Le chiavi dell'apprendimento secondo Richard Feynman.


Come potrebbe migliorare la nostra vita se avessimo l'opportunità di incontrare qualcuno veramente geniale e unico, qualcuno che possa allargare la nostra limitata visione delle cose?
I libri ci possono aiutare a superare questo limite.
C'è una biografia straordinaria che ci può far conoscere una persona veramente speciale.
Questa persona si chiamava Richard Feynman, era un premio Nobel per la fisica (nel 1965), una persona decisamente fuori dal comune, ispiratore delle nanotecnologie e del computer quantistico.
Come si evolve un genio? Semplicemente giocando!
Niente studi iperbolici e faticosi, almeno all'inizio, ma una curiosità straordinaria che lo portò fin da piccolo, a dodici anni, a sperimentare soluzioni proprie nel suo minuscolo laboratorio che si era costruito in casa, consistente in una cassa di legno con due ripiani, un fornello per preparare patatine fritte, una batteria ad accumulazione ed un quadro elettrico con delle lampadine.
Il tutto per semplice gioco!
Così cominciò a sperimentare piccoli esperimenti elettrici. Poi passò alle radio e divenne così bravo a montarle e smontarle, che in breve cominciò anche a ripararle. Fin da piccolo dimostrò una tenacia che spesso manca agli adulti:
quando mi trovo davanti ad un problema, non mollo!”
Le chiavi dell'apprendimento erano già nel suo DNA, cioè il divertimento e la curiosità, due motori potenti per la crescita personale e professionale.
Il fulcro della questione è tutto qui. La volontà spesso non basta. Ricercatori come Anthony Robbins lo dicono da anni. La volontà pura si esaurisce dopo poco. Divertimento e curiosità sono i veri compagni di una mente attiva, sempre alla ricerca di una nuova soluzione.
Fenomenale era il rapporto di Feynman con la matematica, una materia ostica e assurda per la maggior parte delle persone. Egli la vedeva come un gioco divertente perché era una fonte di enigmi da risolvere, utilizzando una serie di trucchi e di strumenti da trovare nei libri di algebra o trigonometria.
Feynman aveva un punto di vista differente, una visione che gli permetteva di vedere la matematica come una cosa pratica, traducibile in figure ed oggetti reali, non una cosa meramente astratta.
Mentre qualcuno gli spiegava il problema, Feynman costruiva nella propria mente un modello realistico: “loro dicono: prendiamo un'insieme e io traduco mentalmente una palla... Poi nella mia testa la palla prende colore, si copre di peli o di quant'altro, man mano che si aggiungono altri enunciati. Quando poi arriva il teorema, una qualche stupidata che non corrisponde per niente alla boccia verde e pelosa che ho in mente, rispondo: Falso!”
Capito il trucco? La sua capacità era proprio quella di saper visualizzare nel cervello i problemi, portandoli da un piano astratto ad uno concreto.
Se si vuole capire cos'è un'integrale, infatti, la cosa migliore è capire la sua applicazione geometrica, cioè serve a calcolare l'area di una forma complessa non regolare.

Ma anche per i geni arriva un momento della vita in cui qualcosa non funziona più.
Quando stava alla Cornell University ad insegnare, si rese conto che non riusciva più ad iniziare nessun lavoro di ricerca. Passava il tempo in biblioteca a preparare le lezioni, a leggere Le mille e una notte e a guardare le ragazze. Si sentiva stanco e demotivato.
Quante volte ci siamo sentiti così nella vita, non è vero?
Eppure successe un fatto inatteso. In mensa uno studente lanciò in aria un piatto per scherzo.
Feynman si mise ad osservare e a calcolare il moto del piatto in aria, le sue oscillazioni.
Quando riferì a qualcuno ciò che aveva scoperto nelle oscillazioni del piatto e le regole fisiche intuite, si sentì chiedere:”Molto interessante Mr. Feynman. È importante? A cosa serve?”
il nostro genio rispose “A nulla! Mi diverte”.
Da quelle oscillazioni passò alle orbite degli elettroni e, pian piano, quei calcoli lo portarono al premio Nobel!
Il tutto da un semplice piatto lanciato in aria.
Cosa era successo nel suo cervello?
Spesso incontriamo un punto di stop anche quando le cose vanno bene. Il cervello è come se dovesse ricaricare le batterie. Entriamo in uno stato di apparente vuoto senza senza senso, un vuoto da cui crescono e nascono le idee con il tempo, un vuoto in cui maturano i semi della nostra anima, come spesso spiega Raffaele Morelli nei suoi libri. È come se dentro di noi esistessero già tutte le soluzioni. Dobbiamo solo farle nascere con naturalezza e quando saranno pronte, si manifesteranno da sole. È così che, riscoprendo il senso del divertimento Feynman ritornò al piacere del gioco della ricerca.
Molte sono le mirabolanti avventure di questo scienziato incredibile e vi invito tutti ad acquistare il suo libro, una lettura divertente ed istruttiva. Leggendolo possiamo capire meglio l'importanza del divertimento e della curiosità nei meccanismi dell'apprendimento, come saper visualizzare i problemi astratti traducendoli in forme concrete, come dal vuoto apparente nascano le idee, insomma di come funziona una mente geniale, sperando umilmente che un poco di quelle meravigliose capacità prima o poi attecchiscano anche su di noi, comuni mortali.

A.F.