Le coincidenze che cambiano la vita: la teoria della Sincronicità

C'è tutta una serie di eventi straordinari e imprevisti, in cui ognuno di noi può sperimentare una coincidenza o una casualità incredibile. Ad esempio ci potrebbe capitare di pensare ad una persona e poi incontrarla, senza averla contattata in alcun modo. Oppure potremmo realizzare un sogno premonitore, che trovi un riscontro nella realtà, dopo un certo tempo. Fatti non preventivati che vanno a rispondere alle nostre domande.
In questo post affronteremo concetti come “causalità e acausalità”, “la sincronicità”, “la serindipità”, le “coincidenze” significative e le “premonizioni”, arrivando al confine con il mistero e il paranormale. Cosa centra tutto questo con un blog di crescita personale?
Risposta: NIENTE e TUTTO!
Quello della sincronicità è un tema troppo affascinante per ignorarlo e può contribuire alla crescita mentale di ogni persona.
È anche un tema caro a Carl Gustav Jung, il grande psicologo che continuò l'opera di Sigmund Freud, sviluppando la psicanalisi e portandola verso vette altissime.

Fin dal 1925 Carl Gustav Jung cominciò a studiare la sincronicità, cioè come fatti apparentemente indipendenti fra loro sembrino assumere un significato particolare per chi li sperimenta. Nella civiltà occidentale tutto dovrebbe essere spiegabile in termini scientifici, per cui ogni “effetto” isolato è generato da qualche “causa” (principio di causa-effetto). Questo è il principio di causalità, per cui le cose succedono grazie ad un motivo chiaramente rintracciabile. Eppure non è sempre così. Jung scoprì dei fenomeni per cui tale regola non vale. Esistono dei casi in cui gli eventi non sono collegati in alcun modo, ne diretto ne indiretto. Perciò si parla di eventi acausali. Facciamo qualche esempio.
Jung, nel suo libro sulla sincronicità, descrive una difficile terapia con una giovane donna che, dato il suo alto livello culturale, era resistente ad ogni introspezione. Il suo rigido razionalismo le impediva di sviluppare una mente più aperta e umana. Questa donna fece un sogno, durante il quale le veniva donato un prezioso gioiello a forma di scarabeo d'oro. Mentre la giovane raccontava in seduta tale sogno, un picchiettare insistente attirò l'attenzione di Jung verso la finestra. Era un insetto che voleva entrare, uno Scarabeide (Cetonia aurata), di color verde con riflessi dorati. Jung, estasiato dall'evento, lo portò alla giovane paziente esclamando: “ecco il suo scarabeo”. Da quel preciso momento la terapia poté finalmente iniziare, visto che si era aperta una breccia nel razionalismo granitico della paziente. Jung l'aveva condotta in un mondo più vasto di quello che può suggerire la scienza. Aveva sovrapposto al modello limitante della paziente un modello più funzionale, un “Metamodello”.
Già questa storia ci aiuta a capire meglio cosa sia la sincronicità, una serie di eventi in cui il mondo interiore è collegato al mondo esterno, senza visibili connessioni. È come se tutte le cose e le persone fossero collegate fra di loro da un filo invisibile. Non scordiamo che è anche una tesi buddista, per cui non esiste diversità fra il singolo e il molteplice.
Adesso affronteremo altri esempi tratti dal bel libro di Robert H. Hopcke (Nulla succede per caso, ed Mondadori, 2003), in cui il tema della sincronicità è arricchito di tante storie interessanti, come quella di Ann e Dan, due persone coinvolte in una bella avventura sentimentale, che si ritrovarono casualmente (sicronicamente dovremmo dire) dopo tanti anni di separazione. Ann e dan si conobbero in una vacanza in Messico. Dan era un uomo benestante che, dopo la separazione dalla moglie, decise di concedersi una crociera, durante la quale conobbe Ann. La relazione andò avanti per quasi un anno, con Dan che macinava chilometri ogni volta per vedere il suo amore. Tutto sembrava funzionare perfettamente, ma il ricordo della moglie cominciò a ritornare nella mente di Dan, portando la relazione verso la fine.
Ann seppe affrontare bene la cosa, anche se il ricordo di Dan era sempre forte. Dopo un annetto un'amica di Ann la invitò per una breve vacanza nella città costiera dove viveva Dan. La cosa non era voluta. Ann rimase turbata da questa scelta (non era mai stata in quella località), ma dopo qualche titubanza, decise di affrontare il viaggio con serenità. Il tutto si svolse con naturalezza e la gita fu serena, anche se il pensiero era sempre rivolto al suo amato. Alla fine della bella giornata, Ann sentì il telefono squillare, rientrando a casa. Potrei anche fermarmi qui, ci siete arrivati da soli....
Era proprio Dan, che le voleva parlare, perché era tutto il giorno che ne avvertiva la necessità inspiegabile!
Davanti a questi fenomeni vengono alla mente termini strani, come la “telepatia”, la presunta capacità che alcuni avrebbero di comunicare con la mente. Devo precisare che io non credo a queste cose, sono un possibilista, ma non credo che esistano prove sufficienti a dipanare ogni dubbio. Ma la vita è solo quello che avvertiamo con i nostri miserevoli sensi? Jung non la pensava così, e lui era uno che la sapeva lunga sull'essere umano. Forse, ognuno di noi, dovrebbe essere umile e possibilista.
Ora che abbiamo chiarito il tipo di esperienza che rientra nella teoria della sincronicità, cominceremo a studiare alcuni casi particolari, che hanno una chiave di lettura dovuta alla volontà di interpretazione oppure al sistema attivante reticolare (S.A.R).
Hopcke racconta la storia di un giovane, John, che nel tentativo di focalizzare meglio la sua vocazione ecclesiastica, decise di compiere un viaggio in India, alla ricerca di sé stesso. L'india rappresenta da secoli il luogo delle rivelazioni esistenziali, un mito che è andato crescendo nel corso del tempo, partendo dagli studi di Arthur Schopenhauer , Hermann Hesse e Jung, che studiarono le filosofie orientali incanalandole in occidente. Così anche John, sotto il probabile influsso di tali uomini di cultura, si avviò verso un “Ashram”, un luogo di meditazione. Quando vi giunse, con la convinzione di essere l'unico occidentale, vi trovò un gesuita americano. La delusione fu grande perché si aspettava di essere l'unico occidentale sul posto, lontano da tutta la sua cultura e dal suo mondo. Eppure nella sua mente cominciò a nascere un pensiero, una consapevolezza che forse qualcuno dall'alto aveva favorito quell'evento. Dopo profonde discussioni sulla vocazione con il gesuita, il giovane decise di abbracciare il sacerdozio. John stava cercando delle risposte e le ebbe, nel luogo più lontano da casa, con la conoscenza più imprevista. L'incontro fu vissuto in modo sincronico da John, che vide nella strana coincidenza quasi una risposta del destino, del Divino alle sue domande. È proprio vero che “chi cerca trova” e “quando lo studente è pronto, il maestro appare”.
Voglio aprire una breve parentesi su questi due detti. Probabilmente essi rappresentano il modello mentale di John, non sono presenti nel libro di Hopcke, ma sono facilmente desumibili dal comportamento del giovane.
Essi sono parte della “mappa” del suo mondo. Capire la possibile mappa di una persona è una delle regole fondamentali della PNL, perché permette una maggiore comprensione delle persone e dei loro schemi mentali. I due detti sopracitati sono probabilmente il suo modello (comune ad altre persone), ma non il modello di tutti gli altri, ecco perché la comunicazione fra due persone è sempre delicata, difficile se non si hanno solide basi teoriche e pratiche per capire il comportamento altrui.

Nel caso sincronico di John, il valore dell'esperienza non è oggettivo, come lo scarabeo, ma soggettivo, perché è stato il suo pensiero ad attribuire significato profondo all'esperienza vissuta, mettendo in luce la consonanza fra i sui stati emotivi e la presenza fortuita(?) del gesuita.
Quindi, i questi casi, l'avventura assume un aspetto sincronico grazie al nostro sentire, al nostro cervello. Siamo noi a dare significato all'evento.
A tal proposito esiste anche un altro termine particolare, quello di serendipità, quando si scopre una cosa non cercata mentre se ne sta cercando un'altra. Un esempio di tale situazione potrebbe essere fornito dalla storia di una signora che, cercando un tizio per lavoro, rintracciò un'altra persona, con nome identico, che la stuzzicò a tal punto da convincerla ad avviare una relazione felice e apparentemente caduta dal cielo. Cercava un contatto lavorativo e trovò l'amore.

Ci sono altri tipi di esperienze che rientrano nelle catene di coincidenze. Becky cominciò a conoscere tutta una serie di donne di nome Deborah, persone che avevano molti punti in comune con lei. Ci sono anche le storie in cui ricorrono maniacalmente dei numeri, che si ripetono insistentemente nel tempo, come dati e orari ricorrenti in una relazione.
Qui la sincronicità e più ricollegabile al sistema attivante reticolare (S.A.R.), quella parte del cervello umano che si occupa dello stato di veglia e che è attento a filtrare solo le cose che hanno una grande rilevanza per noi. Infatti, in ogni istante, arrivano al cervello migliaia di dati, come rumori, colori, percezioni corporee, che se non venissero filtrati manderebbero il cervelli in tilt, per sovraccarico sensoriale. La mente deve discernere ciò che è importante da ciò che non lo è. Questo meccanismo si può sintonizzare su quello che per noi ha valore e possiamo scorgere nella folla, le persone che veramente ci interessano, oppure capire in una pagina scritta, scrutandola al volo, dove si cela l'informazione desiderata. Forse è quello che è successo in questi casi, che non rientrano, a mio parere, nella sincronicità pura (nonostante Hopcke li abbia inseriti nel suo pregevole studio).

La sincronicità vera ha sempre un alone misterioso, indefinibile e perciò ci colpisce, perché mette alla prova la nostra razionalità.
Ecco che i sogni premonitori sembrano rientrare meglio in questa categoria.
L'ultima storia che voglio raccontarvi è quella di Sharon. Da piccola, a dodici anni, cominciava a provare interesse per i ragazzi. Sua nonna, mentre stava preparando una crostata di mele la invitò a fare un piccolo “rito” divinatorio. Le chiese di sbucciare con attenzione una mela, stando bene attenta che la buccia fosse tagliata in un'unica striscia lunga. La nonna le disse di raccoglierla fra le mani, di pensare intensamente al suo futuro amore della vita, e di gettare la buccia dietro la sua spalla sinistra. La buccia avrebbe assunto la forma dell'iniziale del nome del futuro sposo.
Cadendo prese la forma di una “p”. Le due donne si domandarono se con un nuovo lancio sarebbe uscita anche l'iniziale del cognome. Lo fecero, con trepidante attesa, e venne fuori un'altra “p”.
Sharon da quel giorno cominciò ad aspettare il suo principe azzurro, poi la vita la porto all'università, dove conobbe David, il suo futuro marito. Dopo molti anni di felice matrimonio, in una soffitta, fra i ricordi di David, spuntò un vecchio zufolo, con cui suonava da ragazzino, esasperando tutti, fino al punto che in casa e oltre, David veniva chiamato “Peter Pan” (P.P.). La nonna di Sharon aveva ragione, la sua predizione andò a buon fine.

Possiamo catalogare gli eventi sincronici in almeno tre categorie:
  1. eventi in cui la nostra interpretazione ricopre di significato l'esperienza (la conversione di John).
  2. eventi in cui la premonizione o casualità derivano da un messaggio inconscio, che involontariamente abbiamo appreso tramite il sistema attivante reticolare (perciò abbiamo sognato qualcosa di cui abbiamo sentito parlare o abbiamo già visto).
  3. eventi spettacolari (lo scarabeo d'oro) e inspiegabili con la ragione o la psicologia, che ci portano letteralmente nel mondo del mistero.

La sincronicità è qualcosa di prezioso per noi, perché scuote le nostre certezze, scheggia la nostra visione preconfezionata del mondo (il nostro modello) e ci pone delle domande nuove. Ci rimette in relazione con parti profonde del nostro inconscio, che la razionalità e la società cercano di mitigare e distruggere. Ci riporta al mito e all'arcano, qualcosa che si respirava anticamente e che si è quasi del tutto perso oggi giorno. Ciò che ci rimane è la miseria dell'oroscopo e qualche mago approfittatore. Quando il mito muore l'essere umano si impoverisce. Dobbiamo ritrovare la nostra capacità di credere in qualcosa, perché al di là del nostro naso c'è un mondo più vasto del nostro misero modello mentale. Shakespeare scrisse: “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia” (Amleto).
Chiudiamo con le ultime considerazioni di Jung, che si pose una domanda:
se questi fenomeni sono la rappresentazioni di fenomeni acausali, staccati fra di loro nel tempo e nello spazio, allora la psiche umana potrebbe essere “non localizzabile in termini di spazio e di tempo”?
Pensateci bene, una psiche non rinchiusa nella sua fragile prigione che noi chiamiamo corpo, ma un'entità che si espande, indefinitamente, anche verso l'esterno, nel tempo e nello spazio.

Pensate se fosse vero, questo significherebbe che degli esseri infiniti (noi) decidono di gemere e soffrire nei loro miseri corpi tutti i giorni, presi dagli affanni della vita, senza rendersi conto della loro nobiltà e grandiosità.
E se un giorno cominciassimo a grattare la superficie della mediocrità quotidiana e cominciassimo a leggere qualche libro, a sviluppare un nostro pensiero, a guardare le cose che ci circondano con rinnovato interesse e da una nuova prospettiva? Cosa potremmo essere? Cosa potremmo realizzare?

A.F.