Autostima: le regole non scritte che minano l'accettazione di sé stessi

Nel precedente post (Autostima: la mancata accettazione di sé) abbiamo visto che esistono tanti motivi che possono spingere le persone fin dall'infanzia a non avere stima di sé stessi, a non accettare parti del proprio io.
Molto importante è il ruolo della famiglia, il luogo dove possono nascere le “ingiunzioni” più pericolose, come la mancanza “del permesso ad esistere”, qualcosa che ogni bambino dovrebbe avere naturalmente ma che purtroppo non è fornito a tutti.
Se dalla famiglia escono le ingiunzioni più deleterie per la costruzione corretta della psiche non dimentichiamo il ruolo della scuola che costruisce delle regole non scritte di comportamento che bloccano il corretto sviluppo dei ragazzi.
Un esempio classico di regola non scritta scolastica è il “non mettersi in evidenza” e tenere un profilo basso. Perché durante la lezione si può essere vittima del ridicolo e del sarcasmo da parte di professori e studenti per aver affermato una propria idea al di fuori del “coro”.
Ricordiamo che la scuola si pone l'obiettivo di creare “bravi cittadini”, rispettosi delle regole, a cui inculcare una serie di nozioni standardizzate e livellanti perché gli scolari devono imparare ad ubbidire all'autorità costituita, non a pensare liberamente.
Certo è che molte parti dei programmi scolastici sono indispensabili e il vivere comune impone l'osservanza doverosa di regole precise dettate dalla legge, ma tutto questo ignora completamente le necessità mentali degli studenti: quella di creare una sana autostima e una capacità propria di pensiero.
Purtroppo la scuola ha un'attività livellante che porta al “conformismo”, che non blocca quello consumistico, ma vi si adegua senza contrastarlo efficacemente.
Per cui il bimbo che non veste “griffato” è ghettizzato dai compagni e ridicolizzato.
Altra legge sbagliata che si apprende a scuola è che la cultura e i libri siano barbosi e inutili.
Si alimenta il nozionismo e si abbatte la sana capacita di apprendimento che ognuno porta dentro di sé naturalmente, ma che in ambito scolastico viene mortificata fino alla soglia della laurea.
Senza la giusta capacità di apprendimento oggi nessun professionista può progredire, in un mondo dinamico e in continua evoluzione. Ma la scuola ci ha tolto proprio lo strumento più importante: l'amore per i libri e la cultura, la nostra capacità naturale di apprendimento
Quanti esami universitari si reggono solamente sulle capacità mnemoniche degli studenti? Ma hanno capito veramente qualcosa di quello che hanno studiato?
Da ciò nasce l'idea (sbagliata) che la giusta citazione recitata a pappagallo sia una dimostrazione di cultura.
Pensate quante cose dovremmo disimparare per poter veramente progredire sulla strada della crescita personale.

Altre regole nascoste e demotivanti le troviamo sul lavoro, per esempio: “è inutile darsi da fare perché in ditta ci sono i raccomandati e i prescelti”. Pensate come queste credenze così diffuse possano bloccare ogni impresa e minarla fin dal principio. È pur vero che ci sono casi che alimentano tali credenze ma spesso siamo portati a generalizzare in modo indistinto, creando le basi per un fallimento lavorativo.

Altre regole non scritte provengono dalla società che ci impone di:
essere bello
essere ricco
essere vincente
essere felice
ma senza esplicitarlo. Basta solo accendere due minuti la TV per essere inondati da pubblicità che esaltano questi “non valori”.
Penso che ognuno di noi possa creare una propria lista delle leggi non scritte che minano la vita serena di tutti. Non basterebbe un'enciclopedia.

Ecco che allora nasce l'impossibilità al rispetto di se stessi. Ed è pure normale, visto tutto quello che ci cade addosso, dalla famiglia alla scuola, dalla società e dal lavoro.
Dobbiamo solo capire che questo senso di inadeguatezza che pervade sempre più persone è qualcosa di giustificato nella società che l'uomo moderno si è costruito.

Accettare se stessi non significa che tutto ciò che noi siamo vada bene così com'è.

Accettare se stessi significa imparare a guardare in faccia alla realtà senza giudicarci, osservando i nostri pregi e difetti come parte essenziale del nostro essere.

Solo così potremo capire se c'è qualcosa da migliorare e come.
Se spegniamo i giudizi nella nostra mente verso noi stessi e gli altri impareremo a vivere in un mondo in cui non è detto che tutti debbano essere per forza uguali, con le stesse idee e lo stesso modo di vivere.
Impareremo che esiste un mondo un poco più grande che può ospitare tutti, anche noi stessi.
Impareremo a dire con il tempo:

Io ho il diritto di esistere e di essere amato!

Come tutti.


Amedeo F.

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