Autostima: il campo sentimentale

Il problema dell'autostima è centrale nelle nostre scelte amorose.
Molte donne pensano: “ho trent'anni ma non ho trovato ancora la persona giusta! Esco da un rapporto fallimentare che mi ha ferita profondamente e vorrei qualcuno che finalmente mi ascoltasse, con cui poter realizzare quella famiglia che tanto desidero. Ma il tempo passa inesorabile e il mio sogno sembra non realizzarsi mai.”
Altre persone si sentono fortemente dipendenti dalla persona “amata”. Vivono l'esperienza con estrema angoscia: “lui/lei non mi chiama abbastanza, non capisco se prova le stesse emozioni che provo io, vorrei che mi esprimesse i suoi sentimenti ma invece è sfuggente e tutto questo mi fa impazzire, mi sfianca. Vorrei non dover amare, vorrei non dipendere dall'amore!
La paura del rifiuto è sempre in agguato e si fa sentire fin dal primo approccio, dal primo appuntamento. Così il nostro aspetto è sempre curatissimo, cerchiamo di parlare a raffica perché il silenzio ci imbarazza, perché temiamo di annoiare con la nostra incapacità la persona che ci interessano. Vorremmo trovare la maggior parte di punti in comune con l'altro/altra, dal colore preferito al libro più amato, dal film che ci ha emozionato alla trasmissione preferita. Perché pensiamo che più cose accomunano le persone maggiori saranno le probabilità di successo del rapporto.
Poi se qualcosa non va, se i puntini non si allineano tutti nel disegnare un cuoricino perfetto, allora ci sentiamo in obbligo di bloccare il rapporto “prima che sia un fallimento”. Perché la sofferenza sarebbe troppa e non ci sentiremo in grado di affrontarla nuovamente.
E in tutto questo si somma il parente o la vicina che continuano a domandarci se siamo fidanzati/sposati, se si quanti figli abbiamo, perché se non hai figli allora sei quasi un povero derelitto.....

Insomma quante chiacchiere e preconcetti dobbiamo sorbirci nella vita sulle questioni amorose, tutti giorni e da chiunque?
È normale che la nostra autostima vacilli sotto il peso di queste idee stagnanti, che tutti proviamo sulla nostra pelle ma a cui solo pochi sanno opporsi mentalmente.
Cosa possiamo fare allora?
Dobbiamo renderci conto che sono tutti preconcetti, norme dettate dalla società ma che non corrispondono alla vera essenza spirituale di ognuno.
Dobbiamo capire che non tutti sono fatti per il matrimonio. Non tutti sono fatti per la convivenza e i figli. Non si tratta di asocialità ma di diverso modo di rapportarsi con il mondo.
Non esiste un'età giusta per innamorarsi! Può succedere a quindici, venti cinquanta o ottant'anni. Succede e basta. Non c'è un tempo massimo o un limite di età. È un processo al di là della ragione e dell'intenzione che si scatena fra due menti e fra due corpi.
Dobbiamo capire che la nostra stabilità interiore non può dipendere da un elemento esterno!
Se ci sentiamo frustrati per la mancanza di un amore è perché ci manca qualcos'altro, una visione differente, l'autostima che ci porta ad un equilibrio che deve partire dall'interno e non può essere succube di fattori esterni.
La persona veramente equilibrata sta bene da sola come in compagnia. La sua strada è chiara e non ha bisogno di conferme esterne.
È una consapevolezza che arriva quando si conquista il rispetto di sé.
La paura del rifiuto è uno degli indicatori maggiori dell'ansia che i rapporti con le altre persone ci provocano. Allora la telefonata mancata ci butta in uno stato di agitazione, di sofferenza. Nascono i brutti pensieri e ci sentiamo inermi nelle mani dell'altro, quasi maledicendoci per le sensazioni amorose che proviamo. Soffriamo perché sentiamo una “dipendenza” dall'altro.
Ma questo senso di frustrazione e mancanza e che noi chiamiamo “amore” non ci deve spaventare. Guai se non lo provassimo. È una ricchezza che ci deve essere in una vita piena e completa.
Questo senso di ansia, quando lui/lei non non si fa sentire, da dove nasce? Nasce dal profondo bisogno di accettazione che tutti noi abbiamo. Vogliamo che la persona amata ci possa notare, apprezzare, possa ricambiare i nostri sentimenti. Se questo non avviene, “nei modi che noi abbiamo deciso”, ci sentiamo sperduti, deboli e insicuri.
Perché inconsapevolmente noi creiamo le regole, spesso rigide, con cui l'altro ci dovrebbe accettare. Se l'altro non ci accetta secondo “le nostre regole allora” non ci ama.
Se mi amasse mi telefonerebbe tutti i giorni....
Se mia amasse veramente si ricorderebbe di ogni data significativa, dal primo bacio al primo appuntamento....
Se mi amasse veramente mi corteggerebbe in continuazione, anche dopo vent'anni di matrimonio.....
Se mi amasse veramente saprebbe cosa provo nel mio intimo.....
Se mia amasse veramente..... e l'elenco continua all'infinito, in tutta una serie di leggi e di regole non scritte che avvelenano il rapporto.
Ma queste attenzioni le avete mai esplicitate? Gli avete mai chiesto direttamente maggiori attenzioni? No? E allora forse avete dato per scontato ciò che scontato non era.
La mente maschile funziona in modo differente da quella femminile. Le donne sono più intuitive ma gli uomini no, sono diretti.
Se una donna dice ad un uomo:
Antò, fa caldo (come in una famosa pubblicità), ma tu non hai sete?” Magari la donna vorrebbe bere qualcosa, vorrebbe andare in un luogo fresco e appartato dove bere in compagnia. Vorrebbe stimolare il ragionamento di Antonio per vedere se si trovano in sintonia.
Invece Antonio risponde “No, non ho sete!” e ignora del tutto il messaggio sottinteso della donna. State certi che la cosa non finisce lì. Nasce la lite appena possibile. È matematico.
Se invece la donna conoscesse la mente maschile formulerebbe la domanda in modo diretto: “Antò , fa caldo e ho voglia di bere qualcosa, andiamo in quel bel locale che si trova.....” allora la mente di Antonio capirebbe la domanda diretta e acconsentirebbe. Tutto qui.
Siate diretti nel manifestare le vostre esigenze,
di qualunque tipo esse siano.
Anche in campo sessuale spesso le persone non esplicitano i loro bisogni. Così sono perennemente insoddisfatte. Invece bisogna esplicitare con coraggio tutto. Bisogna dire questo mi piace e questo no. Vorrei che tu mi baciassi così o facessi questo.
Poi sta all'altro, nella più completa libertà, accettare o meno le vostre richieste. Ma spesso sono richieste semplici e legittime che non vengono esplicitate per pudore.
Ricordate sempre che la stima per voi stessi vi impone di rispettare le vostre scelte e gusti, come dovete rispettare quelli degli altri, quindi dovete esprimere i vostri gusti perché è un vostro diritto!
Le vostre idee sono valide come quelle di chiunque, ricordatelo sempre.


La paura del rifiuto, che già abbiamo affrontato su Allenavita in varie forme, è una delle barriere più difficili da superare nella conquista dell'autostima. È strettamente legata alla paura della sofferenza in amore.
Non esiste età in cui non si soffra per amore. Ma, rispetto ad un giovane, la persona matura ha un'arma in più perché dice a sé stesso: “se l'amato non mi ama e non mi apprezza a volte NON È PER COLPA MIA!”
Se la persona non mi ama non è per colpa mia!
Infatti questo è l'errore che fanno la maggior parte delle persone, cioè accollarsi la responsabilità del “fallimento amoroso”, fallimento che non è detto che ci sia. La persona amata non contraccambia? l'amico/amica del cuore sembra indifferente? Allora c'è qualcosa in me che non funziona.
Non è così.
Spesso le persone sono prese dalla loro vita, dai loro problemi, dalla loro visione del mondo che li porta a fare scelte per noi strane, imprevedibili.
Noi non siamo al centro del loro mondo.
Con l'età e l'esperienza si dovrebbe capire che ognuno di noi è chiuso nel suo piccolo universo e non riesce a capire quello altrui. Veniamo amati non per quello che siamo realmente, ma per quello che gli altri pensano, vedono, credono.
Questo non significa che nel processo amoroso non abbiamo le nostre responsabilità, ma significa ricordare che tale processo è a due, con due menti che si scontrano/incontrano e non ci è possibile influire su quella della persona amata ( e meno male).

Se noi soffriamo spesso è per colpa delle nostre definizioni troppo rigide, delle regole assurde, dei comportamenti stereotipati provenienti dalla società e da noi stessi.
Dobbiamo imparare a fare una cosa molto facile e difficile al contempo: ragionare con la nostra mente.

Questo significa raggiungere la consapevolezza e la responsabilità nelle nostre azioni, unificando il pensiero, la parola e l'azione.

Solo così possiamo raggiungere una indipendenza interna, una nostra coerenza profonda.
E se scoprissi l'incoerenza e la contraddizione nei miei pensieri?
Walt Whitman scrisse:
Mi contraddico? Certo che mi contraddico! Sono vasto, contengo moltitudini...” (da Canto di me stesso, in Foglie d'erba)

Quando arriviamo a sospendere il giudizio su noi stessi, in amore e nella vita, allora cominciamo ad intravvedere la moltitudine di esseri e di significati che si nasconde in ognuno di noi.

Amedeo F.

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