Come diventare un Life Coach: parte 2

Essere Life Coach cosa significa? Essere un tipo figo, che fa corsi costosi, oppure aver coltivato il proprio “essere” per diventare una persona migliore?
Per fare un corso costoso, performante e d'élite è sicuramente necessario avere una fama e una credibilità che spingano le persone a fidarsi del Coach, con una struttura alle spalle del professionista, che possa supportarlo nel marketing, i contatti commerciali e la gestione finanziaria. Tutto questo è importante, ma le persone, per spendere, hanno bisogno di una certezza, che non può essere elusa: devono capire che il Life Coach ha fatto veramente un cammino dentro di sé, per capire chi egli sia e quali siano le sue esigenze profonde (i valori individuali).
Il cosiddetto “motivatore” deve essere una persona autentica, che ha veramente studiato e risolto tanti problemi, solo così potrà aiutare e consigliare le altre persone. È una persona equilibrata che vive bene con se stessa e con gli altri.
Il Life Coach è una persona che si è messa in discussione, che ha capito i propri punti deboli e li ha smussati, aggiustati, fino a farne dei punti di forza.
Questa è la certificazione migliore per diventare veri Life Coach.
Quando le persone capiscono il lavoro che c'è dietro, allora si fidano e decidono di accettarvi come consulente.

I valori del Coaching possono essere importanti per tutti, non solo per chi desidera trarne un vantaggio economico trasformandolo in lavoro. Roberto Re parla di Leadership personale, infatti ha scritto un libro che si intitola “Leader di te stesso”. Cosa vuol dire? Vuol dire accogliere nella propria vita le due cose più importanti del Coaching: la Consapevolezza e la Responsabilità. Consapevolezza dei propri limiti e capacità personali, ma anche dei propri pregi e punti di forza. Responsabilità verso se stessi e gli altri, assumendo finalmente le redini della propria vita e costruendo, giorno dopo giorno, il futuro che si è sempre sognato, superando tutte le paure e i limiti imposti dal proprio Io e dalla società.
Tutti possono diventare Life Coach, non è nulla di misterioso o irraggiungibile. Dobbiamo solo capire che la famiglia, la scuola e le università non ci preparano veramente alla vita.
Studiamo per tanti anni materie inutili che non ci formano sulle cose essenziali, cioè non spiegano la psicologia, come gestire le nostre emozioni e quelle degli altri, come rapportarci al prossimo, quali sono i nostri veri obiettivi, come possiamo gestire bene i nostri risparmi (l'economia domestica) e le nostre finanze, cos'è il marketing, come funziona il mondo del lavoro oggi e quali sfide ci attendono, il mondo di internet e dei media cosa può offrire realmente.
In questo processo di crescita è fondamentale la lettura. È il vero strumento che potenzia all'inverosimile le possibilità di comprensione del mondo che ci circonda. Molte persone la sottovalutano, portando a zero le proprie capacità reattive in caso di crisi. Coltivare molti interessi è essenziale, non solo per trovare nuove possibilità lavorative, ma anche per essere più interessanti, più comunicativi con gli altri.
Gli insegnanti sicuramente sbagliano a scuola, quando impongono una certa serie di letture estive ai propri alunni. Mi ricordo in libreria che una signora, prima dell'estate, andava cercando “Il Signore degli Anelli” da far leggere al figlio, come lettura consigliata a scuola. Il libro certamente è un classico meraviglioso, ma è pure bello grosso, supera le mille pagine e anche se è venduto in tre volumi, la saga è unica e non può essere spezzata. Un ragazzino alle prime armi con tale lettura potrebbe sentirsi schiacciato da questa scelta, non credete? Forse ci vorrebbe qualcosa di più piccolo, facile e comprensibile. Consiglierei piuttosto “La fattoria degli animali” di George Orwell, un libretto che parla in modo semplicissimo di temi profondi.
Il vero lettore è colui che legge i romanzi, che si diverte con i tascabili Mondadori, che legge gialli, fantascienza, thriller, narrativa classica, insomma è una persona che ha imparato la bellezza della lettura con il divertimento, amando l'oggetto “libro”. Portate i vostri figli in libreria, fin da piccoli, nella sezione dedicata all'infanzia, e fate in modo che possano scegliere autonomamente cosa li attrae. Incoraggiate anche i fumetti, anch'essi sono utili.
Domanda: ma i vostri figli vi vedono mai in casa, con un libro in mano? In fondo la questione è tutta lì. Se non vedono il vostro esempio perché dovrebbero leggere?
La vera porta d'ingresso nel mondo della cultura è il divertimento. Ho visto con i miei occhi troppe vittime di una falsa partenza, con Umberto Eco e il famoso “Il Nome della rosa”, un polpettone indigesto che ha scoraggiato molte persone, che lo hanno letto (con grandi sforzi), lo hanno apprezzato, possono esibirlo con orgoglio in casa, e che non leggeranno probabilmente più un libro in vita loro! Ma non è meglio partire con Nero Wolfe?
Vi sembra che la stia prendendo alla larga la questione del Life Coach?
Insegnamento
Invece è proprio lì, nella nostra capacità di lettura e di apprendimento che esiste il piccolo grande segreto della formazione.
A scuola noi impariamo l'insegnamento, una serie di nozioni che ci viene imposto da un maestro/professore che spinge ad uniformarci ad una serie di nozioni e preconcetti livellanti, buoni per tutti e per nessuno, che ci fa comprendere che metterci in mostra, con domande troppo impertinenti e intelligenti, è rischioso e sbagliato. A scuola nasce la paura dell'errore. Ogni minima cosa è commentata dai compagni di classe e bollata dall'ottusità di alcuni insegnanti (qualcuno buono per fortuna c'è sempre). Tutto dipende dal professore di turno. Se sa spiegare bene è tutto ok, ma se insegna male, cosa fai? Anche il miglior professore prima o poi ci lascerà perché dobbiamo inevitabilmente andare avanti. Cosa faremo senza la sua guida costante? L'apprendimento è tutta un'altra cosa. È il divertimento e la passione di crescere, giorno per giorno, come in un gioco. 
Apprendimento
I bambini, in America, si divertono con l'iPad in classe, cominciando ad avere dimestichezza con la tecnologia. Credete che un bambino piccolo debba “impegnarsi”, mostrare “volontà d'animo”? Si diverte solamente e così cresce. La conquista più grande di un bimbo è il linguaggio, saper parlare con la madre, che gli insegna tramite la “lallazione” l'uso delle vocali e delle consonanti. La mamma dice al piccolo “mammmma, papaaaaaaa”, così il bimbo ascolta con molta attenzione e ripete. Nasciamo come delle piccole spugne in grado di recepire tutto ciò che ci sta intorno, già nel grembo materno. Poi andiamo a scuola e la nostra capacità innata di apprendimento sembra svanire completamente. È un vero problema. Se vogliamo essere padroni della nostra vita dobbiamo riscoprire la bellezza dell'apprendimento, che è una parte fondamentale del nostro essere.
Anche chi consegue certificati di PNL, prima o poi, dovrà andare avanti da solo nello studio e nella propria crescita professionale. Solo così potrà rimanere al passo con i tempi.


A.F.

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