La gestione degli stati emotivi

Il tema della gestione degli stati emotivi è uno dei più complessi della crescita personale e della psicologia. Cercheremo di affrontarlo dando qualche nozione utile al lettore, ma prima è doveroso chiedersi: è veramente necessario gestire i propri stati emotivi?
La domanda potrebbe sembrare strana ma alcuni psicologi pensano che gli stati emotivi non debbano essere gestiti, come invece cerca di fare chi si impegna nella crescita personale.
Perché sarebbe tanto importante dominare le proprie emozioni?
Forse perché a volte sentiamo di essere in balia di situazioni che mettono a dura prova la nostra stabilità interiore, la nostra capacità di reazione e di adeguamento ad eventi nuovi, che ci trovano impreparati.
Sentiamo che la nostra autostima vacilla e diventa necessario prendere le redini della nostra mente, per condurla verso i risultati sperati.
Quante volte un piccolo problema lavorativo a prima mattina sembra inficiare tutta la giornata? Sembra che basti un piccolo incidente per destabilizzare la nostra attenzione e la nostra fiducia che il resto della giornata possa svolgersi in modo proficuo.
Sicuramente in questa visione parziale del mondo, che ognuno sperimenta, entrano in campo le tre P, in cui ogni evento diventa permanente, pervasivo e personale.
Allora vorremo conquistare una visione logica del mondo come quella di Mr. Spock, il vulcaniano super-logico di Star Trek, che riesce ad affrontare con estrema logica ogni fatto, tagliando il capello in due e scoprendo il mistero che c'è dietro.
Ma ricordiamo che Mr. Spock è una figura di fantasia, che ha avuto un'enorme successo perché estremizza uno dei miti tipicamente occidentali: il primato della logica su quello delle emozioni.
È proprio in questo falso mito che nascono i nostri preconcetti verso il mondo emotivo:
l'emotività è vista come debolezza, la logica come forza.
È un malinteso che nasce da lontano, dalla filosofia greca, dall'esaltazione del pensiero umano basato su teorie che esaltavano l'esattezza della matematica.
Ma oggi si parla di “intelligenza emotiva”, riportando nella giusta considerazione tutta quella serie di intuizioni che da sempre caratterizzano l'animo umano, soprattutto quello femminile, che gli studiosi stanno rivalutando sempre di più, come una ricchezza e non una debolezza.
Ecco perché nasce la necessità di chiederci se gli stati emotivi vadano veramente controllati e non sia il caso di abbracciarli come una benedizione, come una divinità oscura e misteriosa che viene a visitarci, per portare un messaggio nuovo.
Ricordiamo che ognuno di noi porta in sé i Tre Abissi dell'Inconscio, dove si nasconde la vera natura personale di ognuno, che per la maggior parte della nostra vita rimane nascosta, acquattata nell'oscurità fertile che è la nostra mente.
Naturalmente non stiamo parlando degli stati emotivi che portano ad eccessi penali come l'esagerata gelosia, stati maniacali ossessivi vari, che distruggono la persona e che vanno trattati sempre con l'aiuto di psicologi competenti.
Qui invece parliamo di tutti quegli stati piccoli e medi che ognuno di noi sperimenta, dal piccolo nervosismo sul lavoro, al senso di insoddisfazione di alcune giornate, alla sensazione di impotenza che certe persone sanno suscitare nel prossimo.
Allora come possiamo affrontare tali stati emotivi? Come possiamo raddrizzare una giornata cominciata male? Dove possiamo trovare le energie necessarie ad alzarci un'altra volta e ad andare a lavorare, proprio in quel posto che per noi è diventato un campo minato, dove tutti sembrano essere nemici?
Andremo a miscelare due teorie, che sembrano provenire da sue mondi opposti, ma che invece possono trovare un punto di contatto: Roberto Re (mito della crescita personale) e Raffaele Morelli (uno degli psicologi più famosi d'Italia).
Roberto Re indica, nella gestione degli stati emotivi, tre elementi fondamentali:
  1. Stato fisiologico
  2. Focus mentale
  3. Dialogo interno
tre elementi che Re inserisce nel problema del “Motivare e motivarsi”,contenuti in un doppio dvd che assolutamente non può mancare nella vostra collezione di video di crescita personale. Osserviamoli da vicino, (anche se non mi atterrò alla spiegazione di Roberto, perché preferisco darne una più personale):
1. stato fisiologico: Un corretto stato fisiologico è la premessa fondamentale perché il nostro cervello sia in buone condizioni. È una cosa che dicevano anche i latini (Mens sana in corpore sano) e che la scienza medica ha ampiamente convalidato. John Medina afferma che bastano venti minuti di cammino al giorno per favorire un corretto afflusso di sangue al cervello. Anche se facciamo più ne bastano solo venti per migliorare il nostro “muscolo pensante”.
Durante l'attività fisica vengono rilasciate delle sostanze che producono anche un breve stato euforico e allontanano lo stress.
Pensate che non bisogna per forza cimentarsi in particolare gare sportive per sperimentarlo, basta una bella passeggiata lunga al giorno e l'umore naturalmente tende a riequilibrarsi. È un fatto fisico, facile da sperimentare. Non ci sono teorie complicate da capire.
Quando il nostro fisico, magari appesantito da molti chili di troppo, ritrova la sua forma originaria, ci sentiamo più scattanti, migliori, le scale non sono più un problema. Molte persone non capiscono l'importanza di una corretta alimentazione quando, curando la pancetta, noi in realtà curiamo la mente. Consiglio a tutti di creare le basi per un corretto vivere quotidiano cercando di camminare almeno un'oretta al giorno, TUTTI I GIORNI, senza saltarne uno. Cercate un percorso di vostro gradimento ed eleggetelo a vostra pista personale. Non bisogna camminare in fretta, basta farlo al passo costante, alla velocità che più è consona alla vostra andatura naturale, senza fiatone. Dopo qualche giorno vedrete che la mente comincerà a liberarsi da tutte le tossine in eccesso e il vostro umore migliorerà. L'orario non è importante, potete farlo a prima mattina prima di andare al lavoro sia alla fine della giornata, come antidoto per tutte difficoltà giornaliere. La palestra non serve. Serve un dietologo bravo e non le diete fai-da-te.

2.Focus mentale: Il giusto focus mentale significa che noi possiamo lavorare su due fronti: l'immagine che abbiamo di noi stessi nel raggiungimento di un obiettivo, nella nostra capacità pratica di vedere il bicchiere mezzo pieno in tutto ciò che ci accade.
Quando un'attività parte c'è tutta l'emozione, la fiducia e la speranza che la cosa vada in porto. Quando cominciamo una dieta, almeno la prima settimana ci sentiamo in dovere di fare qualche sforzo, ma dopo tre mesi la cosa per alcuni è dura (anche se con le diete moderne vi assicuro che si mangia in continuazione e quindi non si prova fame). Il dolce visto in pasticceria sembra farci l'occhiolino dalla vetrina, mandando quasi in frantumi i nostri propositi. In realtà dobbiamo imparare a focalizzare l'immagine , nella nostra mente, di quello che vorremmo essere e che diventeremo alla fine della dieta. Fate un piccolo esercizio:
ponetevi difronte lo specchio e osservatevi come siete ora, con qualche rotoletto sulla pancia. Poi pensate a come apparirà il vostro corpo alla fine della dieta, quando potrete indossare un'altra volta quel vestito che vi è costato un occhio della testa ma che ora non potete più indossare. Visualizzatelo nella vostra mente ogni volta che vedrete qualcosa di goloso che rischia di mettere in pericolo tutta la fatica affrontata. Tutto dipende dalla qualità dell'immagine che riuscirete a produrre nel vostro cervello. Più affinerete la capacità di visualizzazione di ciò che sarete dopo la dieta più ogni altra cosa golosa perderà significato, perché il piacere di poter tornare nuovamente in un negozio di abbigliamento e ordinare dei vestiti “normali” sarà più forte. È la solita bilancia del dolore/piacere che deve farvi provare dolore al solo pensiero di ingurgitare qualcosa di troppo zuccherino. In PNL si riesce ad associare un particolare stato di disgusto a qualcosa che si vuole evitare, perché si sa che la volontà non è forte, ma una sensazione emotiva può fare miracoli. Volete smettere di fumare? Associate mentalmente la sigaretta ad un tumore in bocca! Pensate che ogni volta che metterete quella maledetta sigaretta in bocca qualcosa di nocivo e mortale cercherà di aggredirvi le gengive, la lingua.
Vi suscita ribrezzo? Meglio! È quel che vi serve, più di tanti discorsi sulla saluta perché possiamo creare un'”ancora”, cioè associando uno stato emotivo ad una parola (sigaretta) o ad un oggetto.
È lo stesso trucco che usano alcuni medici per indurre i pazienti ad allontanarsi dalla nicotina, cercando di smuovere la coscienza assopita del paziente, ma la cosa funziona solo se il paziente internamente vuole veramente uscire dal fumo. Deve essere il paziente, e solo lui, a creare in modo stabile nella propria mente l'associazione sigaretta/cancro. È una cosa è possibile che alcuni fanno spontaneamente e rientra perfettamente nelle nostre possibilità mentali.
Per il lavoro la focalizzazione è uno strumento utilissimo, anche se il metodo più produttivo non è quello di visualizzarci all'apice del successo, quando in teoria saremo diventati ricchi, famosi o che altro.
La focalizzazione funziona se ci concentriamo su “come” arrivare all'obbiettivo.

Dobbiamo focalizzare i passaggi necessari perché quel lavori si trasformi in possibilità concreta.
Se voglio diventare un architetto famoso cosa potrei fare ogni giorno per raggiungere il risultato che mi sono posto? Quali passaggi obbligati dovrei mettere in opera? Mi servono conoscenze? Di che tipo? Dove posso trovarle? Cosa è necessario perché possa partire e mettermi all'opera?
Solo così la focalizzazione avrà avuto successo e produrrà quelle risposte automatiche che ci servono per risolvere tutti i nostri problemi quotidiani.

3.Dialogo interno: L'ultima parte è il dialogo interno, una componente che pesa moltissimo nelle nostre scelte.
Ogni volta che noi facciamo qualcosa sembra esserci una vocina, a volte ostile, che ci giudica, che ci demotiva.
A ben analizzare quella vocina scopriamo che magari è la voce di nostro padre che ci rimprovera di qualcosa, di nostra madre che ci avverte preoccupata. Solitamente è qualche frase appresa in gioventù che sembra definirci, ammonirci in continuo, privandoci della forza necessaria nelle nostre scelte, minandoci nell'autostima.
Quando una vocina si affaccia nel nostro dialogo interno e ci minaccia con le sue recriminazioni dobbiamo imparare a tenerle testa, magari cambiando posizione, facendo qualcosa di fisico, come camminare, prendere una boccata d'aria.
L'azione tende a rompere lo script e a dare la giusta prospettiva.
Ecco che una sana passeggiata (ancora una volta) può essere utile per scaricare la tensione.
Ricordo che la tensione non è una cosa che ci cade in testa come una meteora dall'alto ma è un processo, cioè qualcosa che si realizza pian piano e su cui possiamo esercitare un controllo.
Perciò si parla di Nominalizzazione in PNL quando si affrontano parole come “tensione e vita”, perché non sono nomi (oggetti) chiusi su cui non si può intervenire, ma solo processi su cui possiamo fare molto, perché i giochi sono sempre aperti.
Prima di prendere una decisione importante prendiamoci il giusto tempo, dormiamoci sopra se possibile. Con il nuovo giorno ricontrolliamo le nostre idee del giorno prima, cerchiamo di osservarle in terza persona, come se le osservasse un estraneo.
Leonardo da Vinci come faceva a creare capolavori? Si prendeva il giusto tempo perché sapeva che nell'immediatezza non si più giudicare nulla. Invece riosservando le proprie opere anche dopo molto tempo ci si accorge degli errori fatti e della reale bontà delle proprie idee. Così si diventa il critico di se stessi migliore che possa esistere.
Con la giusta autostima si imparano a conoscere le proprie vocine interne e a separarle dalla vostra reale voce interna.
Naturalmente stiamo parlando del dialogo interiore, non di qualcuno che parla con un coniglio di un metro e ottanta che gli dice quando verrà la fine del mondo. Sia chiaro.

Queste sono più o meno le teorie di Roberto Re, che ho cercato di spiegare arricchendole con qualche mia considerazione.
E Raffaele Morelli?
Non me lo sono dimenticato.
In realtà all'equazione S F (stato fisiologico)+ F M (focus mentale)+ D I (dialogo interno)
manca una componente, cioè l'accettazione. Quindi avremo:

S F+ F M+ D I+A= gestione degli stati emotivi

Raffaele Morelli ci ricorda che noi dobbiamo accettare i nostri stati emotivi come parte di noi. Non sono dei mostri venuti a distruggerci ma sono parti fondamentali della nostra psiche che si affacciano alla nostra coscienza. La tristezza, la paura, il nervosismo, sono tutte entità che non hanno volto, quasi delle divinità che ci vengono a trovare e che ci portano un messaggio da una zona misteriosa ma bellissima che è la nostra anima profonda. Ecco perché noi non possiamo sapere veramente cosa siamo, non possiamo definirci perché ogni idea che abbiamo di noi stessi è quasi sempre sbagliata. Siamo un mistero che deve rimanere tale e che deve essere rispettato. Tale mistero si rispetta solo quando lo accettiamo in modo incondizionato, quando vediamo che le nostre emozione ci passano davanti agli occhi come un film, che sono parte di noi ma che non vanno giudicate. Quando proviamo gelosia verso qualcuno non dobbiamo subito attivare “la morale cattolica” che ci dice: “questo è bene, quello e male”. Dobbiamo guardare l'emozione che si presenza alla nostra coscienza sospendendo il giudizio.

L'accettazione si conquista sospendendo il giudizio.

Se riusciamo a sospendere il giudizio continuo e impietoso verso noi stessi allora riusciremo a sospenderlo sugli altri. Questo non significa che tutto ciò che proviamo sia lecito, che se il capoufficio fa lo stronzo allora la nostra voglia di sangue è legittima!
Significa solo capire che il nervosismo che proviamo è qualcosa di lecito, che non ci deve spaventare, che non rappresenta un cedimento mentale o una debolezza ma è solo uno stato emotivo come tanti. Solo con il tempo e il giusto esercizio si perviene a quello stato di visione distaccata da se stessi che il buddismo studia da anni. È necessaria la meditazione? Non è necessaria.
Se il nervosismo ci assale non cerchiamo di rigettarlo, cerchiamo se possibile di isolarci e di farci sommergere da esso. La tristezza incombe? Allora dobbiamo dire: tristezza io sono qui, vieni a trovarmi, non fuggirò.
Morelli in questi momenti invita sempre a guardare l'orologio, segnando mentalmente l'ora in cui si presenta lo stato emotivo.

Oggi sono nervoso alle 15:30, oppure alle 20:00. Non siamo nervosi sempre. Gli stati emotivi cambiano.

L'orologio ci serve proprio a capire questo, perché dopo un po di tempo la tristezza passa, anche il nervosismo. Ma se cerchiamo di fare altro, di “distrarci”, allora è come se caricassimo sulle nostre spalle la tristezza, portandola più a lungo di quanto sia necessario. Solo affrontando direttamente le nostre emozioni possiamo conviverci, senza doverle addomesticare o vincere.
Dobbiamo solo imparare a rispettarle, a vederle come una parte di noi che vuole parlare ma che fin ora non ha avuto parola.
Solo così l'accettazione si affaccia e rende ogni stato emotivo vivibile, una ricchezza invece che un impoverimento, una crescita verso un mondo di emozioni più vaste e complesse.
Morelli invita ognuno a ritagliarsi un piccolo spazio privato e personale, anche di pochi minuti, in cui potersi rifugiare ogni giorno. Trovare un luogo, che non sia solo fisico, ma soprattutto mentale in cui coltivare la nostra essenza. In pratica si tratta di ritrovare qualche interesse perduto, il piacere di un bel romanzo, la passione che in gioventù ci infiammava lo spirito, ma che oggi non possiamo più seguire perché ci diciamo che non abbiamo tempo. Ma chi vuole veramente leggere lo può fare la sera a letto, senza inventarsi troppe scuse, oppure si può coltivare un piccolo hobby la sera invece che farsi bombardare il cervello dalla televisione. Bisogna ritrovarsi a fare qualcosa di “piacevolmente inutile”, che non abbia nessuna attinenza con il lavoro, con le nostre aspettative ma solo con ciò che la nostra anima realmente vuole. Più il nostro hobby sembrerà inutile più sarà utile per l'anima. Deve essere un luogo solo per l'anima e non per la ragione, che già ci affligge tutto il giorno in inutili calcoli. Dobbiamo recuperare la manualità, perché il vero pensiero nasce solo dalla manualità, per cui è costruito il cervello. É un metodo anti-stress che tutti possono applicare.
Lasciamo Mr. Spock ai telefilm (per altro molto divertenti) e cerchiamo di abbracciare la totalità delle nostre emozioni interne.
È una strada più lunga, ma è l'unica veramente percorribile.

Non ci sono grandi segreti da scoprire ma si tratta di mettere in pratica piccoli consigli che possono realmente migliorare la vita di tutti i giorni, rendendola sopportabile e interessante.

Amedeo F.

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