Lie to Me: scoprire le menzogne con Paul Ekman

È da poco uscito il terzo cofanetto in italiano della serie investigativa Lie to Me, che ha come interprete l'attore Tim Roth. Per chi non la conoscesse, la serie parla di un professore esperto in comunicazione non verbale, che tramite il suo straordinario talento riesce a dipanare i casi più intricati.
Il telefilm è ispirato vagamente ad uno dei più grandi psicologi del ventesimo secolo che si chiama Paul Ekman, inventore delle tecniche d'indagine presenti nel serial. Durante la sua lunga carriera ha scoperto due concetti importanti, cioè che tutti gli esseri umani, indifferentemente dalla cultura o dalla posizione geografica, condividono una serie di espressioni e di emozioni base, che li accomuna. Esse sono: rabbia, disgusto (che è l'espressione del disprezzo), tristezza, gioia, paura, sorpresa. Poi ha scoperto le “microespressioni”, cioè espressioni emotive complete, che durano una frazione di secondo e che rivelano il reale stato emotivo della persona, involontariamente.
Paul Ekman
La domanda centrale che sorge vedendo il telefilm è se sia possibile capire la menzogna altrui, osservando solamente il linguaggio corporeo. Paul Ekman nei suoi libri ammette che la cosa non sia così facile, come sembra nel telefilm. Guardando attentamente lo show, si capiscono le tecniche base, soprattutto nei primi quattro episodi della prima serie.
Infatti, ogni interrogatorio viene ripreso con una telecamera, e poi viene studiato attentamente, con calma, domanda su domanda, analizzando ogni sfumatura delle risposte. Anche per i protagonisti del serial non è possibile farsi un'idea compiuta solo guardando in faccia le persone. Le microespressioni sono un qualcosa di troppo piccolo e veloce, che scompare in un batter di ciglio. Solo un occhio molto allenato potrà vederle. Per esempio uno psicologo internista che lavora con pazienti depressi e deve assolutamente capire se siano sulla strada della guarigione oppure no. Un paziente potrebbe mentire sul proprio stato, affermando di stare meglio, per poi alla prima occasione tentare un gesto inconsulto. In quel caso il terapeuta deve sapere se il paziente mente. È in quest'ambito clinico che si sono sviluppate le teorie di Ekman, ma poi hanno trovato applicazioni anche in ambito forense e investigativo.
Ekman, nei suoi libri, mette in guardia chi pensa di poter capire da un rapido sguardo, se una persona mente o no, perché i segni presenti nel telefilm, anche se sono veri, indicano solamente che c'è un mistero da indagare, ma non indicano la menzogna in sé per sé. Cioè, non esiste l'espressione corporea della bugia, ma esistono atteggiamenti che rivelano le emozioni, che la persona non creda in quello che sta affermando, sia titubante, che nasconda qualcos'altro. Compito dell'investigatore è quello di approfondire l'indagine, portando alla luce la verità sepolta.
Anche la macchina della verità non sembra immune da errore, perché mostra gli stati emotivi legati ad una domanda, ma prima è necessario capire quali sono gli stati emotivi normali, per l'individuo sotto esame. Senza sapere qual'è la reazione a domande generiche, del tipo “questo è il tuo nome?”, “hai veramente trent'anni?”, non è possibile capire la differenza tra un'affermazione positiva ed una negativa. Anche il protagonista del telefilm fa questi test, provocando gli indagati con mille trabocchetti, cercando di capire qual'è la vera espressione “della sorpresa”. Se non ha una pietra di paragone, non può capire nulla. Il limite sta proprio in questo: se mancano i dati di paragone fra un comportamento veritiero e uno menzognero, il sistema cade! Non c'è reale possibilità di capire la menzogna.
A questo si sommano le idee preconcette sbagliate che noi abbiamo in questo campo. Pensiamo che, se uno mente, non sia in grado di guardare dritto negli occhi l'interlocutore. Invece è vero il contrario. Chi mente è molto interessato a scrutarvi negli occhi, perché vuole sapere se state abboccando. Un altro segno di menzogna è una risposta troppo rapida e costruita, alla vostra domanda. Il cervello ha bisogno di qualche istante per ricordare. Se invece comincia una risposta fiume, senza por tempo in mezzo, allora ci sono buone probabilità che sia falsa.
Se incolpiamo qualcuno, la sua espressione di stupore può essere rivelatrice, perché se è troppo lunga e sostenuta potrebbe essere fasulla. Lo stupore dura solo qualche frazione di secondo.
Vostra moglie vi ha mentito, dicendo che ha passato tutta la giornata a fare commissioni, mentre era da tutt'altra parte? Fatele ripetere tutto ciò che ha fatto, dal mattino alla sera, ma al contrario, dalla sera alla mattina! La mente non è capace di raccontare una bugia al contrario, in ordine inverso, mentre è possibile ricordare fatti veri, perché non è una capacità logica, ma solo uno sforzo mnemonico. Il problema è che vostra moglie non accetterà mai “il quarto grado” d'interrogatorio. Ecco perché queste indagini vanno fatte sempre in particolari condizioni e con la strumentazione video adeguata.
Lo studio generale del linguaggio corporeo può offrire indicazioni valide sugli stati emotivi, ma ricordate sempre che sono solo indicativi, cambia da persone a persona e va inserito nel contesto. Noi possiamo avere solo una base orientativa.
Ecco perché Paul Ekman tiene a precisare che lo studio del linguaggio corporeo deve essere sempre affiancato dalla ricerca di prove maggiori, di testimonianze esterne che indichino la verità nascosta.
Esiste il sito internet di Ekman in cui è possibile far pratica sulle microespressioni. È divertente ve lo consiglio. È il F.A.C.E. Training. Basta andare sul pannello di destra e cliccare su “METT demo”.


Comunque, la polizia ha tutti i mezzi per capire chi mente e chi no, perché possiede la dote dell'esperienza, cosa che manca alla maggior parte dei criminali ( e meno male....), mentre noi, che non siamo esperti sulle microespressioni, dobbiamo cercare di evitare sbagli, altrimenti potremmo fare del male involontariamente.
Sapete qual'è un metodo davvero efficace per capire se una persona vi sta raccontando frottole? Ascoltate il vostro stomaco! È come in amore, lo stomaco è il vero “lie detector”, sa scoprire le menzogne meglio di qualunque macchina, lo abbiamo solamente sottovalutato, pensando che le intuizioni siano una cosa poco razionale, quasi superstiziosa.
Invece, nel nostro interno, c'è una forza che si chiama “inconscio” a cui nulla sfugge.
La serie Lie to Me è veramente bella e ve la consiglio.
Buona caccia ai menzogneri.

A.F.