Stai creando un'iniziativa, un'impresa, uno studio? È una Startup!

Quando un'attività parte spesso siamo confusi. Chiediamo consigli ad amici e parenti, ma ci manca il lessico giusto. La maggior parte delle persone non ha la minima idea che sta creando una Startup1.
Una startup è un'istituzione umana studiata per creare un nuovo prodotto o servizio in condizioni di estrema incertezza”.
La definizione parla di prodotto o servizio “in condizioni di estrema incertezza”, non è interessante e attuale tutto questo?
Noi viviamo nell'estrema incertezza tutti i giorni. I telegiornali ci bombardano con la crisi e trovare una scappatoia al buio che ci circonda è fondamentale.
Chi proviene dal mondo della finanza, un manager o un esperto di media e marketing, magari già conosce questo testo, ma vi assicuro che la maggior parte dei professionisti no. Non sanno che anche la creazione di uno studio associato in fondo è una Startup.
La prima cosa che il libro chiarisce è che tutti i vecchi sistemi per pianificare la crescita di un progetto aziendale (il business plan) non sono più attuali. Nella Startup non sono definiti né i clienti/utenti né il prodotto finale. Anche quest'ultimo si è ridefinito. Non è l'oggetto in vendita, ma l'insieme di servizi e di modi con cui ci si accosta ai potenziali clienti. Come li si segue e li si ascolta. In questa categoria rientra anche il tipo di comunicazione che produce un manager, quando spiega il contenuto del suo business. Ecco perché il Public Speaking sta diventando sempre più importante.
Non essendo definito sia il pubblico finale a cui rivolgersi, sia il prodotto finito, come si potranno redigere piani dettagliati?
L'unico modo di giungere ad una crescita sostenibile è quello di innescare un processo di apprendimento guidato, che ci porti il più breve tempo possibile a capire quali sono le cose che funzionano e quali no, sperimentando ripetutamente ogni aspetto del nostro progetto e verificandolo sul campo. Eric Ries lo definisce come “apprendimento convalidato” e passa per tre punti fondamentali:

creazione>misurazione>apprendimento.

Dalle idee nasce la creazione del prodotto, che non deve essere per forza un prodotto finito e perfetto, anzi sarebbe controproducente. Non si possono investire mesi e mesi di progettazione in un software, rifinendolo nella grafica e aggiungendo trentamila funzioni, senza sapere se effettivamente il mercato sente il reale bisogno di quel prodotto. È meglio creare un minimo prodotto fattibile (MPF), cioè una versione operativa ma ridotta all'essenziale. Con il sistema di apprendimento convalidato, nel tempo, saranno chiari i punti di forza e quelli deboli, cosa realmente va implementato e cosa eliminato. Ecco perché all'inizio il prodotto finale è sconosciuto. Se un gruppo di architetti vuole creare uno studio, all'inizio invece di affittare un costoso locale potrebbero allestire una piccola sala riunioni a casa di uno degli associati, oppure cercare qualche spazio all'interno di una associazione giù riconosciuta. Ognuno degli architetti potrebbe svolgere il lavoro a casa e utilizzare questo spazio comune solo per le riunioni importanti. Questo sarebbe un modo per ridurre le spese iniziali, creando un MPF. Da non sottovalutare la crescita informatica che si è avuta negli ultimi anni. Se si rimane sui soliti software come AutoCad Autodesk i costi sono molto alti e per acquistare una sola licenza bisogna fare i salti mortali. Invece esistono software di grande qualità e a basso prezzo come Zwcad, o programmi parametrici di alto livello ma a prezzi più ragionevoli come ARCHline XP. Tutto sta ad uscire dalla zona di comfort del programma “straconosciuto”, per scoprire soluzioni veramente valide e moderne. Per quanto riguarda tutti i professionisti che come gli avvocati, i commercialisti, devono usare suite complete come Microsoft Office vi consiglio caldamente di abbattere le spese utilizzando Open Office, una suite che legge e scrive anche nei formati di Microsoft, ma è completamente gratuita e potente, contenente fogli di calcolo e database. Anche questi piccoli accorgimenti possono essere utili per abbattere le spese senza ricorrere alla pirateria informatica, cosa che sarà sempre più ostacolata dai continui controlli sui professionisti.
La fase di misurazione è il momento in cui l'MPF viene valutato, evitando accuratamente gli “indicatori delle vanità” (dati lordi), cioè, ad esempio, il numero totale dei clienti registrati e quelli paganti per un servizio. Tali valori forniscono un quadro distorto della realtà, perché fanno sembrare che tutto vada bene e che il prodotto sia in crescita, quando non lo è. Ma soprattutto non rivelano quali possano essere i reali “motori di crescita”, cioè la serie di strumenti che possano dare una vera impennata al business, avviandolo al vero successo.
Ecco che la contabilità pensata per la Startup si deve orientare verso un tipo particolare di misurazione (coorte e split test), che riveli quale sia l'esatta risposta del pubblico quando si introduce una funzione o un servizio nuovo, concentrando l'esame su una coorte di utenti ben definita (anche in relazione al tempo) e creando, se possibile, varie versioni del prodotto stesso, per capire quale sia la migliore.
Dalla misurazione si passa all'apprendimento, che abbraccia l'errore come parte produttiva fondamentale nel processo di crescita e non come sconfitta da evitare. Se l'imprenditore riesce a ripetere il processo nel minor tempo possibile, aumentando la sua capacità di apprendimento di volta in volta, allora si trova sulla buona strada per capire come far funzionare la propria idea. L'obiettivo del metodo Lean Startup non è quello di dettare passaggi rigidi da seguire, ma quello di creare un sistema veloce per crescere nella propria realtà, nel modo più proficuo.
È un orientamento da studiare di caso in caso, per fornire la giusta prospettiva.
La lettura del libro di Ries ci fa capire anche che le idee imprenditoriali, per affermarsi necessitano di molto tempo. Alcuni pensano che per avviare uno studio, una ditta o società bastino pochi mesi. Invece il tempo medio di partenza, prima della crisi era di due anni, figuriamoci adesso. Chi parte oggi fa una scelta coraggiosa e giusta, come spiega in questo video Marco Montemagno, uno dei massimi esperti italiani di imprenditoria sul web.



Sul tema Startup vi consiglio anche quest'altro video.



Una Startup all'inizio non genera profitti immediati. È bene saperlo.
La crescita non è mai lineare, ma segue una curva a mazza di Hockey, che parte piano, molto lentamente e che sembra non salire mai, fino ad un certo punto in cui il fattore esponenziale si rivela e la curva sale.
Se vi sentite frustrati, anche dopo molti mesi di duro lavoro, sappiate che magari siete in crescita, ma il punto della curva in cui siete è quasi piatto, perciò è frustrante. Ma i risultati arriveranno, per chi sa attendere.

L'argomento è molto vasto e consiglio vivamente la lettura del libro Eric Ries, scritto in modo semplice e chiaro, che permette a chiunque di entrare nel mondo dell'imprenditoria, anche se non ha studi particolari alle spalle.
La cosa più importante in assoluto che il testo afferma, secondo me, è che non esiste un imprenditore che non abbia fallito almeno una volta.
Anche Marco Montemagno lo afferma con assoluta onestà, nei suoi video.
L'imprenditore vincente è colui che sa trarre lezioni preziose dalle proprie sconfitte. Quindi non ci resta che munirci di una buona dose di coraggio e cominciare a prendere dimestichezza con questo termine e questo metodo (Lean Startup), per alcuni nuovo, ma che sarà sempre più attuale nel mondo dell'imprenditoria.

Per completezza di cronaca inserisco un link ad il sito di Giulio Ardenghi, un business coach, che parla appunto di Startup, ma in senso critico.
Per capire un argomento è bene sentire opinioni differenti e farsi la propria idea.

A.F.
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Note.

1 Il termine Startup, con la presente definizione, si riferisce al libro di Eric Ries, ma comunemente la startup è il momento di “avviamento” di un'azienda. Perciò dire “lanciare una startup” sarebbe come dire “lanciare un avviamento” (come giustamente Giulio Ardenghi fa notare sul suo sito). È una cosa tecnicamente scorretta. Ma, nel nostro post, il termine viene usato nel senso moderno, che si avverte in internet oggi, cioè di un'idea nuova (spesso tecnologica) che cerca uno spazio sul mercato.