendono ad affermarsi da sole, senza sforzo, la nostra prospettiva cambia e comincia a vedere le cose non per come le abbiamo immaginate noi ma per come esse sono realmente.
    È anche la soluzione migliore per chi cerca di controllare inutilmente i propri stati emotivi. Essi passano e rimane la realtà.
    Se abbiamo un'idea scriviamola su di un pezzo di carta e chiudiamola in un cassetto, in una scatola, l'archivio delle idee. Se questa idea supera il passaggio del tempo, dopo una settimana, un mese, un, anno, allora questa idea veramente sarà buona e la potremo valutare senza bisogno di ricorre a nessun intervento esterno. Saremo noi ad aver acquisito la giusta prospettiva distaccata. Leonardo così creava le proprie opere, nel tempo, vedendo ogni minima sfumatura e correggendo ogni errore. Michelangelo corresse il suo Mosé ri-scolpendo la testa e girandola (una cosa assurda che solo lui poteva fare). Aveva notato che l'opera, per quanto perfetta, non aveva quella forza espressiva che meritava. Se ne accorse da solo, proprio utilizzando il suo amico più potente: il tempo.
  4. Elimineremo le idee preconcette sui collaboratori= la verità non si nasconde nei nostri pensieri, nei nostri preconcetti. Dobbiamo osservare la pianta dai suoi frutti, come dice la Bibbia. Questa persona con cui vogliamo collaborare che cosa ha realizzato in passato? Ha mostrato doti, seppur latenti, di poter portare a termine il compito in cui si è cimentato?
    Il curriculum in fondo ci dice poco se non lo verifichiamo di persona.
    Il modo migliore è quello di affidare un piccolo compito e vedere “se e come” esso viene portato a termine.
    Importante è anche il nostro livello di autostima (io sono Ok, tu sei OK) che ci può portare a vedere tutti come potenziali nemici oppure come persone con cui collaborare. Se pensate che tutti vogliano costantemente fregarvi nella vita allora avrete grandi problemi nell'approcciare il prossimo. Tutto qui.
  5. Osserveremo come la persona da valutare si rivolge ai sottoposti= Molte volte le persone nascondono la loro vera natura. Alcuni hanno una capacità innata per la menzogna e riescono a manipolare gli altri con facilità. Durante un rapporto di lavoro è difficile capire chi si nasconde veramente dietro la maschera. Ma un modo per incrinare la maschera c'è.
    Osservate attentamente come tratta i sottoposti, i collaboratori di lunga data, i camerieri nei ristoranti, il postino, il parcheggiatore etc... questi atteggiamenti spesso non sono filtrati e rivelano la vera identità della persona con cui collaborate. Così capita che il finto “paziente”, il finto “umile”, diventa un arrogante con il fattorino, con il cameriere, con il collaboratore sottoposto.

Queste semplici tecniche vi offriranno un mare di soluzioni perché in fondo sono applicabili ad ogni valutazione importante da fare, sulle persone e sui vostri obiettivi e problemi.
Sono tecniche preziose di Problem solving che tutti possono mettere in pratica e che non necessitano di particolare studio, ma solo di buona volontà.

Il tempo è un grande amico, se sappiamo come utilizzarlo bene.
Il tempo fa emergere tutto:
Potete ingannare tutti per qualche tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo (Abraham Lincoln). Questo vale anche per noi stessi e per gli autoinganni in cui ci nascondiamo.

Alla fine, prima di prendere la decisione finale, date al tempo la possibilità di far maturare il giusto distacco emotivo, ascoltate il vostro stomaco, sentite cosa vi sussurra l'inconscio, perché il vero consigliere lo abbiamo dentro.

Amedeo F.