Io sono ok, tu sei ok: le posizioni Esistenziali.

Con quale spirito noi affrontiamo gli altri, durante la giornata? Ci sentiamo pienamente a nostro agio oppure diffidiamo del prossimo?
Spesso un' eccessiva irritabilità, un senso di rabbia o paura, possono nascondere una “posizione esistenziale” che influenza la nostra capacità di comunicare e di relazionarci con chi ci è vicino. Le prime esperienze dell'infanzia, con bisogni o desideri repressi, possono creare nell'individuo una serie di posizioni del tipo:
Io sono OK - Tu sei OK
Io sono OK - Tu non sei OK
Io non sono OK - Tu sei OK
Io non sono OK - Tu non sei OK
La maggior parte dei bambini alla nascita si trova nella migliore posizione (Io sono OK - Tu sei OK), che rappresenta la condizione neutra.
In teoria, la persona pienamente equilibrata non tende a svalutarsi o esaltarsi, ma ad avere una visione positiva di sé e degli altri. Sarà ben disposta verso i propri sentimenti e verso quelli altrui, cercando di capire le ragioni dell'altro senza pregiudizi. In pratica non è così, perché ognuno di noi passa, durante la giornata, da una posizione all'altra, anche se tende sempre a ritornare sulla propria posizione di base, quelle che si è creata negli anni, sulle esperienze di vita e sul proprio Copione.
Cerchiamo di capire in generale ogni posizione esistenziale cosa implica:
Io sono OK - Tu sei OK”: sta bene con gli altri, gestisce bene i suoi stati d'animo e tende ad utilizzare in modo corretto il tempo.
Io sono OK - Tu non sei OK”: è più soggetto ad irritabilità, superiorità, sospettosità, rabbia, paura. Operativamente si approccia agli altri come se “dovesse sempre liberarsi di.....” qualcuno o qualcosa.
Io non sono OK - Tu sei OK”: avverte uno stato di inadeguatezza, confusione, preoccupazione, senso di colpa, tristezza. Tende a sprecare il tempo.
Io non sono OK - Tu non sei OK”: è la posizione più nichilista, con punte di disperazione e senso di impotenza, di chi non si sente amato e ben voluto. Tende a far passare il tempo evitando le proprie responsabilità.
Naturalmente sono solo generalizzazioni, ma quando siamo di fronte a qualcuno che ci osteggia apertamente, spesso a prescindere da motivi ben definiti, allora forse la persona si trova in una posizione Io sono OK e Tu non sei OK e la comunicazione si interrompe. Trovare un capo del genere non è poi tanto difficile, come può sperimentare chiunque abbia esperienza di vita lavorativa in ufficio.
Le posizioni esistenziali si collegano anche al “comportamento di spinta”, cioè “io sono OK se (o finchè):
sono perfetto
sono forte
mi sforzo
mi sbrigo
faccio in modo di piacerti.
Le persone che rientrano nella spinta del tipo “sono perfetto” spingono gli altri a rivolgersi a loro come se questa perfezione fosse evidente e la pretendendo anche dagli altri. Prima o poi riusciranno a criticare il prossimo e ne godranno intimamente.
Quindi, il loro benessere interiore, è sempre collegato a qualcosa da dimostrare, non riuscendo a trovare in se stessi motivi di soddisfazione e autostima.
Quando ci affanniamo in un lavoro potremmo domandarci se non siamo caduti in un comportamento tale. Sono OK solo se dimostro agli altri la mia forza e il mio prestigio sul lavoro? Sono OK se piaccio al mio partner e ricevo la sua approvazione sulle mie scelte di vita, dal lavoro intrapreso fino al colore del mio abito?
Dobbiamo fare molta attenzione alle definizioni che diamo di noi stessi e degli altri, perché influiscono direttamente sulla nostra posizione esistenziale e sul nostro Copione. Evitare giudizi affrettati non è un imperativo morale, ma una necessità psicologica perché noi tendiamo ad essere ciò che diciamo di essere. Se ci sentiamo “sfigati” saremo nella posizione “Io non sono OK e tu sei OK” oppure “Io non sono OK e tu non sei OK” peggiorando sensibilmente i rapporti con gli altri. Se ci sentiamo intelligenti, seduttivi, allora cominceremo a diventarlo veramente, passando nello stato “Io sono OK - Tu sei Ok”.
La parola è “Creatrice”, è una cosa potentissima e va usata solo in particolari condizioni. Cerchiamo di assumere anche noi la responsabilità del linguaggio, evitando chiacchiere inutili e la nostra vita comincerà a veramente ad essere OK!

A.F.

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