Le trappole della comunicazione: i “Giochi”: parte 2

Quando ci si accosta per la prima volta alla teoria dei Giochi ci si domanda sempre: ma è possibile che i nostri comportamenti siano così prevedibili?
La mente singola è altamente imprevedibile, ma i rapporti tra due o più persone possono essere inquadrati meglio in una teoria. Sono più ripetitivi e standardizzati di quel che sembra. Ecco perché gli studi sulla comunicazione efficace risultano validi.
Qualunque problema o difetto abbiamo, non siamo certo i soli ad averlo. Ricordiamo sempre che: nei nostri difetti non siamo soli, già altri hanno sperimentato e risolto il nostro problema.

Adesso facciamo un esempio informatico di Gioco.
Anna chiede a Carlo di aiutarla ad aggiustare il proprio PC.
Tutto parte dalla svalutazione di Anna “io non sono brava con il PC, nessuno è bravo con il PC”(in tanti hanno provato a ripararlo ma non ci sono riusciti): posizione esistenziale possibile ipotetica: io non sono ok, tu non sei ok.
Dobbiamo precisare fin dall'inizio che il PC in questione è un vero catorcio irreparabile.
La formula G:
G+A= R>Sc>X>Tc

Gancio: Anna dice: “ Mi puoi aggiustare il PC? Io non ci capisco nulla”. La domanda apparente è da Adulto ad Adulto (transazione A-A), ma la componente psicologica è da Bambino a Genitore (B-G), perché chiede di essere accudita.
Anello: Carlo risponde: “vedrai che è facile, ti consiglio io”. Anche questa frase sembra da Adulto ad Adulto (A-A), ma invece è una transazione da Genitore a Bambino (G-B), offre paternamente il suo aiuto.
Risposta: Anna, con i consigli di Carlo, non riesce a sistemare il PC (per problemi oggettivi). Carlo dice “Dovresti ad esempio cambiare questa scheda video (la ragione tecnica ipotizzatela voi). Il consiglio magari è fattibile per Carlo, ma non per Anna, che si sente sempre più sconsolata, di fronte ad un problema che forse potrebbe risolvere, ma che effettivamente non vuole risolvere, perché lo scopo del Gioco è quello di riconfermare il suo Copione, non quello di aggiustare il problema contingente.
Quanti di noi potrebbero affrontare situazioni tecnicamente difficili se solo ci impegnassimo, credendo in noi stessi? Penso molti, ma la paura per l'insuccesso o la semplice pigrizia ci bloccano.
Scambio: Anna spara caustica la sua sentenza “Molti hanno detto di riuscirci ma hanno fallito” (messaggio psicologico: le tue capacità sono assolutamente inutili). Avviene il colpo di scena con il ribaltamento degli stati dell'Io. Ora è passata dall'Io Bambino che la caratterizzava, all'Io Genitore, rimproverando Carlo, che in fondo è innocente.
X: il povero Carlo, che ha cercato di aggiustare il PC, si sente confuso. Le sue capacità messe in discussione potrebbero confermare un suo copione fallimentare. Entra momentaneamente nella posizione Io non sono Ok, Tu sei OK. È lui a sentirsi adesso incapace.
Tc: stato d'animo negativo per entrambi. Anna in fondo è contenta che l'altro abbia fallito, così è confermato il suo pregiudizio (svalutazione): “Io non sono brava con il PC, nessuno è bravo con il PC” ( io non sono ok, tu non sei ok). Il Copione è confermato. Anche Carlo, che ingenuamente aveva offerto il suo aiuto, ora si sente mortificato, sminuito, meno sicuro e non capisce perché. Non sa di esser caduto in una trappola psicologica estranea a lui, un Gioco perverso che capita decine di volte nella vita di una persona normale.
Ecco perché la conoscenza aiuta ad avere la giusta prospettiva e ci evita di incappare in queste situazioni. Cosa poteva fare Carlo per spezzare il gioco? Doveva contestare fin dall'inizio le parole di Anna. Chi te l'ha detto che sei negata sul PC? Quando è nata questa convinzione? Mostrami il PC e poi ti dirò se effettivamente il problema è risolvibile. Questo ridurrà la potenza del Gioco e aiuterà Carlo a non esserne più vittima.

Altri Giochi, più pericolosi si innescano nel mondo del lavoro, quando un manager prende un guaio irrisolvibile e lo carica sulle spalle di un sottoposto. Il risultato è scontato e il problema non si è risolto.
Il povero impiegato, umiliato da una sconfitta bruciante, si sentirà sminuito e depotenziato, avviando un processo pericoloso di “impotenza acquisita”. Se la cosa si ripete più volte, l'impiegato apprenderà la sua incapacità, pensando che tale pregiudizio sia motivato.
Scaricare le responsabilità sugli altri può essere fonte di situazioni critiche, che minano la stabilità di un team, sopratutto se a perpetrarle è il capo.
Se vi sentite vittime di una situazione simile è meglio rivolgersi subito ad un terapeuta qualificato, per capire la gravità della situazione.

Svelare i meccanismi dei Giochi ci permette di giungere ad un maggiore consapevolezza, fornendoci gli strumenti di crescita per affrontare il complesso e affascinante mondo delle relazioni umane.

A.F.

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