PNL: il Metamodello e la “raccolta delle informazioni”

Adesso entreremo nel dettaglio del Metamodello, secondo la versione di Robert Dilts, sviluppato andando nello specifico del linguaggio. Infatti, la PNL nasce dalla mente di Grinder, un linguista che si muove dalla “Grammatica Trasformazionale” (vedete come da una teoria nasce da un'altra e un'altra ancora? Nessuna teoria nasce dal nulla).
Seguiremo gli schemi linguistici che si definiscono “la raccolta delle informazioni” e includono e specificano meglio i tre universali del modellamento (cancellazioni, generalizzazioni e deformazioni).
La raccolta delle informazioni include:

  1. Le cancellazioni
  2. L'indice referenziale non specificato (generalizzazioni)
  3. Le nominalizzazioni (deformazioni)
  4. Verbi non specificati
come vedete è un elenco che include e amplia i tre universali.

1. Le Cancellazioni. Per creare un modello mentale del mondo è inevitabile sintetizzare ed escludere qualcosa. Non si può includere tutto altrimenti non sarebbe più un modello. Ma se nell'operazione si cominciano ad escludere parti importanti allora c'è qualcosa che non va.
Espressioni del tipo “sono confuso”, “sono triste”, “sono felice”, “sono spaventato” sono tutte affermazioni in cui mancano dati, perché non chiariscono cosa renda una persona confusa, triste, felice o spaventata.
Quando qualcuno afferma “sono terrorizzato” la domanda ovvia da fare è:
“terrorizzato da cosa?”. Cercate sempre di estrapolare maggiori informazioni, perché l'interlocutore non si rende conto delle sue cancellazioni.
Anche affermazioni operate con comparativi e superlativi non gettano chiarezza nel discorso. Esempio: “questo caffè fa schifo” oppure “questa cosa è sbagliata” sono espressioni che non specificano nulla. Dovremmo chiedere: “questo caffè fa schifo rispetto a quale altro caffè?” “È sbagliata rispetto a cosa?”. La persona avvia una comparazione senza spiegare il termine di paragone. Anche i superlativi sono fumosi se affermiamo “questa macchina fotografica è la migliore!”. Migliore rispetto a quale?
Dobbiamo stare attenti con affermazioni del tipo: “il migliore, il peggiore, questo è fantastico, questo è scadente” senza che ci sia specificazione. Una volta in un ufficio sentii un'espressione molto irritante. Una segretaria si rivolse ad un collega e disse sorridente “sei il peggiore!”. Era a metà fra un critica perfida e un finto modo scherzoso. In realtà era una pugnalata micidiale inferta al collega, molto potente in quanto generica. Il collega avrebbe dovuto ribattere “peggiore rispetto a chi? A te?”. A volte il litigio è necessario, perché l'insulto velato da una battuta è fortemente mortificante, più di un offesa diretta. C'è chi vigliaccamente si specializza in questo tipo di offese per non incorrere in ritorsioni.
Saper ribattere sul contenuto generico della frase è un modo per inchiodare tali persone di fronte alla loro stupida cattiveria.
Le cancellazioni, con comparativi e superlativi, sono un difetto molto diffuso fra gli “esperti di settore”, qualunque settore sia. Non accettano ormai nulla che sia al di sotto di un certo standard. Quante volte ci siamo sorbiti una discussione su quale tipo di computer sia migliore, il PC o il Mac. Sono discorsi totalmente inutili perché la differenza la fanno le persone che li utilizzano, non le macchine. Ci sono esperti (?) che lavorano su Linux, con programmi gratuiti ottenendo risultati di alta qualità (rispetto cosa ?).
Anche l'ultima frase che ho scritto, se fosse isolata, sarebbe una forma di cancellazione.

2.L'indice referenziale non specificato. “ La gente afferma che questo è il cellulare migliore!”. La gente chi? Quale? La “gente” è un nome privo di indice referenziale, è generico e non descrive nulla. La parola “migliore” rientra nelle cancellazioni con superlativi. Quindi, in una sola frase abbiamo creato un'affermazione inutile e fuorviante. Le parole prive di indice referenziale più comuni sono:
tutti, loro (tutti chi?Loro chi?), questo, quello (rispetto a chi o cosa?), l'uomo (quale uomo?), gli esperti (quali esperti? Chi in particolare?), ogni, mai, sempre.
Quando si usa la parola “uomo”(nome collettivo) o espressioni tipo “gli esperti dicono”, si sta creando una generalizzazione che riesce a pilotare e distorcere la comunicazione. “Gli esperti affermano che per la prossima settimana sono previste precipitazioni intense!”. Chi lo afferma? La Protezione Civile oppure il solito misero canale Tv? Comprendere il linguaggio adottato aiuta anche a ragionare meglio su tutto ciò che ci viene propinato ogni giorno dai mass media.

3.Le Nominalizzazioni. Sono una forma di deformazione perché trasformano un Processo in un sostantivo, un Nome. Facciamo un esempio perché è facile da capire: un amico afferma “la mia vita va a rotoli”, “nel mio matrimonio ho perso la libertà!”, “in questo lavoro la tensione cresce”. In queste tre frasi ci sono le parole come “vita, libertà e tensione” che vengono nominate come se fossero cose e invece sono Processi in atto.
La vita è un processo in evoluzione, come lo è la conquista e la gestione della libertà, come lo è la crescita della tensione. La nostra mente è così abituata a considerarli solo come cose che non si accorge della loro vera natura. In questo modo nascono i preconcetti per cui il paziente crede che nella propria vita non ci siano scappatoie possibili per risolvere i problemi.
La vita è vista come cosa finita e consolidata e non come un processo in cui poter ancora intervenire. Il bravo terapeuta deve farlo notare al paziente, mostrandogli l'esistenza delle alternative. Ecco perché si è affermato che la nominalizzazione trasforma un Processo in un Nome.
Il terapeuta può riformulare l'affermazione del paziente trasformando la nominalizzazione un'altra volta in processo. Cioè prende il modello del paziente, lo ri-modella e lo pone come domanda (costruisce il Metamodello puro).

Presentiamo alcune domande/risposta fra paziente (P) e terapeuta (T):

P-“La mia vita con Giovanna è impossibile ormai!”
T-“Perché il tuo vivere con Giovanna sarebbe diventato impossibile?
La parola vita è stata trasformata in verbo, perché così indica nuovamente il processo.

P-“Il mio divorzio è deprimente”
T-“In cosa esattamente il divorziare ti porta a deprimerti?
È naturale il deprimersi, ma il terapeuta deve indagare sui veri motivi specifici che creano il disagio.

P-“Non accetto la resistenza di Carla al mio corteggiamento!”
T-“In che modo Carla resiste al tuo corteggiare?” in questa frase ci sono ben due nominalizzazioni, perché resistere e corteggiare sono processi in cui l'individuo ha ancora tanto spazio di manovra..

P-“ C'è molto nervosismo in quell'ufficio che porta inquietudine!”
T-“ Chi si sta innervosendo in modo da inquietare le altre persone dell'ufficio?”


4.Verbi non specificati. Sentire, fare, sapere, pensare, dire, agire” sono verbi non specificati, perché non definiscono bene gli eventi.
Il verbo “sentire” si può riferire all'udito (sentire una voce) oppure ad uno stato emotivo (sentire gioia). È troppo generico e rientra nelle generalizzazioni e contiene una cancellazione.
Esempi di frasi con questi verbi:

Bisogna pensare prima di agire!”
Pensare a cosa prima di entrare in azione?

Come hai fatto a fare quello?
Fare cosa?”

Quando siamo di fonte a questi esempi (generalizzazioni, cancellazioni e deformazioni) ci accorgiamo che le categorie si intersecano, si sovrappongono e per uscire dal problema dobbiamo porre in sostanza le classiche sei domande del giornalismo: chi, come ,cosa, dove, quando e perché. Solo così riusciremo ad acquisire informazioni sufficienti.
Questo permette al terapeuta/consulente di grattare la “struttura superficiale” del linguaggio, andando dritto al sodo del problema.

Ci sono molte altre forme di analisi linguistica che rientrano nei tre universali ma tendono a creare confusione nel neofita, che non riesce a gestire la mole di informazioni e può male interpretare il linguaggio altrui.
Le domande basate sul Metamodello non vanno applicate a chiunque, altrimenti, come dice scherzosamente Dilts, si passa ad un “Metamacello”, in cui ogni domanda è vissuta con ostilità da parenti ed amici. Nell'ambito affettivo è molto meglio scorgere i tre universali, senza porre eccessive domande. Solo così capiremo i limiti altrui, senza farci nemici.
Il Metamodello, applicato nel Coaching sportivo, può aiutare l'atleta a focalizzare i veri problemi, andando dritto alle soluzioni.
Perciò è uno strumento vasto e generico che può trovare applicazioni in vari campi, sia come supporto alla psicologia classica (come in origine fu concepito) sia come forma di crescita personale e professionale.
I corsi di PNL tendono non solo a fornire le dovute basi teoriche, ma permettono una serie di esercizi fra studenti e confronti continui con il trainer, che può spiegare meglio dal vivo i punti forti di questa tecnica.
Ricordiamo che la PNL diventa viva solo con l'applicazione.

Il Metamodello ci mostra le nostre fragilità, come nascono e si ripercuotono nei nostri modi di parlare tutta una serie di deviazioni, che ci procurano malessere e il senso di impotenza. Le definizioni ci plasmano e conducono la vita al posto nostro. Riappropriandoci del corretto linguaggio potremo indirizzare meglio le nostre energie verso gli obiettivi desiderati.
Ecco perché la parola è “creatrice” e plasma il nostro mondo.
Eppure è una cosa a cui non diamo abbastanza peso.

A.F.

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